Indice

1. Sciatica
2. Artrite Reumatoide
3. Osteoporosi
4. Emicrania
5. Dismenorrea
6. Infertilità
7. Gastrite
8. Cistite
9. Menopausa
10. Tabagismo
11. Ipertensione
12. Insonnia
13. Obesità
14. Stress e pnei
15. Cistite interstiziale
16. Psoriasi
17. Occhio secco
18. Viaggi
19. Acufeni
20. Allergie-Asma
21. Gravidanza e neonato
22. Due riflessioni
23. Stipsi
24. Vertigini
25. Cani e Gatti
26. Tipi Omeopatici
27.Bambino-psiche
28.Sport
29.Disturbi venosi
30.Salute obbligatoria
31.Cuore
32.Neonato-mamma-papà
33.Memoria
34.Anziano-aspetti nutrizionali e pnei
35.Colesterolo
35-bis.Colesterolo-bis
36.Acne
37.Anemie
38.Tosse-Omeopatia
39.Enuresi
40.Reflusso gastro-esofageo
41.LEI e LUI
42.LEI e LUI seconda puntata
43.LEI e LUI terza puntata
44.Raffreddore
45.Un po' di respiro
46.Influenza
47.Adolescenza
48.Chakras
49.Ayurveda
50.Medicina cinese
51.DENTI parte prima
52.DENTI parte seconda
53.DENTI parte terza
54.CAPELLI parte prima
55.CAPELLI parte seconda
56.FITOTERAPIA
57.diabete-parte prima
58.diabete-parte seconda
59.Trattamento viscerale
60.Pelle
61.Cronobiologia
62.ANORESSIA parte prima
63.ANORESSIA parte seconda
64.Alcolismo
65.Colori
66.Fegato parte prima
67.Fegato parte seconda
68.Posture
69.Fermenti intestinali parte prima
70.Fermenti intestinali parte seconda
71.Epitrocleite
72.TIROIDE parte prima
73.TIROIDE parte seconda
74.SALUTE E MALATTIA
75.CONGIUNTIVITI
76.OTITE parte prima
77.OTITE parte seconda
78.ORMONI parte prima
79.FISIOGNOMICA
80.ORMONI parte seconda
81.COSMETICI
82.ORMONI parte terza
83.METAFISICA
84.EPIFISI
85. Perchè rinunciare?
86.INQUIETUDINI DI FERRUM METALLICUM
87.ICTUS
88.ICTUS parte seconda
89.Mantra
90.KINESIOLOGIA
91.Fiori di Bach
92.Sogni
93.Odori
94.Gli occhiali
95.La vista
96.Il tatto
97.Il gusto
98.Udito
99.Energia e Cosmo
100.Cento
101.VERATRUM ALBUM
102.EFT
103.Lupus
104.Cavoli
105.Farmaci
106.COLON IRRITABILE parte prima
107.COLON IRRITABILE parte seconda
108. MEDICINA CINESE ancora
109.Il corso di EFT
110.Corsi permanenti
111.Calcoli renali
112.DRENAGGIO
113.Metabolismo2-Fascia
114.PRANOTERAPIA
115.Morbo di Crohn
116.Dolori muscolari
117.Alitosi
118.Carotenoidi
119.Le voglie matte
120.IRIDOLOGIA parte prima
121.IRIDOLOGIA parte seconda
122.HERPES
123.DANNI DEI FARMACI PER LO STOMACO parte prima
124.DANNI DEI FARMACI PER LO STOMACO parte seconda
125.Storia delle babbucce
126.IDROTERAPIA
127.PARODONTITE
128.MEDITAZIONE SUL CUORE
129.LA MORTE DEGLI ALTRI
130.Il sole e la pelle
131.ENFISEMA POLMONARE parte prima
132.ENFISEMA POLMONARE parte seconda
133.Sistema immunitario cerebrale
134.Spagirica
135.TRAUMA DA PARTO
136.SPIGOLATURE
137.I GRASSI
138. Fico d'India
139.Occhi e mirtillo
140.PSICOSOMATICA
141.PSICOSOMATICA parte seconda
142.PSICOSOMATICA parte terza
143.Contatti estenuanti
144.Omeopatia per la pelle
145.HIV
146.CISTI OVARICHE
147.TUMORI
148.Singhiozzo
149.TEMPO DI BILANCI
150.NAUSEA E VOMITO
151.Test per la coppia
152.FEBBRE
153.PARKINSON
154.Minerali da antica farmacia
155.Omotossicologia e metabolismo
156.MEDICINA TIBETANA parte prima
157.DERMATITI E DERMATOSI
158.TRE BIOTIPI
159.Jung
160.GAMBE SENZA RIPOSO
161.Due prodotti delle api
162.ATTACCHI DI PANICO
163.ESAMI DELLE URINE
164.VERMI
165.AVVELENAMENTI parte prima
166.AVVELENAMENTI parte seconda
167.Alcuni alimenti
168.DIVERTICOLI
169.PENSARE POSITIVO
