Indice

1. Sciatica
2. Artrite Reumatoide
3. Osteoporosi
4. Emicrania
5. Dismenorrea
6. Infertilità
7. Gastrite
8. Cistite
9. Menopausa
10. Tabagismo
11. Ipertensione
12. Insonnia
13. Obesità
14. Stress e pnei
15. Cistite interstiziale
16. Psoriasi
17. Occhio secco
18. Viaggi
19. Acufeni
20. Allergie-Asma
21. Gravidanza e neonato
22. Due riflessioni
23. Stipsi
24. Vertigini
25. Cani e Gatti
26. Tipi Omeopatici
27.Bambino-psiche
28.Sport
29.Disturbi venosi
30.Salute obbligatoria
31.Cuore
32.Neonato-mamma-papà
33.Memoria
34.Anziano-aspetti nutrizionali e pnei
35.Colesterolo
35-bis.Colesterolo-bis
36.Acne
37.Anemie
38.Tosse-Omeopatia
39.Enuresi
40.Reflusso gastro-esofageo
41.LEI e LUI
42.LEI e LUI seconda puntata
43.LEI e LUI terza puntata
44.Raffreddore
45.Un po' di respiro
46.Influenza
47.Adolescenza
48.Chakras
49.Ayurveda
50.Medicina cinese
51.DENTI parte prima
52.DENTI parte seconda
53.DENTI parte terza
54.CAPELLI parte prima
55.CAPELLI parte seconda
56.FITOTERAPIA
57.diabete-parte prima
58.diabete-parte seconda
59.Trattamento viscerale
60.Pelle
61.Cronobiologia
62.ANORESSIA parte prima
63.ANORESSIA parte seconda
64.Alcolismo
65.Colori
66.Fegato parte prima
67.Fegato parte seconda
68.Posture
69.Fermenti intestinali parte prima
70.Fermenti intestinali parte seconda
71.Epitrocleite
72.TIROIDE parte prima
73.TIROIDE parte seconda
74.SALUTE E MALATTIA
75.CONGIUNTIVITI
76.OTITE parte prima
77.OTITE parte seconda
78.ORMONI parte prima
79.FISIOGNOMICA
80.ORMONI parte seconda
81.COSMETICI
82.ORMONI parte terza
83.METAFISICA
84.EPIFISI
85. Perchè rinunciare?
86.INQUIETUDINI DI FERRUM METALLICUM
87.ICTUS
88.ICTUS parte seconda
89.Mantra
90.KINESIOLOGIA
91.Fiori di Bach
92.Sogni
93.Odori
94.Gli occhiali
95.La vista
96.Il tatto
97.Il gusto
98.Udito
99.Energia e Cosmo
100.Cento
101.VERATRUM ALBUM
102.EFT
103.Lupus
104.Cavoli
105.Farmaci
106.COLON IRRITABILE parte prima
107.COLON IRRITABILE parte seconda
108. MEDICINA CINESE ancora
109.Il corso di EFT
110.Corsi permanenti
111.Calcoli renali
112.DRENAGGIO
113.Metabolismo2-Fascia
114.PRANOTERAPIA
115.Morbo di Crohn
116.Dolori muscolari
117.Alitosi
118.Carotenoidi
119.Le voglie matte
120.IRIDOLOGIA parte prima
121.IRIDOLOGIA parte seconda
122.HERPES
123.DANNI DEI FARMACI PER LO STOMACO parte prima
124.DANNI DEI FARMACI PER LO STOMACO parte seconda
125.Storia delle babbucce
126.IDROTERAPIA
127.PARODONTITE
128.MEDITAZIONE SUL CUORE
129.LA MORTE DEGLI ALTRI
130.Il sole e la pelle
131.ENFISEMA POLMONARE parte prima
132.ENFISEMA POLMONARE parte seconda
133.Sistema immunitario cerebrale
134.Spagirica
135.TRAUMA DA PARTO
136.SPIGOLATURE
137.I GRASSI
138. Fico d'India
139.Occhi e mirtillo
140.PSICOSOMATICA
141.PSICOSOMATICA parte seconda
142.PSICOSOMATICA parte terza
143.Contatti estenuanti
144.Omeopatia per la pelle
145.HIV
146.CISTI OVARICHE
147.TUMORI
148.Singhiozzo
149.TEMPO DI BILANCI
150.NAUSEA E VOMITO
151.Test per la coppia
152.FEBBRE
153.PARKINSON
154.Minerali da antica farmacia
155.Omotossicologia e metabolismo
156.MEDICINA TIBETANA parte prima
157.DERMATITI E DERMATOSI
158.TRE BIOTIPI
159.Jung
160.GAMBE SENZA RIPOSO
161.Due prodotti delle api
162.ATTACCHI DI PANICO
163.ESAMI DELLE URINE
164.VERMI
165.AVVELENAMENTI parte prima
166.AVVELENAMENTI parte seconda
167.Alcuni alimenti
168.DIVERTICOLI
169.PENSARE POSITIVO
170.Naja Tripudians
171.Tumori 2
172.Unghie
173.Pensare col corpo
174.Gambe disturbi venosi
175.SCLEROSI MULTIPLA
176.Malattie autoimmuni
177.SCLERODERMIA
178.Rimedi per gli occhi
179.INTEGRATORI PER MAMMA
180.PSICHE E FIORI DI BACH parte prima
181.PSICHE E FIORI DI BACH parte seconda
182.PSICHE E FIORI DI BACH parte terza
183.PSICHE E FIORI DI BACH parte quarta
184.PSICHE E FIORI DI BACH parte quinta
185.PSICHE E FIORI DI BACH parte sesta
186.PSICHE E FIORI DI BACH parte settima
187.PSICHE E FIORI DI BACH parte ottava
188.PSICHE E FIORI DI BACH nona e ultima parte
189.Gli oli essenziali
190.OMEOPATIA PER INSONNIA DEL BAMBINO
191.CONSIDERAZIONI SULLA SALUTE
192.Macchie scure sulla pelle
193.Blefarite
194.IPERTENSIONE alcune piante
195.DIFESE IMMUNITARIE
196.ALZHEIMER
197.PIANTE ANTI-STRESS
198.FEGATO parte terza
199.Lavaggio energetico
200.Colpo di fulmine tra due LACHESIS
201.ALOE parte prima
202.Maculopatia degenerativa
203.Fluidificanti del sangue
204.ALLERGIE parte prim
205.ALLERGIE parte seconda
206.ALLERGIE parte terza
207.DEMENZA SENILE
208.INSUFFICIENZA RENALE
209.Quanto siamo aciduli
210.Non è tutto cromo ciò che brilla
211.DALLO SPIRITO ALLA MATERIA
212.Pancreatite
213.Raffinate ed accurate primitive terapie
214.Dermatite seborroica
215.RIMEDI PER BAMBINI
216.SCUOLA SALERNITANA parte prima
217.SCUOLA SALERNITANA parte seconda
218.SCUOLA SALERNITANA parte terza
219.Controllo e Ascolto
220.OLIO DI GERME DI GRANO
221.ORTICARIA
222.REFLUSSO GASTRO-ESOFAGEO parte seconda
223.INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO
224.STORIE DI ORDINARIO TORMENTO parte prima
225.STORIE DI ORDINARIO TORMENTO parte seconda
