Indice

1. Sciatica
2. Artrite Reumatoide
3. Osteoporosi
4. Emicrania
5. Dismenorrea
6. Infertilità
7. Gastrite
8. Cistite
9. Menopausa
10. Tabagismo
11. Ipertensione
12. Insonnia
13. Obesità
14. Stress e pnei
15. Cistite interstiziale
16. Psoriasi
17. Occhio secco
18. Viaggi
19. Acufeni
20. Allergie-Asma
21. Gravidanza e neonato
22. Due riflessioni
23. Stipsi
24. Vertigini
25. Cani e Gatti
26. Tipi Omeopatici
27.Bambino-psiche
28.Sport
29.Disturbi venosi
30.Salute obbligatoria
31.Cuore
32.Neonato-mamma-papà
33.Memoria
34.Anziano-aspetti nutrizionali e pnei
35.Colesterolo
35-bis.Colesterolo-bis
36.Acne
37.Anemie
38.Tosse-Omeopatia
39.Enuresi
40.Reflusso gastro-esofageo
41.LEI e LUI
42.LEI e LUI seconda puntata
43.LEI e LUI terza puntata
44.Raffreddore
45.Un po' di respiro
46.Influenza
47.Adolescenza
48.Chakras
49.Ayurveda
50.Medicina cinese
51.DENTI parte prima
52.DENTI parte seconda
53.DENTI parte terza
54.CAPELLI parte prima
55.CAPELLI parte seconda
56.FITOTERAPIA
57.diabete-parte prima
58.diabete-parte seconda
59.Trattamento viscerale
60.Pelle
61.Cronobiologia
62.ANORESSIA parte prima
63.ANORESSIA parte seconda
64.Alcolismo
65.Colori
66.Fegato parte prima
67.Fegato parte seconda
68.Posture
69.Fermenti intestinali parte prima
70.Fermenti intestinali parte seconda
71.Epitrocleite
72.TIROIDE parte prima
73.TIROIDE parte seconda
74.SALUTE E MALATTIA
75.CONGIUNTIVITI
76.OTITE parte prima
77.OTITE parte seconda
78.ORMONI parte prima
79.FISIOGNOMICA
80.ORMONI parte seconda
81.COSMETICI
82.ORMONI parte terza
83.METAFISICA
84.EPIFISI
85. Perchè rinunciare?
86.INQUIETUDINI DI FERRUM METALLICUM
87.ICTUS
88.ICTUS parte seconda
89.Mantra
90.KINESIOLOGIA
91.Fiori di Bach
92.Sogni
93.Odori
94.Gli occhiali
95.La vista
96.Il tatto
97.Il gusto
98.Udito
99.Energia e Cosmo
100.Cento
101.VERATRUM ALBUM
102.EFT
103.Lupus
104.Cavoli
105.Farmaci
106.COLON IRRITABILE parte prima
107.COLON IRRITABILE parte seconda
108. MEDICINA CINESE ancora
109.Il corso di EFT
110.Corsi permanenti
111.Calcoli renali
112.DRENAGGIO
113.Metabolismo2-Fascia
114.PRANOTERAPIA
115.Morbo di Crohn
116.Dolori muscolari
117.Alitosi
118.Carotenoidi
119.Le voglie matte
120.IRIDOLOGIA parte prima
121.IRIDOLOGIA parte seconda
122.HERPES
123.DANNI DEI FARMACI PER LO STOMACO parte prima
124.DANNI DEI FARMACI PER LO STOMACO parte seconda
125.Storia delle babbucce
126.IDROTERAPIA
127.PARODONTITE
128.MEDITAZIONE SUL CUORE
129.LA MORTE DEGLI ALTRI
130.Il sole e la pelle
131.ENFISEMA POLMONARE parte prima
132.ENFISEMA POLMONARE parte seconda
133.Sistema immunitario cerebrale
134.Spagirica
135.TRAUMA DA PARTO
136.SPIGOLATURE
137.I GRASSI
138. Fico d'India
139.Occhi e mirtillo
140.PSICOSOMATICA
141.PSICOSOMATICA parte seconda
142.PSICOSOMATICA parte terza
143.Contatti estenuanti
144.Omeopatia per la pelle
145.HIV
146.CISTI OVARICHE
147.TUMORI
148.Singhiozzo
149.TEMPO DI BILANCI
150.NAUSEA E VOMITO
151.Test per la coppia
152.FEBBRE
153.PARKINSON
154.Minerali da antica farmacia
155.Omotossicologia e metabolismo
156.MEDICINA TIBETANA parte prima
157.DERMATITI E DERMATOSI
158.TRE BIOTIPI
159.Jung
160.GAMBE SENZA RIPOSO
161.Due prodotti delle api
162.ATTACCHI DI PANICO
163.ESAMI DELLE URINE
164.VERMI
165.AVVELENAMENTI parte prima
166.AVVELENAMENTI parte seconda
167.Alcuni alimenti
168.DIVERTICOLI
169.PENSARE POSITIVO
170.Naja Tripudians
171.Tumori 2
172.Unghie
173.Pensare col corpo
174.Gambe disturbi venosi
175.SCLEROSI MULTIPLA
176.Malattie autoimmuni
177.SCLERODERMIA
178.Rimedi per gli occhi
179.INTEGRATORI PER MAMMA
180.PSICHE E FIORI DI BACH parte prima
181.PSICHE E FIORI DI BACH parte seconda
182.PSICHE E FIORI DI BACH parte terza
183.PSICHE E FIORI DI BACH parte quarta
184.PSICHE E FIORI DI BACH parte quinta
185.PSICHE E FIORI DI BACH parte sesta
186.PSICHE E FIORI DI BACH parte settima
187.PSICHE E FIORI DI BACH parte ottava
188.PSICHE E FIORI DI BACH nona e ultima parte
189.Gli oli essenziali
190.OMEOPATIA PER INSONNIA DEL BAMBINO
191.CONSIDERAZIONI SULLA SALUTE
192.Macchie scure sulla pelle
193.Blefarite
194.IPERTENSIONE alcune piante
195.DIFESE IMMUNITARIE
196.ALZHEIMER
197.PIANTE ANTI-STRESS
198.FEGATO parte terza
199.Lavaggio energetico
200.Colpo di fulmine tra due LACHESIS
201.ALOE parte prima
202.Maculopatia degenerativa
203.Fluidificanti del sangue
204.ALLERGIE parte prim
205.ALLERGIE parte seconda
206.ALLERGIE parte terza
207.DEMENZA SENILE
208.INSUFFICIENZA RENALE
209.Quanto siamo aciduli
210.Non è tutto cromo ciò che brilla
211.DALLO SPIRITO ALLA MATERIA
212.Pancreatite
213.Raffinate ed accurate primitive terapie
214.Dermatite seborroica
215.RIMEDI PER BAMBINI
216.SCUOLA SALERNITANA parte prima
217.SCUOLA SALERNITANA parte seconda
218.SCUOLA SALERNITANA parte terza
219.Controllo e Ascolto
220.OLIO DI GERME DI GRANO
221.ORTICARIA
222.REFLUSSO GASTRO-ESOFAGEO parte seconda
223.INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO
224.STORIE DI ORDINARIO TORMENTO parte prima
225.STORIE DI ORDINARIO TORMENTO parte seconda
