martedì 24 marzo 2009
Stress e Pnei
PNEI = sistema Psico-Neuro-Endocrino-Immunitario
Questo argomento si può applicare a tutti i disturbi, ma comincio a svilupparlo adesso per introdurre i prossimi argomenti. Penso sia necessario spiegare il fenomeno “stress” e soprattutto come lo vedo io, dato che dal punto di vista dipende il modo di conoscere e di procedere.
E’ possibile descrivere lo svolgimento del fenomeno stress nel modo seguente: all’inizio vi è la percezione di eventi ritenuti pericolosi. Immediatamente si sviluppa un’alta attività neuronale nella corteccia prefrontale: la proiezione nel sistema limbico generauna attivazione dei centri endocrini e vegetativi nell’ipotalamo e nel tronco cerebrale. Questi ultimi reagiscono alle aree centrali noradrenergiche che, da una parte sviluppano una retroazione sulla corteccia, sul sistema limbico ed ipotalamo e, dall’altra, stimolano il sistema simpatico e surrenomidollare periferico con increzione di catecolamine ed effetti su tutti gli organi. In caso di stress protratto, ciò si verifica attraverso alterazioni dell’irrorazione ematica cerebrale, danneggiamento dell’endotelio vasale e restrizione dei substrati del metabolismo cerebrale e della sintesi ormonale. Affinchè non si giunga, attraverso retroazioni attivatorie tra le aree centrali noradrenergiche del tronco encefalico le aree del SNC sopracollicolari, al collasso x iperstimolazione, viene allertato l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene attraverso il FRC e liberati in progressione glicocorticoidi controregolatori. Dal momento che la BEE è permeabile ai glicocorticoidi, questi possono influenzare direttamente le funzioni cerebrali attraverso un’intensa attività recettoriale: in tal modo , solo lo stress di breve durata viene compensato. In lunghi tempi, l’eccessiva produzione di gliccorticoidi produce degenerazione degli assoni noradrenergici centrali e necrosi delle cellule piramidali dell’ippocampo, attraverso cui viene soppressa la memoria a breve termine. L’iperincrezione di cortisolo sopprime il sistema immunitario e favorisce l’innesco e il mantenimento dell’infiammazione. In tal modo, pare si instauri un’importante interrelazione PNEI tra patologie (auto)immunitarie, predisposizione alle infezioni, gestione dello stress e patologie psichiatriche.
Il confine tra una naturale risposta fisiologica allo stress e una vera e propria patologia è solo nella quantità dei sintomi e non nella qualità. L’ansia è un evento emotivo legato a particolari stati psicologici spesso dovuti a periodi di particolare affaticamento, sia fisico che mentale. Quando la tensione e la sensazione di vivere in uno stato di costante allarme si protraggono indefinitamente rendendo difficile tornare a uno stato di normalità emotiva, allora si entra nell’area dei disturbi d’ansia. Essa è contemporaneamente un meccanismo di difesa e un segnale d’allarme. Se questo primo campanello non viene preso adeguatamente in considerazione, si rischia di passare a un complesso sintomatologico più grave cui bisogna rispondere con interventi diversi (psicoterapia, ecc ecc). Un sintomo che molto spesso si accompagna a uno stato d’ansia elevato è l’attacco di panico. A livelli estremi la qualità di vita del paziente può risentirne (es rinunciando a mettersi in auto o limitando tutte quelle attività che gli scatenano l’attacco). Alla base dell’ansia c’è sempre un conflitto tra una situazione che si vorrebbe vivere ed una situazione che si è costretti a vivere e questo in qualunque ambito: affettivo, lavorativo, familiare ecc. Ma l’ansia non è solo un disturbo psichico (((ovviamente psiche e soma sono tutt’uno. Il disturbo può essere psico-somatico o somato-psichico; ci può essere un’ansia generata dalla percezione più o meno chiara di un malessere fisico e ci può essere quella che ha come conseguenza i vari disturbi prima funzionali e poi d’organo))) si osservano contemporaneamente modificazioni a livello del sistema muscolo-scheletrico, neurovegetativo, endocrino e immunitario. Si verifica aumento della frequenza cardiaca, respiratoria e della sudorazione. Incremento di Adrenalina, NA, ACTH, cortisolo, PRL, ormoni tiroidei. Quindi si assiste a irrequietezza motoria, bocca secca, palpitazioni, nausea, nodo in gola, tremori. Tra le patologie somatiche che generano ansia le più frequenti sono: prolasso mitralico, aritmie, ipertiroidismo, ipoglicemia, tabagismo-caffeinismo, stati di intossicazione.