170.Naja Tripudians
171.Tumori 2
172.Unghie
173.Pensare col corpo
174.Gambe disturbi venosi
175.SCLEROSI MULTIPLA
176.Malattie autoimmuni
177.SCLERODERMIA
178.Rimedi per gli occhi
179.INTEGRATORI PER MAMMA
180.PSICHE E FIORI DI BACH parte prima
181.PSICHE E FIORI DI BACH parte seconda
182.PSICHE E FIORI DI BACH parte terza
183.PSICHE E FIORI DI BACH parte quarta
184.PSICHE E FIORI DI BACH parte quinta
185.PSICHE E FIORI DI BACH parte sesta
186.PSICHE E FIORI DI BACH parte settima
187.PSICHE E FIORI DI BACH parte ottava
188.PSICHE E FIORI DI BACH nona e ultima parte
189.Gli oli essenziali
190.OMEOPATIA PER INSONNIA DEL BAMBINO
191.CONSIDERAZIONI SULLA SALUTE
192.Macchie scure sulla pelle
193.Blefarite
194.IPERTENSIONE alcune piante
195.DIFESE IMMUNITARIE
196.ALZHEIMER
197.PIANTE ANTI-STRESS
198.FEGATO parte terza
199.Lavaggio energetico
200.Colpo di fulmine tra due LACHESIS
201.ALOE parte prima
202.Maculopatia degenerativa
203.Fluidificanti del sangue
204.ALLERGIE parte prim
205.ALLERGIE parte seconda
206.ALLERGIE parte terza
207.DEMENZA SENILE
208.INSUFFICIENZA RENALE
209.Quanto siamo aciduli
210.Non è tutto cromo ciò che brilla
211.DALLO SPIRITO ALLA MATERIA
212.Pancreatite
213.Raffinate ed accurate primitive terapie
214.Dermatite seborroica
215.RIMEDI PER BAMBINI
216.SCUOLA SALERNITANA parte prima
217.SCUOLA SALERNITANA parte seconda
218.SCUOLA SALERNITANA parte terza
219.Controllo e Ascolto
220.OLIO DI GERME DI GRANO
221.ORTICARIA
222.REFLUSSO GASTRO-ESOFAGEO parte seconda
223.INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO
224.STORIE DI ORDINARIO TORMENTO parte prima
225.STORIE DI ORDINARIO TORMENTO parte seconda
226.DIETA BASE e BAMBINO IPERCINETICO
227.ARTRITE E DOLORI ARTICOLARI
228.RIEDUCAZIONE DELLA PERCEZIONE SONORA
229.OBESITA INFANTILE
230.UNA MEDITAZIONE PER CORREGGERE LE REAZIONI RIPETITIVE
231.ANCORA CUORE
232.VACCINI
233.Balbuzie
234.PAROLE DIFFICILI idiopatico
235.SCOLIOSI
236.Percorsi benessere con regalo
237.DIURESI alcune piante utilissime
238.DIETA BASE
239.ALCHIMIA
240.RADIOTERAPIA un sostegno omeopatico per limitare i danni
241.CORSO ACCELERATO DI OMEOPATIA
242.ANALISI FISIOGNOMICA di un attore
243.CHILI DI TROPPO
244.CHILI DI TROPPO parte seconda
245.ARGILLA
246.Memoria e concentrazione
247.LE PAROLE DIFFICILI escara e flittena
248.ABBASSAMENTO RENALE
249.ALIMENTI FERMENTATI
250.MELATONINA
251.SONDAGGIO
252.Ottuso dogmatismo
253.Ancora fegato
254.PRANAYAMA parte prima
255.PRANAYAMA parte seconda
256.CEFALEA
257.Alimentazione spigolature
258.LE PAROLE DIFFICILI Fotosensibilizzazione
259.ANCORA RENE
260.MEDITARE STANDO AFFACCIATI
261.PRESSIONE ALTA parte prima
262.IPERTENSIONE parte seconda
263.OGM prodotti transgenici
264.Abusi della sanità
265.PRODOTTI SOLARI
266.Ricette mediterranee
267.IPERTENSIONE parte terza
268.TUMORI parte terza
269.COSE DI DONNE
270.Falsi bisogni creati dal mercato
271.IPERTENSIONE parte quarta
272.ANTICHE RICETTE una conserva di susine
273.LE PAROLE DIFFICILI Palliativo
274.STIPSI
275.TAURINA
276.IPERTENSIONE parte quinta
277.INQUINAMENTO ACUSTICO
278.DERMATITE ATOPICA
279.SAPORE DI SALE
280.PARACELSO
281.Metalli pesanti e danni alla pelle
282.IPERTENSIONE parte sesta RIMEDI NATURALI
283.MIA CONFERENZA
284.MALATTIE AUTOIMMUNI parte prima
285.MALATTIE AUTOIMMUNI parte seconda
286.SISTEMA NERVOSO DUE NOTE