226.DIETA BASE e BAMBINO IPERCINETICO
227.ARTRITE E DOLORI ARTICOLARI
228.RIEDUCAZIONE DELLA PERCEZIONE SONORA
229.OBESITA INFANTILE
230.UNA MEDITAZIONE PER CORREGGERE LE REAZIONI RIPETITIVE
231.ANCORA CUORE
232.VACCINI
233.Balbuzie
234.PAROLE DIFFICILI idiopatico
235.SCOLIOSI
236.Percorsi benessere con regalo
237.DIURESI alcune piante utilissime
238.DIETA BASE
239.ALCHIMIA
240.RADIOTERAPIA un sostegno omeopatico per limitare i danni
241.CORSO ACCELERATO DI OMEOPATIA
242.ANALISI FISIOGNOMICA di un attore
243.CHILI DI TROPPO
244.CHILI DI TROPPO parte seconda
245.ARGILLA
246.Memoria e concentrazione
247.LE PAROLE DIFFICILI escara e flittena
248.ABBASSAMENTO RENALE
249.ALIMENTI FERMENTATI
250.MELATONINA
251.SONDAGGIO
252.Ottuso dogmatismo
253.Ancora fegato
254.PRANAYAMA parte prima
255.PRANAYAMA parte seconda
256.CEFALEA
257.Alimentazione spigolature
258.LE PAROLE DIFFICILI Fotosensibilizzazione
259.ANCORA RENE
260.MEDITARE STANDO AFFACCIATI
261.PRESSIONE ALTA parte prima
262.IPERTENSIONE parte seconda
263.OGM prodotti transgenici
264.Abusi della sanità
265.PRODOTTI SOLARI
266.Ricette mediterranee
267.IPERTENSIONE parte terza
268.TUMORI parte terza
269.COSE DI DONNE
270.Falsi bisogni creati dal mercato
271.IPERTENSIONE parte quarta
272.ANTICHE RICETTE una conserva di susine
273.LE PAROLE DIFFICILI Palliativo
274.STIPSI
275.TAURINA
276.IPERTENSIONE parte quinta
277.INQUINAMENTO ACUSTICO
278.DERMATITE ATOPICA
279.SAPORE DI SALE
280.PARACELSO
281.Metalli pesanti e danni alla pelle
282.IPERTENSIONE parte sesta RIMEDI NATURALI
283.MIA CONFERENZA
284.MALATTIE AUTOIMMUNI parte prima
285.MALATTIE AUTOIMMUNI parte seconda
286.SISTEMA NERVOSO DUE NOTE
287.LE PAROLE DIFFICILI Deontologia e Metastasi
288.IPERTENSIONE parte settima
289.ALLUCE VALGO
290.VERTIGINI fitoterapia
291.DISTURBI INVERNALI DEL BAMBINO
292.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte primaO
293.OMOTOSSICOLOGIA
294.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte seconda
295.Buon Natale filosofeggiando
296.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte terza
297.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte quarta
298.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte quinta
299.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte sesta e ultima
300.DISTURBI INTESTINALI antichissima ricetta
301.Donna e iperandrogenismo
302.FISIOGNOMICA APPLICATA AI RIMEDI OMEOPATICI
303.Possibile prevenire il tumore al fegato con il Chelidonium
304.Litoterapia
305.Fitoterapia per emicrania
306.Parole difficili della medicina OSTEOFITI
307.IL DOLORE DEI NOSTRI ANIMALI
308.RAVANELLO
309.Tre tipi di pepe
310.RUGHE
311.DISTURBI DELLA PROSTATA
312.FERMENTI INTESTINALI
313.PRANOTERAPIA
314.MENINGITE
315.Parole difficili della medicina FISTOLE
316.CLORURO DI MAGNESIO
317.PANNOLINI PER BAMBINI
318.Le emozioni depositate sui denti
319.Meditazione sulla vergogna
320.ANTIOSSIDANTI
321.Malattie autoimmuni
322.INSONNIA punti da trattare
323.Parole difficili in medicina STEATOSI EPATICA
324.Carota
325.Cicatrizzazione
326.Strategie di bisogno e potere
327.ENZIMI
328.Lampone
329.Commento durante la breve vacanza
330.LE PAROLE DIFFICILI DELLA MEDICINA apoptosi e necrosi
331.Nasce la nuova associazione TING
332.ALOPECIA AREATA rimedio Ayurvedico
333.LAVAGGIO EPATICO
334.Incontri autunnali
335.Sindrome di Dupuytren
336.Abuso di farmaci
337.TOSSE parte prima
338.Corso di alimentazione
339.TOSSE parte seconda
340.TOSSE parte terza
341.TOSSE parte quarta
342.MEDITAZIONE SULLE PAURE
343.Interazione individuo e ambiente
344.Respirazione
345.Epifisi e melatonina
346.Cefalea
347.Ibisco
348.CLa magia dei fermenti
349.LEDUM PALUSTRE
350.Unghia di gatto
351.Cicoria
352.Respirazione
353.Albero della vita e scelta di un rimedio
354.Studiare da adulti
355.Meditazione per essere autorevole
356.Tre piante per gli occhi
357.Metabolismo
358.Un consiglio disinteressato
359.Gengivite
360.Diarrea del bambino
361.Fiori di Bach per uscire da una dipendenza
362.Sulfur
363.Linfa e tessuto connettiv
364.Anatomia della fascia
365.GOLA
366.Fiori di Bach per il neonato
367.Note sul cuore
368.Artemisia
369.Codici biologici
370.Rimedi omeopatici per insonnia e paziente scettico
371.Piselli
372.Rimedi per cani
373.Un decotto antico per depurarsi
374.Un caso di diabete di tipo II
375.ALOE
376.Le radici del desiderio
377.Alzheimer approfondimento
378.Colori
379.Colori per la casa
380.USO PERSONALE DEI COLORI
381.DERMATOMERI E METAMERI
382.La nostra pelle
383.Omeostasi, salute e malattia
384.Parole difficili della medicina ACROMEGALIA
385.DERMATITE un questionario utile
386.Citrus aurantium
387.Fibromialgia
388.Piante per gli occhi
389.Coliche addominali del bambino
390.Disturbi mentali
391.Piccola pausa
392.Raffreddore
393.SISTEMA IMMUNITARIO storiella horror-humor
394.ALIMENTAZIONE tre note
395.ASMA rimedi omeopatici
396.ARNICA rimedi omeopatici
397.Rhus Toxicodendron
398.Zucca
399.Corso di fitoterapia online
400.Conferenza su Cuore e dislipidemie