Durante la reazione a uno stress il corpo si prepara alla fuga o alla lotta. Si contrae in difesa delle aree più vulnerabili come se tutto dovesse avvenire in pochi istanti, mentre lo stimolo stressore perdura indistintamente, celato. Le risposte corporee seguono uno schema adattativo millenario non adatto agli stress creati dalla vita artificiale dell’uomo “civilizzato””. La maggioranza delle malattie sono espressione di questo continuo tentativo di adattamento che ci porta a un logoramento progressivo e costante. Il nostro nemico sono gli altri che non ci trattano come pensiamo di meritare; oppure siamo noi stessi, soverchiati dalle aspettative che ci poniamo (sono 2 facce della stessa medaglia). Gli analisti definiscono l’ansia come una paura che nasce da una motivazione interna non riconosciuta dalla coscienza. Quando proviamo una sensazione di malessere, i sentimenti di aggressività scattano in noi, che non riuscendo a gestirli li vogliamo rimuovere: tutto questo si traduce in ansia. Le paure si tramutano in sintomi fisici. Negare la rabbia significa però rinnegare anche quella forza che ci spinge a reagire, a cambiare, a lottare. Una parte di noi vuole astenersi dalla vita, osservarla e basta. Cominciare a vivere è uno stress che ci sembra insormontabile. Uscire dagli schemi consolidati che ci hanno permesso di sopravvivere fino ad ora per affrontare l’ignoto è terrificante. Così il paziente preferisce vivere sotto tono che correre dei rischi. Le somatizzazioni spesso derivano da atteggiamenti posturali che si autoperpetuano rendendoci più vulnerabili ad ogni ulteriore stress.
MIA PERSONALE INTERPRETAZIONE
Per rendere più comprensibile la situazione la riassumo in termini poverissimi (e perciò inesatti sul piano tecnico):
Quando il sistema immunitario è poco attivo, il soggetto va facilmente incontro ad infezioni che in precedenza non lo avrebbero colpito o contagiato.
Quando è troppo attivo, al contrario, il soggetto va facilmente incontro ad allergie, cioè scambia per nemici, delle sostanze che sono inoffensive. Ma nella lotta per sopprimere questi presunti nemici, attua un gran dispiegamento di forze che portano a sintomi come produzione abnorme di muco fluido, prurito, orticaria ecc ecc nel tentativo di espellere l’agente invasore...ad es il polline.
Nei processi autoimmuni il sistema immunitario combatte alcune cellule o tessuti del paziente stesso scambiandole con cellule nemiche... praticamente è in uno stato “confusionale”.
Per quanto riguarda il sistema nervoso vegetativo, è importante sottolineare che l’organismo mantiene un determinato equilibrio tra funzioni del sistema simpatico e funzioni del parasimpatico. Questi due sistemi per la maggior parte degli aspetti sono antagonisti, e per alcune situazioni hanno un effetto sinergico. In generale il sistema parasimpatico presiede a tutte le attività di riposo, nutrimento, regolarità del cuore, digestione , anabolismo. Il sistema simpatico invece entra in azione in modo massiccio e rapido nelle situazioni di emergenza, sforzo, fuga-attacco(= stress) , catabolismo ecc. In queste situazioni esso permette un maggior afflusso di sangue ai muscoli, per permettere la fuga o l’aggressione ( nell’animale sempre seconda scelta quando non si ha via di fuga), una maggior forza al cuore, un maggior volume di aria inspirata ecc ecc. Ma tale attivazione contrasta ad esempio le funzioni digestive e tante altre che provvisoriamente vengono accantonate. Quindi si tratta di tempi rapidi, che non sono sostenibili a lungo. Quando siamo sotto un estremo stress ci sentiamo minacciati e attiviamo questo sistema . C’ è poco tempo per pensare e quindi elaborare la risposta migliore alla situazione (quella la elaboriamo dopo, a riposo... ci proponiamo una reazione adeguata se dovesse ripresentarsi il problema). E’ come se la razionalità venisse provvisoriamente spenta. Ad esempio, di fronte ad un comportamento estremamente molesto di una persona che ci rimprovera o ci minaccia o ci “rompe le scatole”,la nostra reazione difensiva allo scopo di non essere ulteriormente molestati, può essere di tre tipi: la fuga-allontanamento, l’attacco verbale-fisico , o l’immobilità-silenzio (come fingersi morti ).