287.LE PAROLE DIFFICILI Deontologia e Metastasi
288.IPERTENSIONE parte settima
289.ALLUCE VALGO
290.VERTIGINI fitoterapia
291.DISTURBI INVERNALI DEL BAMBINO
292.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte primaO
293.OMOTOSSICOLOGIA
294.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte seconda
295.Buon Natale filosofeggiando
296.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte terza
297.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte quarta
298.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte quinta
299.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte sesta e ultima
300.DISTURBI INTESTINALI antichissima ricetta
301.Donna e iperandrogenismo
302.FISIOGNOMICA APPLICATA AI RIMEDI OMEOPATICI
303.Possibile prevenire il tumore al fegato con il Chelidonium
304.Litoterapia
305.Fitoterapia per emicrania
306.Parole difficili della medicina OSTEOFITI
307.IL DOLORE DEI NOSTRI ANIMALI
308.RAVANELLO
309.Tre tipi di pepe
310.RUGHE
311.DISTURBI DELLA PROSTATA
312.FERMENTI INTESTINALI
313.PRANOTERAPIA
314.MENINGITE
315.Parole difficili della medicina FISTOLE
316.CLORURO DI MAGNESIO
317.PANNOLINI PER BAMBINI
318.Le emozioni depositate sui denti
319.Meditazione sulla vergogna
320.ANTIOSSIDANTI
321.Malattie autoimmuni
322.INSONNIA punti da trattare
323.Parole difficili in medicina STEATOSI EPATICA
324.Carota
325.Cicatrizzazione
326.Strategie di bisogno e potere
327.ENZIMI
328.Lampone
329.Commento durante la breve vacanza
330.LE PAROLE DIFFICILI DELLA MEDICINA apoptosi e necrosi
331.Nasce la nuova associazione TING
332.ALOPECIA AREATA rimedio Ayurvedico
333.LAVAGGIO EPATICO
334.Incontri autunnali
335.Sindrome di Dupuytren
336.Abuso di farmaci
337.TOSSE parte prima
338.Corso di alimentazione
339.TOSSE parte seconda
340.TOSSE parte terza
341.TOSSE parte quarta
342.MEDITAZIONE SULLE PAURE
343.Interazione individuo e ambiente
344.Respirazione
345.Epifisi e melatonina
346.Cefalea
347.Ibisco
348.CLa magia dei fermenti
349.LEDUM PALUSTRE
350.Unghia di gatto
351.Cicoria
352.Respirazione
353.Albero della vita e scelta di un rimedio
354.Studiare da adulti
355.Meditazione per essere autorevole
356.Tre piante per gli occhi
357.Metabolismo
358.Un consiglio disinteressato
359.Gengivite
360.Diarrea del bambino
361.Fiori di Bach per uscire da una dipendenza
362.Sulfur
363.Linfa e tessuto connettiv
364.Anatomia della fascia
365.GOLA
366.Fiori di Bach per il neonato
367.Note sul cuore
368.Artemisia
369.Codici biologici
370.Rimedi omeopatici per insonnia e paziente scettico
371.Piselli
372.Rimedi per cani
373.Un decotto antico per depurarsi
374.Un caso di diabete di tipo II
375.ALOE
376.Le radici del desiderio
377.Alzheimer approfondimento
378.Colori
379.Colori per la casa
380.USO PERSONALE DEI COLORI
381.DERMATOMERI E METAMERI
382.La nostra pelle
383.Omeostasi, salute e malattia
384.Parole difficili della medicina ACROMEGALIA
385.DERMATITE un questionario utile
386.Citrus aurantium
387.Fibromialgia
388.Piante per gli occhi
389.Coliche addominali del bambino
390.Disturbi mentali
391.Piccola pausa
392.Raffreddore
393.SISTEMA IMMUNITARIO storiella horror-humor
394.ALIMENTAZIONE tre note
395.ASMA rimedi omeopatici
396.ARNICA rimedi omeopatici
397.Rhus Toxicodendron
398.Zucca
399.Corso di fitoterapia online
400.Conferenza su Cuore e dislipidemie