sabato 2 luglio 2016

le radici del desiderio


Questa settimana
Per questa settimana vi invito a una lettura un po' lunga ma che suscita molte riflessioni.
Riporto un brano della conferenza della Dr Marina Fregni
intitolata  L’ESPERIENZA DEL REALE che si è tenuta mercoledì 20 aprile presso il Consorzio Creativo a Modena.

L’ESPERIENZA DEL REALE

Che cos’è il reale? Il Reale non è la realtà. Nella psicoanalisi lacaniana i termini reale e realtà hanno anzi significati antitetici. La realtà è ciò che è culturalmente condiviso, il reale, invece, è ciò che accade, ciò che ci cade addosso, qualcosa che ci prende da dietro e ci trasporta. E’ l’ingovernabilità della vita, ciò che né il linguaggio né qualunque altro strumento umano riescono a educare. E’ ciò che accade per caso.
C’è un al di là dell’inconscio simbolico, dove si produce il reale che non rimanda a nulla, che è muto e non significa nulla. Il reale é tutto ciò che non trova luogo nella simbolizzazione, non è dicibile, non è dell’ordine del senso, e d’altra parte e proprio per questo, tocca nel vivo, nell’intimo, l’esperienza del soggetto.
Nell’esperienza quotidiana non ci chiediamo se la realtà che ci circonda è un’illusione, tendiamo a darla per scontata, a considerare normali tutte le cose che ritroviamo al loro posto.
Dove incontriamo il reale? Per Freud lo incontriamo negli incubi e in generale nell’angoscia; cioè lo incontriamo in qualcosa che ci sveglia e ci impedisce di continuare a dormire, perché siamo arrivati troppo vicini alla verità del nostro essere. L' incontro con il reale è sempre l'incontro con un limite che scuote, con qualcosa che impedisce di continuare a dormire.
L'apparizione di una malattia, la perdita del lavoro, l'insistenza di un sintomo che danneggia e che nessuna interpretazione riesce a far regredire; ma anche un nuovo amore, la nascita di un figlio, una conquista collettiva: tutto ciò che risveglia dal sonno della realtà, è reale, compreso l'incubo di cui parla Freud.
Il reale è ciò da cui non si può fuggire.
Il reale è associato ad un trauma che introduce nella nostra vita una discontinuità che spezza il sonno della routine, della normalità della realtà. “Sono davvero io quel vecchio che vedo riflesso allo specchio?”, si chiede Freud, nello scompartimento del vagone letto.
Il reale, non coincide con la realtà ma è ciò che la scompagina. Il reale è ciò che resiste al potere dell' interpretazione, non coincide con la realtà poiché la realtà tende ad essere anzi il velo che ricopre l' asperità scabrosa del reale. La tendenza degli esseri umani è di cercare rifugio nel sonno della realtà per neutralizzare il trauma del reale. La realtà è l'analgesico del reale. E' uno schermo che serve a proteggere la vita.
Il reale fa obiezione al senso, non tutto è del linguaggio. Il reale è l’accadimento dell’inconscio, la contingenza, la declinazione singolare, l’espressione di un tempo non implicato nella dialettica ma scandito dal godimento.
Il reale per Lacan è il reale della nostra mancanza, del fatto che noi non siamo. il bambino piange e ad un certo punto apprende verbalmente dalla madre che piange perché ha fame; in questo modo egli fissa simbolicamente il suo desiderio nel significante “aver fame”. Ma si tratta del tradimento della vera ragione per cui piangeva, che sarà per sempre il suo reale irraggiungibile, pur essendo la causa del suo piangere. Ogni essere umano che soffre cerca sempre questo reale, la causa reale del suo dolore, le emozioni sono l’effetto di questo reale.
Il reale è ciò che è fuori dal senso.