Riportando questo discorso al parallelismo sul piano psico-emotivo
Un soggetto:
(a) con scarse difese immunitarie ----> non si difende dalle aggressioni che subisce nella comunicazione con gli altri e specialmente con quello che io definisco l’interlocutore primario ( genitori e/o partner di coppia e/o figli). Se la persona “stressante” non è particolarmente importante sul piano affettivo, il nostro soggetto tende a reagire con la fuga, l’allontanamento senza troppo darlo a vedere, l’evitamento assoluto di ogni lite e la chiusura definitiva di ogni vera comuncazione.
Più grave è la situazione se la persona stressante è una persona cara.In alcuni casi il soggetto si fa letteralmente annientare da persone che lo amano . Suona assurdo ma non lo è. Ognuno vuole essere amato in un determinato modo, mentre il suo “interlocutore primario” (genitori, figli, partner di coppia) lo ama nell’unico modo in cui è capace. Così si innesca un dialogo tra sordi in cui il paziente somatizza per amore ( per non rivoltarsi contro la persona che ama e da cui non si crede adeguatamente ricambiato) e il familiare osserva impotente il suo malessere, spesso senza sospettare di esserne una delle principali cause(sempre dal punto di vista del malato). Ma anche quest’ultimo non ha torto. Infatti guardando la cosa obiettivamente , dal di fuori, il genitore non è la causa della malattia. Essa è data dall’equivoco nel loro relazionarsi. L’emozione di sottofondo prevalente del nostro soggetto è la tristezza. Inoltre : più il soggetto somatizza questa fuga, più sarà soggetto all’aggressione dei batteri e agenti nocivi vari. Meno la somatizza, più la esplica nel comportamento comportandosi in modo taciturno e sfuggente : verrà definito come un tipo solitario quando mantiene un certo equilibrio , poi misantropo e chiuso, ed infine “autistico” dato che rifiuterà del tutto ogni comunicazione.
(b) con diatesi allergica -----> tende a sentirsi aggredito e interpreta come gravi offese quelle che, invece, sono piccole contrarietà se osservate con il debito distacco. Se la persona stressante non è particolarmente importante sul piano affettivo, il nostro soggetto tende a reagire con l’attacco verbale comportandosi in modo sgarbato , alzando la voce ed infine offendendo. In casi particolari, secondo il suo grado di “civiltà”, può essere violento sul piano fisico. Se la persona stressante è l’interlocutore primario, queste esplosioni di aggressività subito dopo fanno insorgere nel nostro soggetto sensi di colpa o generano un circolo vizioso di rabbia e aggressività anche quando l’interlocutore primario commette degli errori di poco conto , aggredendolo pesantemente per futili motivi. L’emozione prevalente è la paura che è il nucleo e l’altra faccia di ogni aggressività. Più il soggetto somatizza questa condizione di “attacco” più diventa allergico a pollini, acari, cosmetici, alimenti, tessuti ecc. La sua allergia è un messaggio del corpo. Potrebbe chedersi “chi non sopporto? a chi sono allergico?”. Avendo intascato gli insulti, reprimendo i suoi istinti aggressivi, li concretizza su esseri molto piccoli come ad esempio quelli che entrano nelle sue vie respiratorie. Viceversa, meno la somatizza e più sarà insolente, offensivo, “maleducato”, sarcastico, ed in sintesi giudicato come persona dal carattere pessimo. Ma così il suo livello di comunicazione non potrà essere genuino dato che molti del suo entourage , per paura di una sua esplosione di collera, gli daranno spesso ragione ma gli diranno solo parzialmente quello che pensano.Infine in uno stato psicotico sarà un soggetto paranoico con manie ossessivo-compulsive.