domenica 10 luglio 2016

Alzheimer approfondimento

Ho parlato di questa patologia nel 2012 e per quanto riguarda il modo di interpretarla e di trattarla la mia scelta rimane ferma a quanto detto in precedenza. Più sotto indico il link che altrimenti risulta farraginoso ripescare dall'indice.
Ritorno sull'argomento per darvi una rassegna di quanto si è fatto e si sta ancora facendo anche da parte della medicina ufficiale ( allopatica). Questo per dare ampi spunti di riflessione sulla complessità della materia e sui vari aspetti sui quali si cerca di far leva.
Inoltre, trovo utili alcuni consigli sui vari integratori che non avevo citato nel primo articolo.
Farmaci e consigli di tipo olistico
Per quanto riguarda questa parte che, ovviamente, a mio parere è la più importante, vi segnalo l'articolo che avevo scritto nel 2012:
http://olisticaedintorni.blogspot.it/2012/12/alzheimer.html


 -- che cosa è
Esistono due sottotipi di Alzheimer in base all’età di insorgenza: precoce se inizia entro i 65 anni, e tardivo se dopo. La patologia può essere complicata o non complicata, con delirio o con depressione. I primi sintomi sono a carico della memoria e dopo un numero variabile di anni compaiono afasia, aprassia e agnosia. Alcuni pazienti  presentano irritabilità e aggressività. Negli stadi più avanzati possono comparire disturbi dell’andatura, sintomi similparkinsoniani, mutismo. La durata media della malattia è 7-10 anni. 
1° stadio= amnestico. Compaiono disturbi del linguaggio; dura 2-4 anni; il paziente  si ripete spesso, non trova le parole, non trova oggetti comuni, perde interesse per  attività precedentemente  apprezzate. Non tutti i pazienti  mantengono una critica sufficiente a percepire le loro inadeguatezze progressive. In questo stadio compaiono instabilità emotiva, irritabilità e reazioni imprevedibili. 
2° stadio=demenza. Si ha perdita dell’autonomia; dura 2-10 anni; si hanno affabulazioni, acatisia, atteggiamenti  polemici, frequenti anche delirio e allucinazioni; è comune la perdita d’interesse per  la cura della propria persona; oscillazioni dell’appetito da eccessivo a scarso; diventa necessaria un’assistenza a tempo pieno. 
3° stadio= vegetativo. Dura 1-3 anni; i pazienti  hanno perso totalmente l’autonomia: non si alimentano, non comunicano, non badano all’igiene personale; essi necessitano una continua assistenza.
L’aspetto più tragico è che un’appropriata assistenza consente una sopravvivenza di durata imprevedibile: il paziente  non muore per  la sua demenza ma con la sua demenza per  patologie intercorrenti. La suddivisione in stadi clinici è di comodo, ma, ovviamente ,non esistono due casi simili e il numero di combinazioni tra sintomi e loro gravità rende difficile una diagnosi di certezza. Tra i quadri clinici più atipici figurano quelli caratterizzati per  lungo tempo da un sintomo dominante, quale un disturbo del linguaggio o l’aprassia. Inoltre, gli stadi iniziali possono presentarsi con sintomi non cognitivi come la depressione o il delirio, o la semplice irritabilità e agitazione o l’apatia, o come disturbi del sonno. La cosa difficile è la distinzione tra il decadimento delle facoltà cognitive connesse con l’invecchiamento e quello connesso con la demenza.
Comunque va tenuto presente che circa il 10-15% di tutte la demenze è potenzialmente reversibile. La cura delle malattie concomitanti, sempre presenti nelle demenze, consente sempre di ottenere anche un miglioramento delle capacità cognitive.




Note utili
— Nel cervello dei pazienti si trovano alcuni aggregati di proteine betamiloidi che possono essere la causa delle disfunzioni neuronali e dei problemi di memoria alla base della malattia di Alzheimer. Ma come si formano questi aggregati detti anche placche? Si ritiene che ci sia un errore nel ripiegamento proteico (cioè il processo con il quale la molecola assume la propria struttura tridimensionale). In base a ricerche successive,poi, è stato osservato che non sono le grandi placche a causare le malattie neurodegenerative, ma le aggregazioni più piccole di proteine, precursori delle placche stesse.

— due meccanismi implicati nell’accumulo dell’amiloide. Uno è un errore di rilascio: una sostanza  da cui si origina la beta-amiloide non raggiunge la superficie ma rimane intrappolata nella cellula favorendo l’accumulo della pericolosa proteina: ma le cellule dispongono anche di meccanismi per  lo smaltimento dei rifiuti, che provvedono a eliminare i depositi di sostanze  tossiche, quindi anche di beta-amiloide. Quando il meccanismo si inceppa, o rallenta, ne deriva un accumulo di proteina con formazione delle placche che intasano i neuroni.