A questo punto è necessario introdurre il concetto lacaniano di godimento che deriva dal concetto di Freud di pulsione di morte.
In Al di là del principio di piacere del '20 Freud sostiene che nella vita psichica esiste una coazione a ripetere la quale si afferma anche a prescindere dal principio di piacere.  Sulla falsariga del motto errare humanum est, perseverare autem diabolicum, essa viene definita demoniaca; è riscontrabile nella nevrosi traumatica dei reduci della prima guerra mondiale e in generale in chi tende a rivivere i traumi.
Anche il sintomo nevrotico si ripete; si ripete per non ricordare. Freud notò che le coazioni tendono a una ripetizione assoluta e atemporale, mai definitivamente appagata, e che tendono a sparire quando un fatto viene riportato a conoscenza del paziente.
Questa coazione si produce  anche nelle circostanze più ordinarie e naturali, persino nel gioco dei bambini come quello con il rocchetto usato dal suo piccolo nipote di diciotto mesi. Il bimbo, lanciando il rocchetto lontano da sé, simboleggia la perdita della madre e, ritraendo il rocchetto a sé, rappresenta il ritorno della madre. Impara così a padroneggiare l'assenza materna attraverso un duplice movimento, che è sempre seguito dalla vocalizzazione di un "oooo..." (fort, via!), quando il rocchetto è lontano, e da un "aaaaaaa..." (da, eccolo!), quando il rocchetto è di nuovo vicino.
Ogni individuo ripete le esperienze traumatiche per riprenderne il controllo e limitarne l'effetto.
Ma il soggetto non è orientato nel suo agire solo dal principio di piacere che sarebbe la tendenza a raggiungere l’equilibrio, il temperamento degli eccessi, la via mediana, per Freud c’è anche la pulsione di morte che spinge il soggetto al di là del principio di piacere verso un godimento rovinoso. Tutti gli esseri viventi tendono infatti verso la morte.
Lacan si chiede: “Il corpo a che cosa serve? il corpo serve a godere” e quantomeno si ha la padronanza di questo godimento tanto più si gode, quanto più il soggetto svanisce e si lascia portare dal corpo, che conosce la strada della sua soddisfazione, tanto più questo godimento si realizza. Lacan riprende questa dimensione iperedonistica dell’essere umano, il che significa che siamo governati da un impulso a godere, al di là del proprio benessere. Questo significa affermare che il godimento pulsionale porta con sé un’eccedenza, porta con sé la tendenza a superare ogni limite, questo da una parte in un senso propulsivo, in senso vitale, ma c’è anche una versione nichilista del godimento che diventa così un godimento mortale senza più desiderio. E’ una soddisfazione autodistruttiva, maligna, spinta libidica irresistibile verso qualcosa che arreca al soggetto una sofferenza che lo fa godere. In riferimento alla clinica, questa pulsione autodistruttiva è rintracciabile per esempio nella relazione del masochista con il partner o nel rapporto dell'anoressica con il cibo. Il godimento rimane sordo al potere del senso e della parola. Rappresenta dunque nell'esperienza del soggetto la presenza di una dimensione che risulta inassimilabile al senso e che appartiene semmai all'insensatezza delle scelte umane, che sembrano così sfuggire al principio di adattamento.
Il reale è l’impossibilità di annullare lo scarto tra l’al-di-qua e l’al-di-là dello specchio, dividendo il soggetto dalla propria immagine ideale. Il soggetto si identifica con un’immagine fuori di sé e lo scarto tra immagine e il soggetto, è lo spazio dove si colloca il reale.
In un secondo tempo, il reale viene definito dall’espressione significante/significato, diventa la sbarra che oppone resistenza alla significazione, che definisce la condizione non significante della significazione.
Il reale introduce uno iato, una scissione nel soggetto, l’alienazione immaginaria nello stadio dello specchio, la castrazione nel caso della funzione simbolica. Il soggetto, da un lato è preso nel dramma dello specchio, dall’altro nella rete del significante.
Ciò che resiste all’operazione del significante, è rappresentato dall’oggetto (a), che è ciò che rimane fuori dalla simbolizzazione del linguaggio, è la perdita di senso che si realizza nell’operazione del linguaggio. Il resto, prodotto dalla legge di castrazione, è qualcosa che rimane fuorilegge, fuori dalla legge del simbolico e nello stesso tempo implica un godimento, mai pienamente sottoposto alla norma.
L’oggetto (a) è un concetto chiave della psicoanalisi lacaniana. E’ l’oggetto causa del desiderio.

Il mito greco che si collega con il concetto lacaniano di reale si può rintracciare nella sapienza dionisiaca del saggio Sileno.

Il mito di Sileno.
«L'antica leggenda narra che il re Mida inseguì a lungo nella foresta il saggio Sileno, seguace di Dioniso, senza prenderlo. Quando quello gli cadde infine tra le mani, il re domandò quale fosse la cosa migliore e più desiderabile per l'uomo. Rigido e immobile, il demone tace; finché, costretto dal re, esce da ultimo fra stridule risa in queste parole: 'Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto.»