226.DIETA BASE e BAMBINO IPERCINETICO
227.ARTRITE E DOLORI ARTICOLARI
228.RIEDUCAZIONE DELLA PERCEZIONE SONORA
229.OBESITA INFANTILE
230.UNA MEDITAZIONE PER CORREGGERE LE REAZIONI RIPETITIVE
231.ANCORA CUORE
232.VACCINI
233.Balbuzie
234.PAROLE DIFFICILI idiopatico
235.SCOLIOSI
236.Percorsi benessere con regalo
237.DIURESI alcune piante utilissime
238.DIETA BASE
239.ALCHIMIA
240.RADIOTERAPIA un sostegno omeopatico per limitare i danni
241.CORSO ACCELERATO DI OMEOPATIA
242.ANALISI FISIOGNOMICA di un attore
243.CHILI DI TROPPO
244.CHILI DI TROPPO parte seconda
245.ARGILLA
246.Memoria e concentrazione
247.LE PAROLE DIFFICILI escara e flittena
248.ABBASSAMENTO RENALE
249.ALIMENTI FERMENTATI
250.MELATONINA
251.SONDAGGIO
252.Ottuso dogmatismo
253.Ancora fegato
254.PRANAYAMA parte prima
255.PRANAYAMA parte seconda
256.CEFALEA
257.Alimentazione spigolature
258.LE PAROLE DIFFICILI Fotosensibilizzazione
259.ANCORA RENE
260.MEDITARE STANDO AFFACCIATI
261.PRESSIONE ALTA parte prima
262.IPERTENSIONE parte seconda
263.OGM prodotti transgenici
264.Abusi della sanità
265.PRODOTTI SOLARI
266.Ricette mediterranee
267.IPERTENSIONE parte terza
268.TUMORI parte terza
269.COSE DI DONNE
270.Falsi bisogni creati dal mercato
271.IPERTENSIONE parte quarta
272.ANTICHE RICETTE una conserva di susine
273.LE PAROLE DIFFICILI Palliativo
274.STIPSI
275.TAURINA
276.IPERTENSIONE parte quinta
277.INQUINAMENTO ACUSTICO
278.DERMATITE ATOPICA
279.SAPORE DI SALE
280.PARACELSO
281.Metalli pesanti e danni alla pelle
282.IPERTENSIONE parte sesta RIMEDI NATURALI
283.MIA CONFERENZA
284.MALATTIE AUTOIMMUNI parte prima
285.MALATTIE AUTOIMMUNI parte seconda
286.SISTEMA NERVOSO DUE NOTE
287.LE PAROLE DIFFICILI Deontologia e Metastasi
288.IPERTENSIONE parte settima
289.ALLUCE VALGO
290.VERTIGINI fitoterapia
291.DISTURBI INVERNALI DEL BAMBINO
292.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte primaO
293.OMOTOSSICOLOGIA
294.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte seconda
295.Buon Natale filosofeggiando
296.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte terza
297.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte quarta
298.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte quinta
299.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte sesta e ultima
300.DISTURBI INTESTINALI antichissima ricetta
301.Donna e iperandrogenismo
302.FISIOGNOMICA APPLICATA AI RIMEDI OMEOPATICI
303.Possibile prevenire il tumore al fegato con il Chelidonium
304.Litoterapia
305.Fitoterapia per emicrania
306.Parole difficili della medicina OSTEOFITI
307.IL DOLORE DEI NOSTRI ANIMALI
308.RAVANELLO
309.Tre tipi di pepe
310.RUGHE
311.DISTURBI DELLA PROSTATA
312.FERMENTI INTESTINALI
313.PRANOTERAPIA
314.MENINGITE
315.Parole difficili della medicina FISTOLE
316.CLORURO DI MAGNESIO
317.PANNOLINI PER BAMBINI
318.Le emozioni depositate sui denti
319.Meditazione sulla vergogna
320.ANTIOSSIDANTI
321.Malattie autoimmuni
322.INSONNIA punti da trattare
323.Parole difficili in medicina STEATOSI EPATICA
324.Carota
325.Cicatrizzazione
326.Strategie di bisogno e potere
327.ENZIMI
328.Lampone
329.Commento durante la breve vacanza
330.LE PAROLE DIFFICILI DELLA MEDICINA apoptosi e necrosi
331.Nasce la nuova associazione TING
332.ALOPECIA AREATA rimedio Ayurvedico
333.LAVAGGIO EPATICO
334.Incontri autunnali
335.Sindrome di Dupuytren
336.Abuso di farmaci
337.TOSSE parte prima
338.Corso di alimentazione
339.TOSSE parte seconda
340.TOSSE parte terza
341.TOSSE parte quarta
342.MEDITAZIONE SULLE PAURE
343.Interazione individuo e ambiente
344.Respirazione
345.Epifisi e melatonina
346.Cefalea
347.Ibisco
348.CLa magia dei fermenti
349.LEDUM PALUSTRE
350.Unghia di gatto
351.Cicoria
352.Respirazione
353.Albero della vita e scelta di un rimedio
354.Studiare da adulti
355.Meditazione per essere autorevole
356.Tre piante per gli occhi
357.Metabolismo
358.Un consiglio disinteressato
359.Gengivite
360.Diarrea del bambino
361.Fiori di Bach per uscire da una dipendenza
362.Sulfur
363.Linfa e tessuto connettiv
364.Anatomia della fascia
365.GOLA
366.Fiori di Bach per il neonato
367.Note sul cuore
368.Artemisia
369.Codici biologici
370.Rimedi omeopatici per insonnia e paziente scettico
371.Piselli
372.Rimedi per cani
373.Un decotto antico per depurarsi
374.Un caso di diabete di tipo II
375.ALOE
376.Le radici del desiderio
377.Alzheimer approfondimento
378.Colori
379.Colori per la casa
380.USO PERSONALE DEI COLORI
381.DERMATOMERI E METAMERI
382.La nostra pelle
383.Omeostasi, salute e malattia
384.Parole difficili della medicina ACROMEGALIA
385.DERMATITE un questionario utile
386.Citrus aurantium
387.Fibromialgia
388.Piante per gli occhi
389.Coliche addominali del bambino
390.Disturbi mentali
391.Piccola pausa
392.Raffreddore
393.SISTEMA IMMUNITARIO storiella horror-humor
394.ALIMENTAZIONE tre note
395.ASMA rimedi omeopatici
396.ARNICA rimedi omeopatici
397.Rhus Toxicodendron
398.Zucca
399.Corso di fitoterapia online
400.Conferenza su Cuore e dislipidemie

