venerdì 9 maggio 2014
PRESSIONE ALTA parte prima
IPERTENSIONE
parte prima
Ho già parlato in precedenza dell’ipertensione riassumendo l’elenco dei vari rimedi naturali a disposizione.
Ma per poter comprendere come funzionano le diverse terapie anti-ipertensive e scegliere un modo naturale per curarsi, è necessario avere a disposizione una dettagliata descrizione delle cause e modalità secondo cui una persona può iniziare a soffrire di ipertensione. In generale i testi che parlano di questo argomento usano termini piuttosto tecnici, di difficile comprensione per chi non ha adeguate basi di fisiologia, biochimica e farmacologia.
Mi propongo quindi l’ambizioso obiettivo di tradurre in termini facili le basi dell’argomento. Ovviamente tutto ciò richiede parecchi post per assimilare il contenuto a piccole dosi ma in modo ben circostanziato....quindi troverete di tanto in tanto sull’indice lo stesso titolo con il solito contrassegno di parte prima, seconda terza ecc ecc....potrebbe essere composto da molti capitoli: e con questo? il piacere di apprendere non contempla la fretta : -)
La pressione arteriosa é regolata da meccanismi di controllo che tendono a mantenere l’omeostasi pressoria.
(cos’è l’omeostasi? vi riporto la semplice definizione così come citata su wikipedia: “è la tendenza naturale al raggiungimento di una relativa stabilità interna delle proprietà chimico-fisiche che accomuna tutti gli organismi viventi, per i quali tale stato di equilibrio deve mantenersi nel tempo, anche al variare delle condizioni esterne, attraverso dei precisi meccanismi autoregolatori.
In molti processi biologici, l'omeostasi mantiene la concentrazione chimica di ioni e molecole, e permette alla cellula di sopravvivere.
In fisica, l'omeostasi permette di regolare altri parametri quali temperatura o energia.
Di solito questo termine viene usato in biochimica, per indicare l'equilibrio di una composizione chimica ottimale tra liquidi diversi e separati da membrane, ad esempio le membrane cellulari. Un esempio classico è la separazione tra plasma sanguigno, liquido interstiziale e liquido intracellulare”.)
I sistemi di controllo sono:
a) locali legati al consumo si ossigeno (O2) e alla presenza dei metaboliti cellulari, cioè varie sostanze che vengono “buttate fuori” dalle cellule e vengono quindi a trovarsi nel torrente circolatorio, prodotti in corso di ischemia (esempio ADP, acido lattico ) . Che cos’è l’ischemia? è una mancanza assoluta o parziale di sangue in un organo (per parziale si intende una differenza tra fornitura di sangue e la richiesta di sangue necessaria per la corretta ossigenazione del tessuto) causata da un problema fisiologico o meccanico, del sistema cardiocircolatorio.
b)nervosi costituiti dai barocettori aortici e carotidei e dal centro vasomotore. I barocettori sono dei recettori che “prendono atto” della differenza di pressione, e la denominazione “aortici e carotidei” ci indica le importanti arterie dove si trovano. Il centro vasomotore si trova nell’encefalo e precisamente nella formazione reticolare, a livello del bulbo; esso ha la funzione di regolare in maniera automatica il livello di contrazione della muscolatura liscia dei vasi e quindi per così dire dà loro il comando di restringersi o dilatarsi a seconda dell’afflusso di sangue che sta per arrivare.
Mentre i barocettori regolano rapidamente gli sbalzi pressori, ma diventano insensibili nel tempo, il centro vasomotore entra in gioco nei casi estremi e specialmente nello shock.
c)umorali: sistema noradrenalina-adrenalina (NA-A) (azione rapida); sistema renina-angiotensina (azione intermedia); vasopressina(azione lenta).
Altre componenti dell’omeostasi pressoria sono
l’atriopeptina e peptidi analoghi rilasciati dalle cellule muscolari cardiache, e modulatori del tono vasale liberati dalle cellule endoteliali quali ossido nitrico, endoteline e prostaciclina.
Questi sistemi esplicano la loro azione a diversi livelli:
-- sulla muscolatura liscia delle arteriole, determinando vasocostrizione, agiscono angiotensina,vasopressina, NA;
-- sul tono delle pareti venose con aumento del pre-carico agisce la NA;
-- sul volume plasmatico angiotensina e vasopressina;
-- tutti in vari modi sulla viscosità ematica;
-- sull’attività cardiaca con un aumento della gittata e della frequenza la NA.
Alla base della patologia vi è una ritenzione di sodio (Na) e di liquidi e/o una iper-reattività del sistema simpatico. I valori pressori ovviamente sono variabili da un soggetto ad un altro e anche nello stesso soggetto a seconda delle condizioni di sforzo, riposo, digiuno ecc.
Secondo l’OMS i valori normali sono :
per un adulto: 130-70 o 140-80
per l’anziano fino 160-90.