Con queste parole Nietzsche inizia la Nascita della tragedia.
Quello che egli coglie in quella che suona come una sentenza del pessimismo metafisico è esattamente il suo rovescio, cioè un dire sì alla vita in ogni sua manifestazione, compreso il dolore.
Si tratta di un’affermazione potentemente aporetica, tendente soprattutto a ribadire il limite insuperabile della condizione umana.
E’ lo stesso Dioniso che parla per bocca di Sileno, e la sua risposta a Mida è in realtà pari al responso di un oracolo, e pienamente compatibile con il linguaggio oracolare, il discorso di Sileno è doppio, il suo significato può essere colto solo attraverso un processo simile a quello di una doppia negazione.
Per sostenere che non è possibile dire ciò che è meglio per l’uomo, Sileno afferma l’unica cosa davvero impossibile “non essere mai nato”.
Più che manifestare una compiuta visione pessimistica, esprime nella forma del paradosso l’inattingibilità per l’uomo di un sapere positivamente definito riguardante la propria condizione. Attraverso la sua consapevolezza tragica Sileno è un distruttore che porta in sé i germi della rinascita.
Anche in Storia della follia di Foucault si fa riferimento al Sileno.
Il Sileno nell’argomentazione di Foucault è colui che, in primo luogo, rivela la follia inerente alla condizione umana, in secondo, si fa strumento del sapere critico, andando a portare il suo contributo nel processo di metabolizzazione dell’esperienza della follia. Esso denuncia così la follia degli uomini, similarmente a quanto operato dai pittori, con la differenza che, nella sua denuncia, è già inclusa una soluzione. Il Sileno in quanto strumento di comprensione è già un modo per stemperare l’incontenibile forza della follia.
Foucault citando Erasmo dice: “Tutte le cose umane, come i Sileni, hanno due aspetti diversissimi tra loro: ciò che a prima vista, come si dice, è morte, se lo guardi più dall’interno si rivela vita; la vita invece si rivela morte, ciò che è bello, brutto, ciò che è sontuoso, misero, ciò che è infame, glorioso, ciò che è dotto, ignorante, ciò che è forte, debole, ciò che è nobile, plebeo, ciò che è lieto, triste, la fortuna sfortuna, l’amico nemico, ciò che è salutare nocivo: insomma una volta aperto il Sileno troverai capovolti tutti i valori.”

L’esperienza schizofrenica è una chiave d’accesso all’inconscio reale. Lo psicotico è l’unico ad afferrare il reale, perché rifiuta il simbolico.
Secondo il discorso psichiatrico, il soggetto psicotico infatti perde il contatto con la realtà. In questo senso, il soggetto psicotico mina strutturalmente l’ordine sociale, con la sua produzione di sensi altri, che non si amalgamano con il sapere condiviso.
Racconta Foucault in Storia della follia nell’età classica, che alla fine del Medioevo, la follia prende il posto della lebbra, ormai scomparsa, venendosi gradualmente a insediare nei luoghi previsti per i lebbrosi. I folli assumono anche l’onere dello stesso meccanismo di esclusione di cui i lebbrosi erano oggetto. Non è ancora il “Grande internamento”, che avverrà con la fondazione dell’Hôpital général di Parigi nel 1656. I folli, messi ai margini delle città, si raccolgono presso mete di pellegrinaggi o presso importanti centri di scambio.
Nel Medioevo il folle viene collocato ai margini della comunità ma non al di fuori di essa; la sua messa al bando non impedisce che egli abbia un ruolo sociale e simbolico, esercitando un forte potere di seduzione anche sulla filosofia e sulla religione di quel periodo.
Il Medioevo non guarda in faccia l'uomo folle, ma, paradossalmente, questo personaggio è detentore di un sapere oscuro e impenetrabile, può accedere alla visione di realtà trascendenti intrise di segreti misteriosi la cui conoscenza è preclusa all'uomo comune.
Molto spesso le città affidano agli equipaggi delle imbarcazioni che solcano i grandi fiumi del centro Europa gli individui ritenuti disturbanti l’ordine sociale. Questo costume è il motivo di diverse opere pittoriche e letterarie, affascinate dall’immagine della Nave dei folli .
Prigioniero nella nave da cui non si evade, il folle viene affidato al fiume dalle mille braccia, al mare dalle mille strade, a questa grande incertezza esteriore a tutto. Egli è prigioniero in mezzo alla più libera, alla più aperta delle strade. E' il Passeggero per eccellenza, cioè il prigioniero del Passaggio. E non si conosce il paese al quale approderà, come, quando mette piede a terra, non si sa da quale paese venga. Egli non ha verità né patria se non in questa distesa infeconda fra due terre che non possono appartenergli.
L'acqua e la navigazione hanno un significato: l'acqua e la follia sono legate nell’immaginario dell'uomo europeo. Ma, perché dunque, verso il quindicesimo secolo, questa improvvisa formulazione del tema, nella letteratura e nell'iconografia? Perché si vede sorgere d'un tratto la sagoma della nave dei folli, e il suo equipaggio insensato che invade i paesaggi più familiari?
Dalla vecchia alleanza dell'acqua con la follia, è nata questa barca che simbolizza un'inquietudine, apparsa improvvisamente all'orizzonte della cultura europea verso la fine del Medioevo. La follia e il folle diventano personaggi importanti nella loro ambiguità: minaccia e derisione, vertiginosa irragionevolezza del mondo, e meschino ridicolo degli uomini.
Ma al declino del Medioevo i pazzi cominciano a essere rimossi dalla comunicazione sociale, da questo momento si costituisce la criminalizzazione della follia, la sua segregazione e repressione nel manicomio.
Si dovrà arrivare agli anni ’70 del novecento per vedere invertirsi questa tendenza in Europa, nel movimento dell’anti psichiatria.