domenica 28 febbraio 2010

ANORESSIA parte seconda





ANORESSIA parte seconda



Riprendiamo l’argomento con un brano preso da qui:
http://www.iobenessereblog.it/anoressia-sintomi-fisici-e-psicologici-l-anoressia-e-una-malattia-psicosomatica-come-riconoscere-l-anoressia/2009
La fonte è ancora il dottore Marco Baranello:
“CHI SOFFRE DI ANORESSIA CERCA CONTINUAMENTE L’ APPROVAZIONE DEGLI ALTRI
L’ anoressia porta a una sorta di autodistruzione fisica e psicologica della persona che ne soffre; in realtà la ricerca accanita della magrezza è solo un tentativo di camuffare problemi di personalità nascosti. 
L’ anoressica soffre di una profonda insoddisfazione riguardo a se stessa e alla propria vita; insoddisfazione che, mediante un meccanismo di spostamento, l’anoressica riversa su quell’unico spazio che è sicura di poter controllare, disciplinare, dominare: il suo corpo.
A guidare il comportamento di chi soffre di anoressia è una profonda mancanza di autostima: l’ anoressica è convinta di avere dentro di sé qualcosa di imbarazzante e malvagio che le preclude l’ accesso alle “cose belle della vita”.
Chi soffre di anoressia spesso pensa di essere inadeguato, mediocre, inferiore e disprezzato dagli altri. L’anoressica avverte che la gente intorno a lei la guarda dall’alto in basso con disapprovazione, pronta a criticarla appena possibile.
Tutti gli sforzi che l’ anoressica fa per raggiungere il “peso perfetto” servono solo a nascondere la sua inadeguatezza di fronte al mondo.