Valori pari a 140-90 fino a 160-104 sono già da considerare ipertensione lieve
160-105 fino a una diastolica 114 ipertensione “moderata” ! Questo ovviamente secondo la medicina allopatica. Dal mio punto di vista questo è un valore che già deve destare attenzione nel soggetto e indurlo a mettere in atto tutti i mezzi naturali per riportarlo alla normalità, se non vuole finire per instaurare una terapia farmacologica che dovrà poi fare se non per tutta la vita, per decenni!
ed infine maggiore di 160 con 115 ipertensione “severa”.
Secondo altri autori si considera ipertensione lieve quando la diastolica è minore di 100, media 100-130 e grave maggiore di 130 quindi considerano solo la diastolica; considerano anche ipertensione grave quando assieme ai valori medio-gravi si hanno insufficienza renale, insufficienza cardiaca, danni renali, alterazioni ottiche gravi.
Secondo gli attuali autori dell’OMS (2001) si considera pressione normale quella fino a 140-90; ipertensione lieve fino a 165-95; ipertensione moderata fino a 180-120 e
grave oltre tali valori.
Queste definizioni sono parecchio ingannevoli per il paziente: con il termine “moderata”, infatti, egli sarà indotto a credere che in fin dei conti la sua situazione non è così grave; se in più ha delle abitudini alimentari e comportamentali-emotive errate, non è indotto a cambiarle!
Quando è alta solo la sistolica è più predittiva di rischio
cardiovascolare cioè se la sistolica arriva a 160 e oltre mentre la diastolica non raggiunge i 95.
L’ipertensione é definita instabile quando periodi di normotensione si alternano a periodi di pressione elevata o stabile quando i valori sono costantemente al di sopra della norma, anche se possono presentare ampie oscillazioni.
Gli ipertesi presentano un aumento delle resistenze vascolari periferiche, la cui maggiore responsabile sembra essere l’ipertrofia
(ipertrofia letteralmente vuol dire iper-nutrizione; quando questo termine si applica ad una descrizione indica un aumento di volume, spessore o grandezza generale. In questo caso ci indica un aumento di spessore che però cresce verso l’interno, riducendo il diametro tubolare dell’arteria dove deve transitare il normale volume di sangue che transitava già prima di questo ispessimento )
della parete delle arterie (dette vasi di resistenza). Tale ipertrofia é responsabile della riduzione della grandezza del lume dei vasi. La stimolazione simpatica indotta dallo stress, dall’esercizio dinamico o isometrico oppure dal freddo, determina una ulteriore riduzione del calibro, già ridotto di questi vasi.
Il restringersi della canalizzazione vascolare determina un aumento generalizzato delle resistenze periferiche per cui le fluttuazioni della pressione si assestano a un livello più alto.
Nell’ipertensione essenziale la portata cardiaca é normale mentre le resistenze vascolari periferiche sono aumentate. Con il progredire della malattia la portata cardiaca si riduce, a riposo, al di sotto dei valori normali con la conseguenza che la funzione ventricolare viene compromessa per cui è ridotta la capacità del cuore di aumentare la sua portata in risposta allo stress o all’esercizio fisico. Non trattata, l’ipertensione si associa ad aterosclerosi coronarica e a cardiopatia ischemica (rischio di infarto), il che contribuisce alla incapacità del cuore di adattarsi alle accresciute richieste in caso di stress o esercizio fisico. Analoghe alterazioni si hanno a carico dei vasi cerebrali e renali. A livello renale ci sono importanti meccanismi di regolazione; quando l’irrorazione sanguigna delle cellule iuxtaglomerulari diminuisce, queste versano in circolo una maggiore quantità di renina.
Il risultato di tutto ciò sarà un’espansione plasmatica e un aumento della pressione del sistema arterioso renale.
L’ipertensione, se non viene curata, è causa di:
-- evoluzione di processi aterosclerotici;
-- lavoro cardiaco addizionale;
-- danni alle arteriole coronariche, cerebrali, renali;
-- insufficienza cardiaca congestizia;
-- infarto del miocardio;
-- insufficienza renale e uremia;
-- ictus cerebrale.
Si definisce ipertensione essenziale quella comune, quale espressione di un danno funzionale, mentre in un 10% dei casi si osserva una ipertensione secondaria , cioè scatenata da cause ben circoscritte e precisamente:
malattie organiche come ad esempio coartazione dell’aorta, nefropatie, malattie endocrine (ad esempio feocromocitoma, sindrome di Gushing), gestosi.
STOP
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Informazioni personali

- Marina Salomone
- Mi occupo di terapie olistiche dal 1983. Hobby principale il disegno: sono su Flickr sotto il nome di Marina Salomone
per chi fosse interessato a trattare questi argomenti in maniera più appofondita c' è sempre il mio sito web ufficiale: www.GurudiTamara.com
io mi curo con rimedi farmaceutici,ma sarebbe importante conoscere i rimedi naturali,visto che apprezzo molto erbe o piante naturali medicamentose,grazie Marina,buona domenica
RispondiElimina