Voglio ora introdurre il filmato tratto da Stalker di Tarkovskij che andremo a vedere.
Ecco la trama del film:

Un intellettuale e uno scienziato, accompagnati da uno stalker una guida illegale, si avventurano nella Zona, un territorio rurale desolato, con tracce di industrie dismesse, dove le normali leggi fisiche hanno subìto una mutazione per cause ignote.
Alcuni ne attribuiscono la ragione alla caduta di un meteorite, altri ad un’invasione degli alieni. La zona è isolata da un cordone di sicurezza governativo, ma anche gli stessi militari non osano spingersi nel territorio, che pare essere contaminato da radiazioni; si dice, inoltre, che un edificio in rovina nel centro della zona contenga una stanza, in cui chi vi entra può avverare i suoi desideri più intimi e segreti ed è questo il luogo che i tre uomini vogliono raggiungere. Lo scrittore ha perso la sua ispirazione e vuole recuperarla, mentre il professore desidera, a quanto sembra, vincere il Nobel.
Per entrare nella zona gli esploratori devono forzare un posto di blocco, eludere una pattuglia, e dopo aver superato questo ostacolo, la scena muta dal bianco e nero al colore.
Lo stalker conduce il gruppo dapprima su un carrello ferroviario in un percorso lungo e monotono e poi a piedi, in campagna, nel cuore della zona, nel continuo sforzo di riconoscere e superare insidie misteriose ed evitare le più pericolose. I criteri di avanzamento dello stalker sono enigmatici, e il percorso seguito, impossibile da comprendere, a volte si avvale del lancio di dadi legati a strisce, come per sondare la percorribilità di un luogo; non si può mai tornare sui propri passi e l'avanzamento deve avvenire uno per volta, tuttavia alcuni luoghi sono tranquilli, i tre uomini vi sostano e discutono del significato della vita, di etica, fede e scienza; non si può accedere direttamente all'edificio contenente la stanza, un tentativo in tal senso è fatto dallo scrittore, ma qualcosa cambia nel vento, ed egli torna dopo avere percorso circa metà dei cinquanta metri che lo separavano dalla stanza, tracciando una spirale.
Si respira un’aria irreale nella zona, come se ci si trovasse su di un pianeta sconosciuto, ci sono improvvisi scrosci di pioggia, che repentinamente cessano, non avvengono fatti eclatanti, ma insoliti piccoli fenomeni, che lo stalker dice essere dovuti all’interazione tra la zona e i soggetti che vi si trovano. C’è un atmosfera di paura, attesa, noia mescolate insieme.
Poi i tre si abbandonano lungamente nel sonno, nel luogo inospitale eppure accogliente, al risveglio li aspetta il tragitto più pericoloso, un lungo tunnel, chiamato tritacarne, all’uscita del quale si apre alla vista un paesaggio inedito: una spianata di sabbia con cunette e avvallamenti, su cui non è facile mantenere l’equilibrio.
Lo stalker racconta che non è mai voluto entrare nella stanza, ciò che sa, gli è stato confidato da un altro stalker suo mentore; questi decise di entrare per esprimere il desiderio di resuscitare il fratello, ma la stanza, che avvera i desideri più intimi, gli donò invece un'inaspettata ricchezza; preso atto che nel profondo del suo animo tale brama era più forte del desiderio di riportare in vita il fratello, si suicidò.
Poi c’è un colpo di scena: sulla soglia della stanza si scopre che lo scienziato ha una minuscola bomba atomica, che mette a punto con l'intenzione di distruggere la stanza, per prevenire un eventuale uso distruttivo dei suoi poteri. Tale rivelazione porta ad una violenta discussione. Lo stalker si dispera, supplica lo scienziato, dicendo che la zona è la sua unica ragione di vita, alla fine il professore rinuncia al suo proposito, abbandonando l'ordigno smontato, in un rivolo d'acqua.
Dall'interno della stanza, la macchina da presa inquadra gli uomini seduti davanti alla soglia con lo sguardo incerto rivolto verso la stessa, senza chiarire se vi entreranno.

Nella delicata narrazione discorsiva e visiva, Tarkovskij evoca atmosfere interiori oscillanti tra la speranza e la disperazione. Il film è una metafora poetica di un viaggio iniziatico alla ricerca di se stessi, rappresenta il difficile e tortuoso cammino per arrivare in prossimità dell’inconscio.
I protagonisti, lo scienziato e l’intellettuale, esprimono tutto il loro scetticismo, ma non hanno nessuno strumento per dare un senso alla vita, il più vicino alla verità appare allora lo stalker, colui che insegue più che colui che guida, a cui non importa l’osservanza della legge, che ha paura di entrare nella stanza, ma che manifesta appassionatamente la sua fede ingenua.
Dopo lungo girovagare secondo schemi di cui non si comprende il disegno, secondo tragitti di cui non si riconosce la mappatura, si giunge sulla soglia di quel luogo recondito, che ha il potere di influire sulla materialità delle cose che accadono.
Vedo una forte analogia tra la Zona e il Reale.