Chi soffre di anoressia sente che, per ottenere
l’ approvazione degli altri, deve sempre assecondarne le richieste, anche quando queste sono in netto contrasto con le sue aspirazioni e le sue necessità. L’ anoressica si mostra seria, responsabile, servizievole, studiosa: è la classica “brava ragazza”.
I pensieri e i progetti di un’ anoressica sono continuamente influenzati da domande tipo: “Come la prenderanno gli altri ? Cosa si aspettano che io faccia ?“.
Chi soffre di anoressia ha bisogno che i suoi sentimenti siano confermati da altre persone per poter sapere che li sta provando. L’ anoressica fa esperienza di se stessa solo come riflesso di ciò che gli altri vedono in lei, continuando a sentirsi “vuota”, un “niente”, fino a diventare una marionetta nelle mani degli altri. Tutta la vita di un malato di anoressia è volta a soddisfare solo i desideri e i bisogni degli altri.
Nella vita di tutti i giorni, l’anoressica mostra un volto sorridente e compiacente agli altri, ma nasconde una dolorosa infelicità sotto una facciata artificiale. Dato che i bisogni di un malato di anoressia passano sempre in secondo piano, un’anoressica non si sente mai amata, compresa, desiderata. E non riesce ad acquistare fiducia in se stessa.” 

Credo che questo articolo descriva bene la situazione.
D’altra parte ci sono anoressici con personalità completamente diverse, così come ce ne sono alcuni nei quali la malattia è somato-psichica invece che psico-somatica.
Secondo me la patologia si può interpretare anche al contrario: il paziente anoressico in realtà è un ipotiroideo che quando si accorge che mangiando secondo la sua fame ingrassa troppo, decide di mangiare di meno, ma così facendo va in denutrizione. E’ come se il meccanismo della sua fame non fosse calibrato al reale fabbisogno nutritivo; d’altra parte trovare l’equilibrio metabolico in un paziente dove il fat-point è falsato è molto difficile perciò egli sarà più spesso sovrappeso e quando ha un forte rifiuto del sovrappeso sarà anoressico. L’anoressico che guarisce sarà di nuovo sovrappeso. Infine le caratteristiche psichiche dei due sono molto simili. Continuo a sostenere che l’anoressia non è una malattia psichiatrica ma metabolica, cui poi , come del resto nel diabete e in altre innumerevoli patologie, si sovrappone un disturbo psichico e nel peggiore dei casi psicotico.


Anche certe restrizioni nel sistema craniosacrale possono causare sintomi di anoressia e viceversa, per cui senza sapere se è nato prima l’uovo o la gallina , mi sento di consigliare come supporto anche la terapia cranio sacrale.

Ed ecco un altro brano che aggiunge nuovi “indizi”



“I soggetti anoressici sono cresciuti spesso in famiglie con forte tendenza alla ricerca del successo e grande cura delle apparenze esterne. Dietro un atteggiamento generalmente positivo, questi soggetti provano di solito sentimenti di debolezza e indegnità e si sentono obbligati a corrispondere a quanto percepiscono come una richiesta incessante di perfezione.

Il periodo in cui più tipicamente emerge l’anoressia è dopo la pubertà, quando le esigenze dell’adolescenza mettono l’individuo di fronte alla necessità di maggior indipendenza, alla sfida delle relazioni sessuali e al bisogno di perseguire obiettivi e attività autonome. Questa situazione tende ad aggravare un già profondo senso interiore di dubbio e di spregio di sé. 

L’anoressia nervosa ha inizio spesso con una dieta, che all’inizio non è diversa da analoghi tentativi di perdere peso in altri adolescenti. Data però la particolare vulnerabilità della condizione dell’anoressica, il fatto di sottoporsi a una dieta genera un forte senso di autocontrollo che ha basi sia interiori che sociali; interiori, perché dà un senso di padronanza e di euforia a un individuo che in precedenza si sentiva non solo debole ma anche depresso e vuoto; sociali, perché in una cultura che valorizza la magrezza, il raggiungimento di una tale forma corporea costituisce un trionfo.

L’anoressica, inoltre, ricava una soddisfazione secondaria dal potere di manipolazione che i suoi sintomi le danno all’interno della famiglia: in una situazione in cui potrebbe sentirsi depressa, il rifiuto del cibo richiama negli altri una risposta intensa, afferma la sua presenza in un modo che non può essere ignorato. 

Una volta in corso, l’anoressia, ha uno sviluppo caratteristico.