--la perdita precoce di sinapsi nell’Alzheimer, dipende dalla perdita di NCAM2, che a sua volte è provocata dagli effetti tossici della beta-amilode. Tutto ciò apre la strada ad un nuovo filone di ricerche su possibili trattamenti per l’Alzheimer in fase precoce, volti a prevenire la distruzione di NCAM2 cerebrale”.
—la proteina Dkk1 è quella che, attivata dalle beta-amiloidi, innesca il processo di distruzione delle sinapsi che è alla base della malattia neurodegenerativa. In uno studio recente sono stati trovati anticorpi che agiscono contro questa proteina. Avere identificato questi anticorpi, secondo gli esperti, potrebbe portare allo sviluppo di nuove possibilità terapeutiche come ad esempio produrre degli analoghi anticorpi su scala monoclonale per combattere in modo massiccio questa proteina.

--nei pazienti si riscontra la presenza di elevati livelli di omocisteina plasmatica, uno dei prodotti del metabolismo delle cellule. Inoltre, alcuni studi evidenziano  l'associazione della malattia con livelli diminuiti di vitamine del gruppo B (Folato, B12 e B6), che sono responsabili dello smaltimento della stessa omocisteina.  molto poco lavoro è stato fatto per cercare un collegamento causale fra queste alterazioni del metabolismo dell'omocisteina e l'insorgenza della patologia”.
-- i peptidi beta-amiloidi sono un interessante marker. Se i loro livelli sono troppo bassi nel liquor ciò indica che si tratta di un soggetto a rischio di sviluppare la malattia entro dieci anni

—E’ stato di recente predisposto un test che individua i depositi di beta-amiloide nei neuroni dei topi. Una sostanza  fluorescente, iniettata nel loro cervello, rende rilevabili le placche con uno speciale microscopio, mentre di norma sono visibili solo all’esame autoptico. La disponibilità di un simile test sarebbe fondamentale per  bloccare la malattia ai primi stadi.





Fattori di rischio



— Secondo uno studio molto imponente conclusosi nel 2015 e riportante la metanalisi di ben 323 studi, i fattori di rischio di Alzheimer sono nove, ma ne aggiungo uno proveniente da un altro studio e non certo di minore importanza: l’uso di benzodiazepine.
  1. obesità, 
  2. fumo (nella popolazione asiatica),
  3. stenosi carotidea, 
  4. diabete di tipo 2 nella popolazione asiatica), 
  5. basso grado di istruzione, 
  6. elevati livelli di omocisteina, 
  7. depressione, 
  8. ipertensione, 
  9. fragilità.
  10. Uso di benzodiazepine 



Questi fattori, tutti potenzialmente modificabili, contribuiscono alla comparsa di circa due terzi dei casi di Alzheimer in tutto il mondo. inoltre: un indice di massa corporea troppo alto o troppo basso nella mezza età e un basso grado di istruzione si associano ad un aumentato rischio di sviluppare la malattia. Secondo uno studio del 2014, pubblicato su British Medical Journal, assumere benzodiazepine per più di tre mesi, aumenta il rischio di Alzheimer del 51%; il rischio aumenta di pari passo all’aumentare del periodo di esposizione, ed è maggiore per le benzodiazepine long-acting, rispetto alle short-acting.

— Al momento sono stati individuati tre geni che, quando presenti in forma mutata, possono determinare le forme di Alzheimer familiari; si tratta del gene per la proteina precursore dell’amiloide (APP) e dei geni codificanti per la presenilina 1 (PSEN1) e presenilina 2 (PSEN2).