Nell’epoca contemporanea le manifestazioni sintomatiche hanno smesso di veicolare la corrente inconscia del desiderio. I nuovi paradigmi clinici non sono più i rappresentanti di una discrepanza tra il desiderio soggettivo e le richieste della società, non sono l’indice di quella questione che pone il soggetto in impasse rispetto all’Altro.
La clinica dei nuovi sintomi è una “clinica del vuoto”, dove osserviamo un utilizzo ipertrofico della maschera. La maschera non esprime una difficoltà nell’identificazione, si configura semmai come un eccesso di identificazione che non lascia posto ad un’apertura verso l’alterità. Il sintomo odierno è l’ipertrofia dell’Io, che esclude la possibilità di un rapporto dialettico tra il proprio desiderio e l’Altro. Mentre la clinica classica della nevrosi trova il suo perno nella rimozione e i sintomi sono il segno di una “mancanza a essere”, la clinica del vuoto si costituisce come una rottura del legame con il Simbolico e rigetta quindi ogni questione rispetto al desiderio e all’Altro.
I nuovi sintomi (attacchi di panico, anoressie, bulimie e nuove forme di dipendenza) non sono più la metafora di un significato rimosso, ma rappresentano sempre più la spinta ad agire, scavalcando la mediazione del linguaggio, mostrando un godimento mortifero e senza dialettica con l’Altro. Il fondo psicotico della clinica contemporanea riguarda in effetti proprio questa debolezza nei confronti del godimento che va di pari passo con il ritorno dei sintomi sul corpo del soggetto. Anoressia, bulimia, tossicomania e attacchi di panico mostrano la varietà di questi ritorni e il loro motivo comune: la parola è surclassata dal godimento come evento del corpo. C’è in molti di questi casi una sfiducia completa nella comunicazione.
Nella difficoltà del verbale di questa clinica, è possibile riuscire ad aprire ad un altro canale, stabilire un linguaggio attraverso l’ascolto paziente del corpo e delle emozioni. La psicoterapia corporea diventa uno strumento prezioso in questi casi di mutismo e non significantizzazione delle parole..
I sintomi contemporanei sono quindi marcati da un eccesso libidico che scarta la funzione della parola. L’anoressia o le tossicomanie aprono uno scenario psicopatologico che esclude il riferimento all’Altro e si configurano come il tentativo di fare barriera alla relazione intersoggettiva.
L’anoressia è la drammatica messa in atto del rifiuto dell’Altro. L’uso di sostanze stupefacenti è il ricorso ad un oggetto che consente di godere, facendo però a meno della presenza di un altro soggetto.
L’attacco di panico e la depressione costituiscono un indice di questa vacillazione profonda delle fondamenta del soggetto e del legame interpersonale: il panico fa emergere infatti la vita fuori da qualsiasi rappresentazione e da qualsiasi limite, mentre la depressione evidenzia lo svuotamento del desiderio, che strutturalmente si configura come desiderio del desiderio dell’Altro.
Assistiamo al passaggio dalla dialettica del desiderio al nichilismo. Queste osservazioni sono sempre più frequenti soprattutto in ambito istituzionale.
Questa tendenza auto-segregativa è un aspetto che in modo più diffuso investe anche altri livelli del vivere contemporaneo: basti pensare all’acquisto compulsivo di oggetti-gadgets, ormai unica meta del desiderio, o alla ricerca del godimento fine a se stesso.
Si potrebbe chiamare il regime di funzionamento attuale della civilizzazione, “l’epoca in cui l’Altro non esiste”, come ha detto Alain-Miller. Nella contemporaneità il rapporto con l’Altro è segnato dal declino, declino che lascia il soggetto privo di riferimenti simbolici. Il tramonto della funzione strutturante dell’Ideale ha lasciato il posto ad un imperativo che impone una spinta all’eccesso. Nell’epoca contemporanea l’unico Ideale è infatti quello anti-ideale, cinico, della spinta a godere. Tra Freud e noi passa lo spartiacque di un mutamento socio-culturale che ha visto la trasformazione del messaggio sociale: dall’interdetto rivolto al desiderio si è passati ad un invito a godere in modo sempre più eclatante. l’Ideale ha cioè perso valore rispetto al godimento.
C’è anzi una idealizzazione della de-idealizzazione, è incoraggiato un consumo sempre più eclatante dell’oggetto, che però non è mai il proprio oggetto (a). Il discorso consumistico illude le masse di trovare il proprio oggetto (a) per poi alimentare ipnoticamente il circuito infinito del suo consumo, nel rimando da un oggetto al successivo. Il rapporto con la particolarità del proprio desiderio viene assorbito nella spersonalizzazione del consumo degli oggetti, che riduce il soggetto a solo elemento di una massa.
Se il valore simbolico degli Ideali non organizza più lo stile di vita del soggetto, assistiamo allora ad una deriva soggettiva in cui il percorso esistenziale è ridotto a una modalità di godimento, a una modalità di consumo della vita. Il godimento tende a saturare la mancanza-a-essere del soggetto.

Il reale è l’impossibile, il reale è il contingente.
Due sono gli impossibili, la morte e il sesso.
La morte infatti non si può padroneggiare, è lei che vanta sull’uomo una padronanza assoluta, inoltre la pulsione di morte è un’assenza di senso che si colloca alla radice della vita.
Per quanto riguarda il sesso Lacan introduce il suo celebre aforisma sull’impossibilità del rapporto sessuale:     “Non c’è rapporto sessuale” . Per quanti rapporti sessuali si possano avere, nessun rapporto sessuale permetterà mai di essere Uno con l’Altro.
IL godimento relativo alla funzione fallica non è mai godimento di un soggetto. Godimento del corpo dell’ Altro, ma è sempre e solo godimento di un oggetto, l’oggetto(a). E’ da questo elemento strutturale che Lacan disgiunge l’esperienza del godimento da quella dell’amore.
Ma il reale è anche il contingente.
L’amore è la dimensione più pura della contingenza.
La dimensione della contingenza si identifica con l’evento, la tyche, nell’incontro d’amore qualcosa di nuovo può scriversi.
L’amore non è solo una passione immaginaria, né solo una domanda simbolica, ma si rivela anche come reale possibilità di comunicazione. L’amore è un rapporto possibile tra soggetti. Si colloca alla frontiera tra l’impossibile e il contingente.
L’amore è apertura al nuovo alla sorpresa, al non ancora pensato.
In conclusione prendiamo in considerazione due concetti di Aristotele tyke e automaton a cui Lacan si rifa per spiegare la differenza tra evento contingente ed evento ripetitivo. Il primo è il caso, la singolarità, la sorpresa, il secondo è la legge ineluttabile di natura che conduce, attraverso la ripetizione del godimento, alla morte.
La tyke è la contingenza, la declinazione singolare, non è riconducibile all’ordine deterministico della legge di causa-effetto. L’inconscio è sorpresa, è aleatorio, è l’emergere discontinuo dell’evento, perché è l’incontro, che si sottrae al senso che regola il mondo fenomenico.
In un passaggio del Seminario XI, Lacan fa riferimento al concetto di clinamen. Il clinamen secondo Lucrezio è uno scarto che segna il percorso degli atomi, elaborazione del concetto di paraclisi introdotto da Epicuro. Rappresenta la deviazione spontanea degli atomi nel corso della loro caduta nel vuoto in linea retta. Grazie a questa deviazione casuale, sia nel tempo sia nello spazio, gli atomi possono incontrarsi.Grazie al clinamen gli atomi che scendono perpendicolarmente si incrociano e si legano dando vita ai corpi, generando un'infinità di mondi possibili.
Anche la clinica è clinamen, incontro attraverso l’analista, con il proprio reale impossibile.
L’incontro d’amore è una contingenza. È il punto in cui qualcosa smette di ripetersi uguale a se stesso. La contingenza permette una deroga all’impossibile.
La morte e il sesso per Lacan costituiscono due impossibili, ma nell’incontro d’amore qualcosa di nuovo si scrive. Qualcosa dell’impossibile cessa di non scriversi.
La spinta amorosa fa di un incontro contingente una necessità che sospende, almeno nella contingenza dell’incontro, l’impossibile.