Quando la dieta si trasforma in digiuno e riduce infine alla “fame” vera e propria, l’anoressica tende ad accantonare le sue solite attività e relazioni personali, a intensificare un già eccessivo regime di esercizio fisico e può per un certo periodo, raddoppiare gli sforzi indirizzati all’ottenimento del successo. È ossessionata dal pensiero del cibo, da particolari farmaci dietetici, dai calcoli delle calorie, e dalla propria immagine riflessa nello specchio.

Nelle prime fasi della malattia, le anoressiche sperimentano spesso una sorta di euforia, generata dai risultati esteriori della restrizione alimentare e da un aumentato senso di autocontrollo. Queste esperienze sono comunque brevi: più cresce il periodo di astensione dal cibo, più è probabile che intervenga e diventi dominante un senso di depressione.

Giunta ad un certo punto della malattia, la paziente anoressica che ha perduto una rilevante quantità di peso, tenderà a giustificare la sua condizione con ogni mezzo a sua disposizione, tra cui diverse strategie di inganno e menzogna per le quali queste pazienti sono famose. Ricorrono a metodi ingegnosi per eliminare il cibo o per nascondere spaventosi livelli di dimagrimento sotto vestiti comodi. L’anoressica non si limita a ingannare gli altri, ma in una certa misura è capace di convincere sé stessa che “va tutto bene” e che non si è mai sentita meglio. Probabilmente nessun altro disturbo, tranne l’alcolismo, è tanto invariabilmente accompagnato dalla negazione della propria condizione.

Quando la paziente giunge davanti al medico, la malattia è di solito in una fase piuttosto avanzata; e ciò accade perché i familiari sperano sempre che il disturbo sia passeggero.

Sebbene in qualche caso questo possa essere effettivamente vero, e l’anoressica alle prime fasi della malattia riesca da sola a uscire dalla situazione in cui è incappata, nella maggioranza dei casi la famiglia resta intrappolata in una spirale di negazione e collusione involontaria, in quanto tende ad essere orientata verso l’esterno ed è quindi portata a negare l’esistenza dei problemi. 

Quando l’anoressica si trova al punto in cui il disturbo è identificato clinicamente, è già coinvolta in una complessa rete di atteggiamenti psicologici e di conseguenze fisiologiche associate alla prolungata denutrizione. Una paziente anoressica che presenta ad esempio sintomi di deperimento quali pallore e fatica muscolare, crescita di peluria sul corpo e amenorrea, tenderà a mostrare delle irregolarità del battito cardiaco, insieme ad un complesso squilibrio associato alla cattiva nutrizione. Se la perdita di peso è stata notevole si è creata una situazione medica di emergenza che ha portato alla ospedalizzazione.

L’anoressia ha un esito fatale in un numero variabile tra il 5 e il 10% dei casi diagnosticati, proporzione questa più elevata di quella di ogni altro disturbo psichiatrico.

Non c’è dubbio che una volta che la condizione si stabilizza, l’anoressia implica squilibri fisiologici complessi e a volte incurabili che a loro volta contribuiscono ad aggravare la già alterata condizione mentale della paziente. Numerose ricerche hanno rilevato anomalie fisiologiche, che vanno da una perdita dell’equilibrio endocrino, a deficienze a livello dei neurotrasmettitori, a meccanismi anormali di nutrizione e digestione. Più specificamente è stato dimostrato che le anoressiche mostrano:

a) livelli degli estrogeni (testosterone nei maschi) inferiori alla norma;

b) livelli superiori alla norma degli ormoni della crescita;

c) livelli ridotti di neurotrasmettitori (adrenalina, serotonina, dopamina);

d) anomalie nel metabolismo dei carboidrati;

e) anomalie nella regolazione della temperatura corporea;

f) ritardi nello svuotamento gastrico. 

Alcune funzioni fisiologiche ritornano per la massima parte ai livelli normali quando si sono ripristinati un peso e un’alimentazione normale. Comunque anche dopo che il soggetto si è ripreso, possono restare danni permanenti (ad es. anomalie mestruali o riproduttive e, osteoporosi), ma queste devono essere considerate conseguenze e non cause del disturbo.

Nonostante le implicazioni di carattere fisiologico, ciò che inizialmente innesca il disturbo risiede nella storia evolutiva del soggetto, che si esprime in un contesto culturale. Le attuali conoscenze sembrano deporre a favore dell’importanza cruciale di fattori psicologici e sociali nell’insorgere del disturbo.

Per questo l’intervento sull’anoressia è ancora un tema fortemente discusso.

In generale, non si discute sulla necessità di affrontare tanto gli aspetti fisiologici che quelli psicologici del disturbo mediante la combinazione di riabilitazione nutritiva, recupero del peso corporeo e psicoterapia a lungo termine. C’è però una profonda differenza di opinioni su come il trattamento debba procedere. Il processo di recupero tende ad essere difficile, comportando a volte alcuni periodi di permanenza in ospedale e un certo numero di insuccessi della psicoterapia.

I risultati di alcuni studi indicano che circa il 75% dei soggetti anoressici mostra qualche miglioramento sul lungo periodo se ci si limita a considerare il recupero del peso. I risultati sono però molto meno eclatanti se si considerano fattori quali la forma corporea, la preoccupazione per il cibo, e le difficoltà di adattamento sociale e sessuale. Un numero consistente di ex anoressici ha questi problemi anche dopo che ha recuperato peso.