(c) Con diatesi autoimmune ------> ha un rapporto conflittuale ; mescola l’amore con l’odio . L’amore e l’odio sono per lui/lei due facce della stessa medaglia, mentre l’indifferenza lo fa sentire come inesistente. Forse a causa di uno o entrambi i genitori che lo ascoltavano pro-forma ma percepiva distanti da sé, quando diventa adulto il soggetto preferisce essere odiato che ignorato. Siccome ha già fatto esperienza di un certo solievo nel diventare oggetto di attenzione da parte dei genitori in quanto discolo, o disturbato o con cattivo carattere, mentre non ha fatto una vera esperienza di sentirsi amato, contempla la possibilità di farsi odiare o ignorare e non quella di farsi amare. Ma oltre quello che lui crede provino gli altri nei suoi confronti, c’è, specularmente, ciò che egli stesso prova su di sè.Tende ad odiarsi e fare scelte autolesioniste. In piccola misura non riconosce come sue queste cellule e le elimina o circoscrive: quindi non distingue bene i confini tra sé e non-sé. L’emozione prevalente è la collera repressa. In sintesi questo soggetto, dato che si sente nell’impossibilità di fuggire perchè è messo all’angolo, nell’impossibilità di attaccare perchè la sua forza è molto minore di quela dell’avversario o perchè gli comporta più sofferenza aggredire che subire, sceglie l’opzione dell’immobilità, del fingersi morto. Ma, a forza di fingersi morto , comincia ad immedesimarsi nella sua parte e a precludersi alcuni interi aspetti che la vita offre normalmente . Simbolicamente fa morire una parte di sé : ciò si può manifestare con una tiroidite autoimmune, con un dianete di tipo I, con una vitiligine, con una psoriasi e tante altre patologie della serie autoimmune.
Naturalmente ho descritto i tre principali modi di reagire, ma, in realtà , nella maggioranza dei casi la nostra risposta allo stress sarà un misto di queste tre modalità (che non si escludono per nulla) a seconda delle circostanze. Così, un soggetto che facilmente contrae infezioni, può anche essere allergico ed avere un disturbo autoimmune.
FITOTERAPIA
Piante adattogene
Devono avere le seguenti caratteristiche: (1) essere completamente innocue e causare minimi cambiamenti nelle funzioni fisiologiche (2) l’az adattogena deve essere non specifica ma generale (3) devono esercitare un eff normalizzante. §§§ La natura fisiologica della risposta allo stress, i limiti della nostra capacità di attuarla e gli eff negativi così intricati che esso può generare sono elementi complessi. Lo stress cronico può generare squilibri ormonali a breve e lungo termine, ridurre la resistenza fisica e le capacità intellettuali; può causare disturbi dell’umore come ansia e depressione; può innescare disfunzioni sessuali ed interferire con la corretta funzione dell’apparato cardiovasc; può abbassare sensibilmente le difese immunitarie, determinare un invecchiamento precoce epredisporre l’organismo a tutta una serie di malattie crniche. Ma vediamo più in dettaglio il controllo neuroendocrino della risposta allo stress. Qualsiasi stimolo in grado di turbare l’equilibrio biologico e psicologico dell’organismo può essere fonte di stress. L’equilibrio va visto non in senso statico ma come una condizione dinamica, che si raggiunge con l’intervento di sistemi di regolaz diversi. La risposta allo stress non è altro che uno dei tanti meccanismi correttivi che ci difendono da eventi pericolosi. A questa funzione lavorano x noi diversi sistemi-funzioni: SNV, asse ipotalamo-ipofisi-surrene, asse simpatico-adreno-midollare ( SAM). Al verificarsi di un evento stressante concepito come pericoloso, entro pochi secondi le terminaz nervose simpatiche rilasciano NA. Quasi istantaneamente , anche le surrenali secernono adrenalina. Trascorsi pochi minuti si instaurano complesse comunicazioni tra SNC e apparato endocrino che esitano in una risposta di adattamento al fattore stressante. Le surrenali, a questo punto, secernono un a quantità talmente elevata di cortisolo che l’effetto è rilevabile anche a distanza di tempo dopo che i mediatori iniziali sono stati disattivati. L’ipotalamo secerne CRF (corticotropin releasing factor)--> ACTH-->cortisolo. Le conc circolanti di cortisolo fungono da segnale x modulare e inibire la sua stessa sintesi e rilascio (feed back). E’ importante notare che la secrez di cortisolo segue il suo ritmo circadiano, x cui una produzione supplementare a causa di un evento stressante altera questo ritmo, a volte, in modo considerevole. Ricordiamo che il paradigma principale x capire lo stress è il modello di Seyle. Quando un sog è ottoposto a stimoli che ne minano l’omeostasi, reagisce con una risposta che tende a ripristinare l’equilibrio e che si sviluppa in 4 stadi: Allarme (SN e surreni), resistenza (asse ipotalamo-ipofisi-surrene), sovraccarico ( ipertrofia surrenalica, compromissione gi, atrofia del sist linfatico) ed esaurimento ( fase di completa disattivazione delle difese che se prolungata è potenzialm fatale). X “adattogeno” si intende un agente in grado di aumentare la resistenza di un organismo ad eventi stressanti. I criteri qualificanti sono almeno tre: (1) deve essere aumentata in modo non specifico l’adattabilità a fattori di stress di varia natura; (2) deve possedere un’az versatile nel ripristino dellenormali condizioni omeostatiche, indipendentem dall’entità dell’alterazione prodotta dall’evento stressante; (3) non deve influenzare sensibilmente le normali funzioni, se non quel tanto necessario a ripristinare la turbata omeostasi.