Ascoltiamo dal De rerum Natura di Lucrezio.

De rerum natura II, vv. 216-293
Il clinamen

A questo proposito voglio che tu sappia anche
che, quando i corpi cadono diritti attraverso il vuoto
per il loro peso, in qualche tempo e luogo
non definiti deviano per un poco, tanto che appena
220 può dirsi modificato il loro percorso.
Se non usassero deviare, cadrebbero tutti
come gocce di pioggia nel vuoto profondo,
non si produrrebbero scontri né urti
fra gli elementi, e la natura non avrebbe creato mai nulla.
225 Se c’è chi crede che i corpi più pesanti, cadendo
dritti nel vuoto a maggiore velocità, per ciò possano
piombare dall’alto sui corpi più leggeri e in tal modo
produrre gli urti che diano vita ai moti generativi,
va molto lontano dalla vera ragione.
230 Tutte le cose che cadono attraverso l’acqua e l’aria
sottile accelerano necessariamente il proprio moto a seconda del peso,
perché la sostanza dell’acqua e la tenue natura dell’aria
non possono trattenere ogni oggetto alla stessa misura,
ma cedono più velocemente, vinte dai corpi di maggior peso.
235 Ma in nessuna parte e nessun momento
il vuoto può resistere a qualunque cosa
senza ritirarsi, come chiede la sua natura;
per ciò tutti i corpi, attraversando il vuoto immobile,
devono cadere egualmente, pur avendo peso
240 diseguale. Dunque i più pesanti non potranno mai
piombare dall’alto sui più leggeri e produrre gli urti
capaci di modificare il moto per cui la natura dà vita alle cose.
È dunque necessario che i corpi deviino
un poco, non più di un minimo: non dobbiamo immaginarci
245 movimenti obliqui, smentiti dalla realtà stessa.
Vediamo infatti ben chiaro ed evidente
che di per sé i corpi non possono muoversi obliquamente
quando precipitano giù dall’alto, come si può vedere.
Ma chi è che può vedere che non deviino
250 assolutamente dalla linea retta nel loro percorso?
Infine, se ogni movimento è connesso ad altri,
e il nuovo nasce dal vecchio in un ordine determinato,
e gli elementi deviando non provocano
l’inizio di un moto capace di spezzare le leggi del fato,
255 in modo che la causa non segua la causa all’infinito,
da dove nasce in terra per gli esseri viventi, ti dico,
la libera volontà indipendente dal fato,
grazie alla quale procediamo ognuno dove lo guida
il piacere, e deviamo dal nostro percorso non in luogo
260 né in tempo determinato, ma quando lo decide la mente?
Senza dubbio è la volontà di ciascuno che dà inizio
a tutto ciò, e di qui i moti si diffondono per le membra.
Non vedi che quando si aprono tutte d’un colpo le sbarre,
la forza smaniosa dei cavalli non può prorompere
265 subito come la mente di per sé vorrebbe?
Tutta la massa della materia deve essere
sollecitata per tutto il corpo perché, sforzata attraverso
tutti gli arti, segua la volontà della mente;
così vedrai che l’inizio del moto si crea dal cuore
270 e procede all’inizio della volontà del nostro animo,
poi si diffonde per tutto il corpo e le membra.
Non è come quando avanziamo spinti da un urto,
per la forza preponderante e la spinta di un altro.
In quel caso è evidente che tutto il nostro corpo
275 si muove ed è trascinato contro il nostro volere,
finché la volontà non lo frena attraverso le membra.
Non vedi dunque che, benché una forza esterna costringa
spesso molti uomini a procedere contro il loro volere
e a farsi trascinare a precipizio, tuttavia c’è nel nostro petto
280 qualcosa che può fare resistenza e combattere?
Al suo volere anche la massa della materia
è spesso costretta a piegarsi attraverso le membra e gli arti,
e a frenarsi e a indietreggiare nel proprio slancio.
È dunque necessario riconoscere che anche nei corpi elementari
285 c’è un’altra causa di moto oltre agli urti e al peso,
da cui ci arriva questa facoltà innata
poiché sappiamo che nulla viene dal nulla.
Il peso impedisce che tutto si produca attraverso gli urti
come per una forza esterna. Ma che la mente
290 in tutto ciò che compie non abbia una necessità interna,
che non sia sconfitta e costretta a sopportare,
ciò nasce proprio dalla piccola inclinazione degli elementi
che avviene in un momento e un punto indeterminati.




Ecco dove potete trovare il testo completo:
http://it.blurb.com/b/7054166-le-radici-del-desiderio

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