Le anoressiche sono notoriamente pazienti difficili, che oppongono spesso forte resistenza al trattamento.”


ASPETTI FISICI E ORGANICI
...per addetti ai lavori 



Non è stata evidenziata alcuna causa organica della malattia. Sebbene esistano evidenze del possibile ruolo patogenetico delle alterazioni ipotalamiche, queste potrebbero essere adattamenti ad un insulto iniziale di natura psicologica. Generalmente i pazienti anoressici sono molto remissivi, insicuri, eccessivamente dipendenti, ansiosi e perfezionisti. Le loro famiglie vengono spesso descritte come esigenti, protettive e fagocitanti, vale a dire che i genitori e figli tendono ad essere esageratamente coinvolti nelle reciproche esistenze.
La maggior parte delle complicanze mediche dell’anoressia è direttamente causata dal digiuno. Al medico spetta non solo il compito di trattare queste complicanze, ma anche quello di controllare l’intervento nutrizionale prescelto per il recupero del peso. Tale controllo è fondamentale, poiché pochi organi sono risparmiati dal progressivo deterioramento che contraddistingue il decorso clinico dell’anoressia.
Condizioni e complicanze dermatologiche Contrariamente al paziente bulimico, il cui aspetto fisico può essere non significativo, il paziente anoressico è tipicamente emaciato e spesso presenta una cute secca, giallastra; il colore giallo è causato dall’ipercarotenemia, la cui causa è ignota. I pazienti anoressici presentano livelli esageratamente alti di retinolo e di esteri retinilici, che possono essere il risultato della conversione ridotta del beta-carotene in vitamina A. Inoltre, le lipoproteine a bassa densità costituiscono le principali portatrici di beta-carotene, concentrazioni ematiche elevate di betacarotene possono essere associate all’ipercolesterolemia che viene spesso riscontrata nell’anoressia. Come spiegazione degli elevati livelli plasmatici di carotene riscontrati in tali ppazienti è stata proposta anche la ridotta capacità di deposito tissutale. Nel 40% circa dei soggetti si può notare una corta, lanuginosa peluria ai lati del viso, o sulla schiena, braccia e gambe; la causa è ignota, ma tale peluria non è un segno di virilizzazione. Il prurito associato al digiuno è causato in parte dalla ridotta attività delle ghiandole sebacee; si riscontrano spesso anche perdita di capelli e fragilità delle unghie.
Condizioni e complicanze cardiache. Ipotensione, bradicardia, ridotto volume ventricolare sx, prolasso mitralico, alterazioni multiple dell’ECG . Le complicanze cardiache costituiscono la più comune causa di morte; nella maggior parte dei casi la morte è improvvisa. Tuttavia, alcune delle anomalie cardiache associate all’anoressia sono in realtà normali adattamenti al digiuno. In particolare, la bradicardia sinusale e la riduzione della pressione sistolica a livelli di 60 mmHg si riscontrano tipicamente nei soggetti più gravemente colpiti. Tali cambiamenti sono legati ad una riduzione del tasso metabolico basale, indirizzata al risparmio energetico. Si tratta di modificazioni fisiologiche che si verificano insidiosamente, e non sono letali, in quanto il diminuito fabbisogno di perfusione viene regolarmente soddisfatto. Le anomalie cardiache associate all’anoressia comprendono una riduzione della capacità di lavoro massimale e l’attenuazione della risposta pressoria all’esercizio. Sono stati individuati: irregolarità nel movimento della valvola mitrale, assottigliamento del setto, ridotti indici cardiaci e ridotta massa ventricolare sx con conseguente alterazione del riempimento del ventricolo sx; prolasso della valvola mitrale; anomalie elettrocardiografiche, che comprendono ridotto potenziale, inversioni dell’onda T e depressione aspecifica del tratto ST; più raramente si ha un allungamento del tratto QT. Questi pattern emodinamici forniscono una spiegazione per la sindrome da rialimentazione, una complicanza potenzialmente catastrofica che si può verificare durante il trattamento iniziale di pazienti gravemente anoressici. La sindrome è stata descritta per la prima volta nei sopravvissuti ai campi di concentramento della seconda guerra mondiale, alcuni dei quali morirono entro breve tempo a seguito dell’introduzione di alimenti con un elevato contenuto di carboidrati, offerti loro dai liberatori pieni di buone intenzioni. L’autopsia riscontrò dimensioni cardiache ridotte con atrofia miofibrillare ed edema interstiziale. La sindrome da rialimentazione presenta un’eziologia multifattoriale. Generalmente viene ritenuta la conseguenza del ripristino del volume circolatorio (attraverso la rialimentazione) mentre la massa ventricolare sx è ancora ridotta. Praticamente, le richieste del sistema circolatorio congestionato ad una ridotta massa cardiaca portano al collasso cardiovascolare.
Inoltre, alla patogenesi della sindrome da rialimentazione contribuisce il potenziamento della ipofosfatemia, dell’ipokaliemia e dell’ipomagnesiemia. Un prudente apporto nutrizionale insieme ad uno stretto controllo degli indici di laboratorio riduce il rischio della sindrome da rialimentazione, a prescindere dal tipo di alimentazione: orale, enterale o parenterale. Sebbene la rialimentazione orale sia preferibile anche nei pazienti gravemente anoressici, nelle forme gravi di anoressia deve essere considerata la via enterale o parenterale quando siano risultati vani gli sforzi congiunti di rialimentazione orale e recupero del peso. Inizialmente l’apporto calorico è di 600-1000 kcal, quindi viene fatto un tentativo di aumentare l’assunzione mediante incrementi di 200-300 kcal ogni 3-4gg, finchè non vengono raggiunti livelli calorici adeguati.