—   Attualmente, la modalità con cui questa proteina viene eliminata dal cervello non sono del tutto chiare, tuttavia essa deve essere rimossa attraverso il sangue. Inoltre, i vasi sanguigni nel cervello, al contrario dei quelli presenti nel resto del corpo, possiedono proprietà specifiche che regolano in maniera precisa ciò che entra e ciò che esce dal tessuto cerebrale, una regione estremamente delicata, costituendo la barriera emato-encefalica (BBB). Un po’ come una sorta di ‘cancello’ che permette l’entrata e l’uscita, tale barriera regola in maniera ‘rigida’ lo spostamento di sostanze chimiche da e verso il cervello, in particolare lo scambio di metaboliti ed energia tra il sangue e il tessuto cerebrale. Il concetto dell’eliminazione periodica dal cervello della proteina beta-amiloide attraverso la barriera BBB potrebbe avere un potenziale eccezionale per i malati di Alzheimer nel futuro”.
collegamento con  diabete
— Diabete tipo II : da tempo è noto che c’è un deficit delle funzioni cognitive nei soggetti con questa patologia. Il deficit cognitivo viene considerato un fattore di rischio di contrarre Alzheimer. Secondo uno studio eseguito su un vasto campione di pazienti è emerso che le donne potrebbero essere più vulnerabili degli uomini agli effetti dell’insulino-resistenza sulle funzioni cognitive. Una condizione di insulino-resistenza può essere presente anche molti anni prima della comparsa di un diabete di tipo 2. Alla luce di questi risultati diventa dunque ancora più importante ricorrere a efficaci misure di prevenzione, come il cambiamento dello stile di vita, soprattutto nelle donne a rischio di diabete di tipo 2, tipicamente quelle obese”. Ecco uno stralcio dell'articolo di Laura Berardi sul Farmacista on line di gennaio 2012:
 “Dalla letteratura scientifica più recente era stato osservato che i pazienti affetti da Alzheimer presentavano una riduzione di insulina (ormone responsabile dell’assorbimento del glucosio a livello cellulare), tanto forte che si sarebbe quasi potuto parlare di una sorta di ‘diabete di tipo III’ – in aggiunta a quello giovanile e al diabete di tipo II, che colpisce in età avanzata. Lo scopo della nostra ricerca è stato proprio quello di identificare delle molecole che potessero essere coinvolte nel legame tra le due patologie”, ha spiegato la ricercatrice.
Lo studio è stato condotto utilizzando cellule di neuroblastoma umano in cui è stata mimata la patologia dell'Alzheimer. “Per farlo le abbiamo trattate con il peptide beta-amiloide, una molecola la cui presenza è la maggior causa dell'insorgere di tale patologia. Dopo questo trattamento è stata somministrata l'insulina è abbiamo osservato che la morte neuronale veniva bloccata e le cellule riprendevano la loro vitalità.
Il primo step è stato però  quello di capire quale molecola all'interno della cellula potesse fare da interruttore tra il percorso di morte a quello di vita. “Abbiamo individuato che la proteina Akt, già conosciuta perché fa parte della ‘cascata di segnali’ attivati dal recettore dell'insulina, svolgeva tale azione: a seconda delle modificazioni che subiva, cioè se si trovava in una forma fosforilata o non fosforilata, poteva innescare o meno il meccanismo”.
La proteina Akt, proprio in base a quali modificazioni subisce, si muove infatti da un compartimento cellulare ad un altro (passando ad esempio dal citoplasma al mitocondrio), riuscendo ad annullare l’effetto degenerativo della proteina beta-amiloide (A-beta), coinvolta nell'eziopatogenesi della malattia di Alzheimer. “A seconda di dove si trova, Akt ‘dirige il traffico’ di altre proteine che possono trasferirsi o allontanarsi dal nucleo e dal citoplasma, attivando molecole responsabili della morte (apoptosi) o della sopravvivenza cellulare”.
Ma qual è il ruolo dell’insulina nel meccanismo? “Dopo essersi legata al suo recettore sulla membrana dei neuroni, l’insulina provoca una serie di reazioni biochimiche che hanno come chiave proprio la molecola Akt. In pratica, dopo il trattamento con l’insulina, i neuroni danneggiati erano capaci di riprendere la loro morfologia e ripristinare le funzioni compromesse”, ha continuato la ricercatrice.I passi successivi:
“La novità di questa ricerca e che abbiamo identificato un meccanismo legato al movimento delle molecole ed allo stato di modificazione che esse subiscono a secondo degli stimoli che ricevono”, ha spiegato ancora Di Carlo. “La proteina Akt risulta essere la molecola o una delle molecole coinvolte nel legame Alzheimer/diabete ed è un interessante potenziale target molecolare per disegnare farmaci mirati per questa patologia”.
Il futuro è quindi nello sviluppo di farmaci mirati? “I nostri studi stanno proseguendo addentrandoci sempre di più nei meccanismi molecolari che regolano queste patologie e stiamo iniziando a sperimentare la somministrazione di insulina con altre molecole antiossidanti, con risultati incoraggianti. Davanti a noi abbiamo la possibilità di sviluppare nuovi farmaci che, agendo in maniera mirata su Akt o sulle molecole da essa attivate, possono essere utilizzati nella prevenzione e terapia dell’Alzheimer”, ha concluso la ricercatrice."
   