La RODIOLA soddisfa questi 3 criteri. Sottolineamo che la differenza tra un farmaco stimolante e un adattogeno sta nella capacità di garantire il recupero susseguente alla fase di esauriento. Gli stimolanti innalzan le capacità di resistenza ma consumano velocemente i depositi di catecolamine causando eff coll a volte seri e portando il sistema all’esaurimento. Con gli adattogeni la risposta iniziale è graduale e fisiologica, il recupero velocissimo e l’esaurimento non si verifica. Il loro mecanismo sembra quelo di deboli pro-stressor in grado di ridurre la reattività del sistema di difsa di un organismo, riducendo l’impatto su di esso dei fattori di stress innalzando il liv basale dei mediatori implicati ella risposta naturale. E’ come se l’adattogeno allenasse il sistema a sopportar e contrastare un’ampia gamma di futtuazioni dell’equilibrio omeostatico, ripristinandolo velocemente. Si possono definire come sost simbiontiche che aumentano la flessibilità e adattabilità ad ogni cambiamento.
ELEUTEROCOCCO benchè venga chiamato ginseng siberiano, non appartiene alla stessa fam dei panax ma a quella delle araliacee. La droga non è la radice ma le foglie. E’ maggiormente adattogeno del ginseng. L’eleuteroside E possiede la massima attività antiallarme. L’eleuterococco stimola la produz di ACTH , FSH-LH, linfociti T, e migliora le capacità di concentrazione, migliora le potenzialità psicofisiche x cui è indicato anche nell’attività sportiva. Infine è considerato un buon antivirale nelle malattie da raffreddamento. In altri studi si è notato che fa diminuire la pressione e la frequenza cardiaca quando sono alte e sono aumentate a causa di stress emotivo-cognitivo((( in pratica in questo studio i parametri cardiovasc vengono migliorati quando il disturbo è stato scatenato in acuto. Non traiamo conclusioni, uindi su patologie cardiovasc croniche da tempo))) X l’eleuterococco bisogna prestare particolare attenzione alle dosi: sembra, infatti, che una dose da 4 g in sù fa l’eff di diminuire la capacità adattogena... cioè di far aumentare lo stress, mentre dosi basse fanno aumentare la capacità adattogena e diminuire lo stress. ((( come x altre piante, dosi alte fanno l’eff contrario di dosi basse... escolzia, tiglio ecc))) Eff coll e controind sono difficili da valutare perchè gli studi fatti, in maggior sovietici, non hanno adottato gli stessi metodi di quelli oggi ufficiali. Se ne sconsiglia comunque l’uso agli ipertesi.TM 40 gtt 3 volte al dì. Controindicaz = ipertensione.