Condizioni e complicanze dell’apparato digerente.
 Svuotamento gastrico ritardato e ridotta motilità intestinale, che producono sensazione esagerata di gonfiore postprandiale, sazietà precoce, dolore addominale e stitichezza. Le alterazioni della motilità antrale, che sono state ritenute responsabili dello svuotamento gastrico ritardato, sembrano risolversi con l’aumento ponderale. La sensazione di gonfiore postprandiale può frustrare i tentativi iniziali di recupero di peso. Durante l’iniziale fase di rialimentazione di pazienti gravemente anoressici è stata anche riportata dilatazione gastrica acuta, talvolta accompagnata da dilatazione duodenale. La dilatazione gastrica è caratterizzata dalla comparsa rapida di nausea, vomito, dolore e distensione addominale.
In altri casi, invece, il volume dello stomaco è ridotto, con ptosi e svuotamento ritardato. Un altro sintomo spesso riportato è la stitichezza cronica. In assenza di una storia di abuso di lassativi, questa complicanza è tipicamente causata da un ipofunzionamento riflesso del colon derivante da un’inadeguata assunzione alimentare. Raramente, per ragioni simili si possono formare fecalomi in sede rettale. Nel colon possono esservi atrofia, ulcere, cisti. Generalmente questi problemi possono essere risolti con pazienza e con l’introduzione di alimenti ad alto contenuto di fibre nella dieta. Inoltre, per migliorare le contrazioni del colon può essere utile il trattamento provvisorio con un procinetico. Le alterazioni del pancreas sono rare, sebbene la malnutrizione proteica possa precipitare anomalie funzionali e strutturali della ghiandola. Epatomegalia con steatosi e deficit enzimatici multipli. Atrofia pancreatica con fibrosi, calcificazioni, dilatazione cistica dei dotti.La pancreatite da rialimentazione, che generalmente si verifica durante i primi stadi del processo di rialimentazione, è la complicanza più frequentemente riportata; sono stati suggeriti come possibili fattori la dilatazione duodenale con stasi e reflusso del contenuto duodenale nel dotto pancreatico. Non è mai stata definita una chiara associazione tra malattie pancreatiche e anoressia. Leggeri aumenti delle transaminasi possono indicare che la rialimentazione deve essere rallentata; generalmente tali aumenti sono reversibili.

Condizioni e complicanze endocrine. Spesso vengono alterati il metabolismo del glucosio e la secrezione di insulina. Una leggera ipoglicemia è la regola. 

Una forte ipoglicemia assume un valore prognostico negativo; per esempio è associata a morte improvvisa. 


La patogenesi dell’ipoglicemia è multifattoriale: tra le cause, lo stato di digiuno che si aggiunge ad una condizione di cronica malnutrizione, eccessivo esercizio, riduzione dei depositi di glicogeno epatico e dei substrati gluconeogenici e diminuzione delle riserve di glucagone. Tutti questi fattori compromettono gluconeogenesi e glicogenolisi. Nei pazienti la sensibilità insulinica è variabile. I disturbi mestruali sono frequenti. L’amenorrea ha una patogenesi incerta, associata a diversi tipi di alterazioni ormonali. Tra questi spiccano i bassi livelli circolatori delle gonadotropine ipofisarie, associati a bassi livelli di estrogeni. Queste anomalie fanno parte di una generale disfunzione ipotalamica nella quale si assiste ad una risposta di tipo
pre-menarcale dell’ormone luteinizzante (LH) e del follicolostimolante (FSH) al fattore di rilascio delle gonadotropine. La risposta rispecchia i pattern prepuberali della secrezione di LH e la mancanza assoluta di estrogeni; il sanguinamento da sospensione del progestinico non si verifica e la mucosa vaginale mostra alterazioni di tipo atrofico. Gli uomini affetti da anoressia, oltre a ridotti livelli di LH e FSH, presentano ipogonadismo, diminuiti livelli di testosterone e calo della libido. Un’ulteriore conferma della disfunzione dell’ipotalamo nell’anoressia è la compromissione della termoregolazione, rivelata dalla frequente segnalazione di una diminuita tolleranza al freddo. Poiché spesso l’amenorrea precede il calo ponderale e può persistere anche dopo che è stato riguadagnato peso, nella sua patogenesi sembrano essere coinvolti fattori indipendenti dalla perdita di peso, compreso stress emotivo ed esercizio fisico. L’amenorrea che persiste nonostante il trattamento può essere associata a rituali alimentari anomali, psicosi affettive, o ad un disturbo alimentare latente che si protrae nonostante il recupero del peso. Sono attualmente oggetto di studio altre possibili cause dell’amenorrea nell’anoressia, tra le quali le alterazioni dei sistemi serotoninergico, dopaminergico ed oppioide.
Vari studi hanno dimostrato che le mestruazioni riprendono nel 30-90% delle donne che riacquistano il peso ideale.