 Farmaci e integratori e consigli vari 

—Questi cinque consigli per abbassare il rischio individuale della demenza sono stati riportati dal World Alzheimer Report 2014
  1. Prenditi cura del tuo cuore, 2) sii attivo dal punto di vista fisico, 3) segui una dieta sana, 4) sfida il tuo cervello, 5) godi delle attività sociali
Possono fare tutto questo anche le persone che soffrono già di demenza o che presentano segnali della malattia, contribuendo a rallentarne la progressione”

FARMACI ATTUALMENTE USATI
sono inibitori dell'acetilcolinesterasi
—RIVASTIGMINA (Exelon o Prometax)
—DONEPEZIL (Aricept o Memac)
—GALANTAMINA (Reminyl)
—MEMANTINA (Ebixa)

 FARMACI E INTEGRATORI DI SOSTEGNO
— antiossidanti
— alte dosi di vitamina E anche in associazione  a SELEGILINA
— FANS: J Roger e P Mc Geer sostengono che basterebbe un trattamento  con INDOMETACINA per  eliminare la reazione  infiammatoria e disinnescare il processo degenerativo.
— estratti vegetali di GINGKO BILOBA
— L-CARNITINA. Una ricerca condotta dall’istituto Mario Negri rivela  che la L-ACETILCARNITINA sarebbe in grado di rallentare la malattia attraverso l’aumento della produzione  energetica da parte dei mitocondri.
—NIMODIPINA somministrata ad un gruppo di pazienti  gravi ma con una residua capacità di memoria, ha ridotto di un 30% il deterioramento delle facoltà mentali, rallentando la progressione verso l’inabilità. 
—Fattori NEUROTROFICI  e l’NGF soprattutto, sono in grado di promuovere le funzioni metaboliche necessarie ai processi riparativi cellulari.
L’NGF, però non supera la BEE; si deve quindi cercare di stimolarne la produzione endogena e/o migliorarne l’utilizzazione: ed ecco un motivo in più per usare la L-ACETILCARNITINA; essa è in grado sia di stimolarne la sintesi che di migliorarne l’utilizzazione. Inoltre, essa contribuisce ai processi riparativi di membrana e,  in questo caso, della membrana del neurone.

FARMACI  CHE POTREBBERO ESSERE UTILIZZATI, ANCORA IN ATTESA DI CONFERME DEFINITIVE O DI AUTORIZZAZIONE PER QUESTA INDICAZIONE
— Gantenerumab  . Ancora in fase sperimentale dal 2013. riduce la produzione di amiloide.


— S-adenosilmetionina (SAM), un coenzima prodotto dall’organismo, che si può trovare, oltre che nei farmaci contro la depressione, anche come componente di integratori alimentari.“Abbiamo studiato vari geni coinvolti nella patologia – dice il dr. Fuso che ha condotto questa ricerca – e abbiamo trovato che uno di questi veniva ipometilato in condizioni di deficienza vitaminica. Questo portava a un aumento della sua espressione. Il gene (che si chiama Presenilina1) è uno dei responsabili della produzione della proteina beta-amiloide, quella che è ritenuta essere la principale causa delle ‘placche senili’ caratteristiche del cervello dei pazienti affetti dalla malattia, che dunque veniva prodotta in quantità maggiori nei topi osservati”.
A questo punto, i ricercatori della Sapienza, hanno cercato il modo di annullare il peggioramento indotto dalla carenza di vitamine B e dall’aumento di omocisteina, con la speranza che questo potesse migliorare molte caratteristiche patologiche normalmente osservabili negli animali malati. “Dopo aver trovato questo collegamento causale, abbiamo deciso di provare ad usare una molecola che potesse favorire la metilazione. La S-adenosilmetionina era un ottimo candidato, visto che la molecola ha proprio questa proprietà ed era già stata usata in clinica come blando antidepressivo”, ha spiegato Fuso.
Per determinare se la SAM sia veramente efficace nei pazienti, occorre prevedere uno studio della durata di almeno 2-3 anni su un cospicuo numero di soggetti. Questi numeri, a cui si devono aggiungere le spese delle analisi neurologiche e di imaging, fanno si che il costo del trial risulti davvero elevato”.


—Due pigmenti, chiamati orceina e O4 , sarebbero in grado di convertire i piccoli aggregati tossici che generano la malattia in placche più grandi e sicure per i neuroni. I due coloranti studiati si legherebbero proprio a questi composti più minuti, promuovendone la conversione in placche più grandi, che secondo i ricercatori potrebbero essere dunque più sicure per i neuroni.
quindi Invece di rimodellare le placche proteiche, correggendo il loro ripiegamento, essi accelerano la formazione di aggregati molecolari più grandi. Per ora non sono ancora sicuri che l’accelerazione nella formazione di placche più grandi possa effettivamente ridurre i sintomi dell’Alzheimer negli esseri umani, ma gli scienziati sono comunque fiduciosi che i pigmenti appena scoperti possano aiutare nello sviluppo di un approccio terapeutico efficace contro la malattia.


