ICTUS
Si tratta di un disturbo che richiede urgente intervento a livello ospedaliero. Tuttavia voglio introdurre l’argomento parlando di un’epoca in cui era assolutamente incurabile, con le parole del grande Marcel Proust nel volume “I Guermantes” da “A la Recherche du temp perdu”.
Nel prossimo capitolo indicherò rimedi utili per la fase di riabilitazione.
“... seguendo la nonna, che aveva probabilmente un attacco di nausea, dato che teneva la mano davanti alla bocca, salii i gradini di quel piccolo edificio rustico, costruito in mezzo ai giardini.(...) Alla fine, dopo una buona mezz’ora, la nonna uscì (...) pensavo mi dicesse “ ti ho fatto aspettare, spero troverai comunque i tuoi amici” ma non pronunciò una sola parola; infine alzando gli occhi su di lei vidi che, pur camminando al mio fianco, teneva la testa girata dall’altra parte. Temetti che avesse ancora nausea. La guardai meglio e fui colpito dal suo modo di camminare, a scatti. Il cappello era per traverso, il cappotto sporco, aveva l’aspetto disordinato e scontento, il viso rosso e attonito di una persona che sia stata brutalmente urtata da una carrozza o tirata fuori da un fosso. (...) Ebbi paura si accorgesse del modo in cui pronunciava le parole. “Via” le dissi bruscamente “non affaticarti a parlare, se hai nausea. E’ assurdo, aspetta quando saremo a casa”. Lei mi sorrise tristemente e mi strinse la mano. Aveva capito che non c’era più motivo di nascondermi ciò che avevo intuito di colpo: che aveva avuto un piccolo attacco. (...)
“Monsieur, non faccio per dire, ma non avete preso nessun appuntamento con me, non siete in nota. Avrete pure il vostro medico, non posso sostituirmi a lui a meno che non mi chiami a consulto. E’ una questione di deontologia...”
Nell’attimo in cui facevo cenno a un fiacre, avevo incontrato il famoso professor E., e, preso da improvvisa ispirazione, l’avevo fermato nel momento in cui rientrava pensando che avrebbe forse potuto essere di grande aiuto alla nonna. Ma, indaffarato, dopo aver ritirato la sua posta, voleva mandarmi via e mi fu possibile parlargli soltanto entrando con lui nella cabina dell’ascensore, dove mi pregò di lasciargli manovrare i tasti: era una sua mania. (...) “e va bene, la riceverò, ma non potrò dedicarle che un quarto d’ora, non un minuto di più”.
Siamo soliti dire che l’ora della morte è incerta, ma quando lo diciamo ci rappresentiamo quest’ora come situata in uno spazio vago e lontano, non pensiamo che possa avere un qualsiasi rapporto con la giornata che ha già avuto inizio e possa significare che la morte potrà darsi in quello stesso pomeriggio in cui l’impiego di tutte le ore è regolato in anticipo. Ci teniamo alla nostra passeggiata quotidiana per avere in un mese la quantità d’aria buona necessaria, abbiamo esitato sulla scelta del cappotto da indossare, del cocchiere da chiamare, siamo in un fiacre, la giornata si estende intera davanti a noi, non molto lunga perché vogliamo rientrare in tempo per ricevere un’amica; vorremmo che anche domani facesse bel tempo e non ci sfiora il dubbio che la morte, che camminava in noi su un altro piano, abbia scelto proprio quel giorno per entrare in scena, tra qualche minuto, presso a poco nell’istante in cui la carrozza raggiungerà gli Champs Elysées. (...) Una buona colazione l’ha preceduta e la stessa passeggiata che fanno le persone in buona salute. Un ritorno in carrozza scoperta si sovrappone a un suo primo attacco; per quanto la nonna stesse male, tutto sommato parecchie persone avrebbero potuto dire che alle sei l’avevano salutata mentre passava in una carrozza scoperta con un tempo bellissimo.
Feci entrare la nonna nell’ascensore del professor E... che dopo un attimo comparve e ci fece passare nel suo studio. Ma qui, per quanta fretta avesse, la sua aria brusca mutò. Siccome sapeva che la nonna era appassionata di letteratura per due o tre minuti le citò alcuni bei versi che l’estate radiosa di fuori gli evocava. L’aveva fatta sedere in una poltrona, mettendosi lui contro luce per riuscire a vederla bene. Il suo esame fu minuzioso, fu anche necessario che io uscissi un momento.(...) alla fine riprese a fare citazioni alla nonna. Mi ricordai allora che M. Fallières, presidente del Senato, aveva avuto parecchi anni prima un falso attacco e che, fra la disperazione dei suoi concorrenti, tre giorni dopo aveva ripreso le sue funzioni, anzi dicevano preparasse una candidatura, più o meno lontana, per la presidenza della repubblica. La mia fiducia in un rapido ristabilirsi della nonna fu confermata da una franca risata a conclusione di una battuta del professor E... Su questa spiritosaggine il dottore estrasse l’orologio, aggrottò febbrilmente le sopracciglia accorgendosi di essere in ritardo di cinque minuti, e salutandoci suonò perché gli portassero subito il frac. Lasciai andare avanti la nonna, chiusi la porta e chiesi la verità allo scienziato. “ Vostra nonna è spacciata” mi disse “ha avuto un attacco... non è necessariamente letale, ma il caso mi sembra disperato. Non c’è bisogno vi dica che spero di sbagliarmi”.(...) il professore ora sbraitava con la cameriera, mentre io sul pianerottolo guardavo la nonna che era spacciata.”
Infine ecco una mail che circola in rete in questi giorni e che ovviamente, contribuisco a divulgare:
Come riconoscere un'ictus cerebrale...e salvare la vita ad una persona
Durante una grigliata Federica cade.
Qualcuno vuole chiamare l'ambulanza ma Federica rialzandosi dice di essere inciampata con le scarpe nuove.
Siccome era pallida e tremante la aiutammo a rialzarsi.
Federica trascorse il resto della serata serena ed in allegria.
Il marito di Federica mi telefonò la sera stessa dicendomi che aveva sua moglie in ospedale.
Verso le 23.00 mi richiama e mi dice che Federica è deceduta.
Federica ha avuto un'ictus cerebrale durante la grigliata.
Se gli amici avessero saputo riconoscere i segni di un 'ictus, Federica sarebbe ancora viva.
La maggior parte delle persone non muoiono immediatamente.
Basta 1 minuto per leggere il seguito:
Un neurologo sostiene che se si riesce ad intervenire entro tre ore dall'attacco si può facilmente porvi rimedio.
Il trucco è riconoscere per tempo l'ictus!!!
Riuscire a diagnosticarlo e portare il paziente entro tre ore in terapia.
Cosa che non è facile.
Nei prossimi 4 punti vi è il segreto per riconoscere se qualcuno ha avuto un'ictus cerebrale:
* Chiedete alla persona di sorridere (non ce la farà);
* Chiedete alla persona di pronunciare una frase completa (esempio: oggi è una bella giornata) e non ce la farà;
* Chiedete alla persona di alzare le braccia (non ce la farà o ci riuscirà solo parzialmente);
* Chiedete alla persona di mostrarvi la lingua (se la lingua è gonfia o la muove solo lateralmente è un segno di allarme).
Nel caso si verifichino uno o più dei sovra citati punti chiamate immediatamente il pronto soccorso.
Descrivete i sintomi della persona per telefono.
Ed ora un grande saluto a tutti: parto per le mie vacanze e sarò assolutamente irreperibile fino al 18 agosto: buona permanenza a chi lavora e buone vacanze a chi è via in questo stesso periodo!!!
STOP
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