GINSENG X la MTC la radice di ginseng è un tonico capace di fortificare l’energia vitale e il sangue. Anche qui in occidente è noto da tempo come tonico capaced di migliorare la risposta fisica e psichica allo stress e alla fatica. E’ spesso difficile valutare l’interesse dei lavori pubblicati perchè vengono utilizzati diversi ginseng. Panax Ginseng Meyer è coltivato in Corea e Cina dove è officinale. Panax quinquefolium L. è invece coltivato in USA e Canada. Si utilizzano poi anche il ginseng giapponese , Panax Japonicus Meyer, e si possono incontrare varietà himalayane. Al di là delle differenze di specie esistono poi due forme tradizionali di ginseng di Corea, il “bianco” e il “rosso”. Il primo è la radice lavata, libera da radici secondarie, seccata al sole o in stufa e spesso pelata; il secondo deve il suo colore bruno-rossastro ad un essiccamento preliminare. Il modo di preparazione e anche l’età della radice hanno una incidenza diretta sulla composizione chimica e ciò rende molto difficile l’interpretazione di alcuni dati. Panax contiene polisaccaridi, glicopeptidi, vitamine e soprattutto alcune saponine, alle quali viene attribuita l’attività farmacologica, i ginsenosidi. Si contano una trentina di tali saponine, che differiscono tra loro x la natura del’oligosaccaride legato al nucleo triterpenico che le accomuna. Il contenuto di ginsenosidi varia notevolm all’interno del genere Panax e quindi la qualità delle radici proposte x la vendita è molto poco omogenea. Recentemente è stata fatta una ricerca di tutti gli studi randomizzati pubblicati che riguardano, in maggioranza, volontari sani. Citiamo tra questi uno studio in doppio cieco con un estratto di Ginseng coreano aggiunto ad una base multivitaminica. Tale estratto migliorava i parametri sggettivi in una popolazione esposta allo stress da intensa attività fisica e mentale, suggerendo un’attività antistress . La COmmissione E tedesca indica il ginseng come tonico in casi di affaticamento, nelle difficoltà di concentrazione e in convalescenza; la posologia indicata è 1-2g di radice al giorno. Gli eff coll non sembrano essere più frequenti che con il placebo, comunque rari sono stati osservati: diarrea, insonnia, interazione con warfarin , con fenelzina.
Nelle piante selvatiche sono presenti sostanze estrogene, a differenza delle piante coltivate dove non ci sono. Attualmente gli estratti che troviamo sul mercato provengono da piante coltivate. Il ginseng equilibra la funzione cardiaca e la circolazione; rallenta i processi di invecchiamento. TM 40 gtt 3 volte al dì. X altre e più vaste note sul ginseng v altri capitoli.
WITHANIA SOMNIFERA della fam delle solanacee, denominata ginseng indiano, è considerata il principale adattogeno della medicina Ayurvedica. L’attività antistress e anabolica è simile a quella del ginseng. Somministrata agli animali, essa ha neutralizzato molte delle alterazioni biologiche che accompagnano lo stress estremo, comprese alteraz della glicemia, del peso delle ghiandole surrenali e delle conc di cortisolo. I withanoidi sono sost a natura sterolica e sono considerati i costituenti responsabili dell’eff adattogeno e simil-glucocorticoide. Attualm sono in corso analisi in vitro x verificare il possibile impiego della Withania nella terapia antitumorale; sono ppoi in corso anche studi sui topi x testarne l’eff in caso di ictus e x alcune patologie reumatiche. Le proprietà adattogene di questa pianta sono correlate ad un’inibizione dell’up-regulation dei rec dopaminergici, oltre a meno chiari eff immunomodulanti e antiox. La pianta svolge anche ez anticonvulsivante, legata ad un’interazione con i rec x il GABA Eff coll (x dosaggi elevati)= disturbi gi, diarrea, vomito e vertigini. L’assunzione contemporanea con alcolici, inoltre , aumenta la probabilità di incorrere negli eff coll e le interazioni sono numerose e pericolose. Non va assunta nel periodo che precede un intervento chirurgico. Non va assunta con: anticonvulsivanti, antipicotici, BDZ, barbiturici, zolpidem e antidepressivi triciclici.
ALTRE piante adattogene sono arnica, lavanda, potentilla anserina, rosmarino e salvia.
Alcuni prodotti spagirici
MIRABOLANO terapia di terreno x prevenire lo stress, l’ansia e il nervosismo. Attiva il sistema cardiovascolare.Come elemento appartiene al fuoco.
SIDERITIS terapia di terreno x angosce ricorrenti, incubi, nevrosi; come elemento appartiene all’acqua.
ARANCIO FIORI è un leggero sedativo. Indicato x l’insonnia infantile e x l’ipersensibilità.
IMPERATORIA è un leggero riequilibrante del sistema psico-neuro-vegetativo; indicata x problemi cerebrali, nevrosi, stress e come drenante.•
STOP
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Informazioni personali

- Marina Salomone
- Mi occupo di terapie olistiche dal 1983. Hobby principale il disegno: sono su Flickr sotto il nome di Marina Salomone
per chi fosse interessato a trattare questi argomenti in maniera più appofondita c' è sempre il mio sito web ufficiale: www.GurudiTamara.com
Bel sito complimenti, approfondito e chiaro, ha fatto un po' di luce ed ha risposto a tanti miei perche'...grazie rosa
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