—Secondo un importante studio americano  di quest'anno, dei farmaci in grado di bloccare sul nascere la malattia sarebbero dei ben noti antipertensivi: il candesartan è la classe dei sartani in generale. Naturalmente non è ancora stato autorizzato l'uso per questa indicazione, ma nel mondo della farmacologia la cosa ha destato interesse.


— Secondo un altro studio, sempre del 2012, il Bexarotene, un farmaco antitumorale potrebbe essere utilissimo. Questo farmaco agisce, in base a quanto si è scoperto nella fase di sperimentazione sui topi, apportando miglioramenti nella memoria e nel comportamento, tanto che sembra riuscire a invertire i segni patologici dell’Alzheimer a poche ore dalla somministrazione: entro sei ore le placche amiloidi si riducono del 25%; meccanismo di azione: fa aumentare l’espressione del principale veicolo di colesterolo nel cervello, la proteina ApoE (Apolipoprotein E). Ma il farmaco sembra avere anche un ulteriore effetto, stimolando le cellule del sistema immunitario a ‘divorare’ i depositi amiloidei nel cervello, migliora i sintomi dell’Alzheimer.
Una prova in più è data dal fatto che gli animali da esperimento recuperavano anche le altre funzioni che vengono perse in questa malattia, come ad esempio l’olfatto.
La scoperta risulta quindi molto promettente, ma gli esperti ricordano che saranno necessari ulteriori accertamenti: per ora è stato dimostrato solo che il farmaco funziona sui topi, bisogna ancora dimostrare che abbia lo stesso effetto negli esseri umani , e per avere questa conferma dobbiamo attendere l’esito degli studi clinici.


— E’ in fase sperimentale un nuovo farmaco, il Cliochinolo, che intrappola le molecole di rame e zinco che altrimenti favorirebbero la formazione  delle placche mediando l’interazione tra proteine beta-amiloidi. Rispetto al gruppo di controllo i 18 pazienti  trattati con  cliochinolo hanno mostrato migliori capacità cognitive e una ridotta quantità di beta-amiloide. Ma per  sapere quando è il momento di intervenire occorre un test per  diagnosticare precocemente la malattia, prima che se ne manifestino i sintomi.


— IL VACCINO è capace di innescare una risposta immunitaria contro la beta–amiloide. Esso induce la produzione di anticorpi, che si legano al peptide che causa la malattia, favorendone così l’eliminazione”.

“Sono ormai 10 anni che ricercatori di tutto il mondo stanno esplorando la possibilità di prevenire l’Alzheimer con un vaccino: le prime sperimentazioni sull’uomo hanno acceso molte speranze, ma anche evidenziato possibili effetti collaterali gravi, che ne impediscono l’utilizzo”, ha spiegato Antonella Prisco, dell’Igb-Cnr, coordinatrice della ricerca. “Usando il bagaglio di esperienze accumulato, abbiamo messo a punto la molecola (1-11)E2, cercando di minimizzarne i rischi per l’organismo e di ottimizzarne l’efficacia terapeutica”.
La sperimentazione è attualmente nella fase pre-clinica, che prevede la somministrazione del vaccino ai topi normali.



fattori protettivi 
I fattori protettivi.Gli ormoni femminili (estrogeni), sembrano avere un effetto protettivo molto forte contro la comparsa di morbo di Alzheimer, come anche i farmaci anti-colesterolo (le statine), gli antipertensivi e i farmaci anti-infiammatori non steroidei. Altri fattori protettivi vanno ricercati nella dieta e sembrano essere folati, vitamina C ed E e il caffè. Condizioni patologiche pregresse, associate ad un basso rischio di Alzheimer sono una storia di artrite, di cardiopatia, di sindrome metabolica e di tumore. un indice di massa corporea elevato più avanti nel corso della vita, il fatto di tenere in esercizio il cervello, quello di essere fumatori attivi (tranne che per la popolazione asiatica) o di indulgere in un consumo di alcol lieve-moderato rappresentato fattori protettivi.  L’olio di oliva: secondo uno studio del 2013, effettuato su ratti e topi cui era stata indotta la malattia (E già questo criterio per me è assolutamente orribile ma è routine in farmacologia),  l’OLEUROPEINA, principio attivo presente nell’olio di oliva fa diminuire la produzione di amiloide e migliora sia le capacità motorie che la durata di vita.



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