Più del 50% delle donne adulte anoressiche presenta osteopenia associata ad amenorrea. Nei casi gravi tale osteopenia può portare a fratture. Le ossa trabecolari sembrano essere meno colpite rispetto alle ossa corticali. Non soltanto alla malattia è associata una accelerata perdita di tessuto osseo ma, quando la malattia si manifesta nell’adolescenza, è compromessa anche la normale crescita delle ossa. Perciò quando l’anoressia compare nell’adolescenza, la perdita ossea è più consistente. L’osteopenia è strettamente legata all’età in cui compare l’amenorrea, il che suggerisce un ruolo causale della disfunzione steroidea gonadica.

Altri fattori che possono contribuire alla ridotta densità ossea comprendono ipercortisolismo, elevati livelli di interleuchina 6 e produzione diminuita di IGF1 (fattore di crescita insulinosimile). Non sembrano essere coinvolti fattori nutrizionali: le biopsie ossee di pazientianoressici non mostrano evidenze di osteomalacia o iperparatiroidismo. La densità minerale ossea sembra aumentare con il recupero del peso corporeo e la ripresa del mestruo, ma non raggiunge il livello precedente la comparsa della malattia. 

Non sono stati definiti approcci ottimali per prevenire l’osteopenia e ripristinare la massa ossea nei pazienti anoressici. Non è stato dimostrato il beneficio della terapia estrogenica sostitutiva, dell’aggiunta di Ca nella dieta e dell’esercizio fisico. Inoltre, si teme che nei pazienti adolescenti la terapia estrogenica possa indurre la chiusura prematura dell’epifisi ossea. In realtà, nei pazienti affetti da forme gravi di anoressia, l’alterato profilo ormonale comprendente elevati livelli di cortisolo e ridotti livelli di IGF 1, non può essere corretto dalla terapia ormonale. Altre complicanze endocrine comprendono concentrazioni plasmatiche di cortisolo elevate, risultati anomali del test di soppressione con desametasone ed elevate concentrazioni endoliquorali del fattore di rilascio corticotropinico (CRF). Tali risultati derivano in parte da una ridotta clearance del cortisolo. Ridotti livelli di arginin-vasopressina causano diabete insipido neurogeno parziale e aumento della diuresi nel 40% dei pazienti. Bassi livelli di IGF sono spesso accompagnati da livelli elevati di GH . La maggior parte dei pazienti anoressici presenta la cosiddetta “euthyroid sick syndrome”, identificata da bassi livelli di T3 e alti livelli di T4-reverse con normali livelli di TSH (cioè alterata risposta del TSH allo stimolo con TRH); il quadro dei pazienti anoressici ricorda quello dei pazienti ipotiroidei. Ciò può riflettere un meccanismo protettivo per conservare calorie preziose. 


Effetti su altri sistemi. Sul sistema ematologico si può avere la pancitopenia reversibile in 1/3 dei pazienti. Altra complicanza è quella di avere bassi livelli sierici dei fattori del complemento, una ridotta attività battericida dei granulociti, una diminuita adesività dei granulociti, anomalie dell’immunità cellulomediata e bassi livelli di cellule CD4 e CD8. Si è ipotizzato che questi risultati immunologici siano conseguenza dell’ipercortisolismo. Tali condizioni, ovviamente, espongono alle infezioni; la ves è più bassa e spesso mancano i tradizionali indici di infezioni (es leucocitosi, VES elevata, febbre). Occorrono quindi forti elementi per sospettare un’infezione. Ridotta velocità di filtrazione glomerulare, reversibile col ritorno al peso giusto. Dalla TAC sono stati evidenziati ventricoli e solchi cerebrali ingranditi rispetto a quelli dei soggetti normali. Sebbene il trattamento acuto del paziente ottenga generalmente buoni risultati, sono frequenti le ricadute. Il 50% dei pazienti  non risponde completamente al trattamento acuto. L’apparato muscolare è atrofico. A carico del SNC si osserva atrofia corticale, dilatazione dei ventricoli, alterazioni EEG tipiche. Il sistema immunitario presenta svariate alterazioni di tipo deficitario. Sono poi presenti ipopotassiemia, ipocalcemia.

STOP

sabato 20 febbraio 2010

ANORESSIA parte prima






ANORESSIA parte prima

Nella mezz’ora di intervallo tra un paziente e l’altro, quel giorno Tumis decise di rilassarsi: infatti aveva appena finito di trattare un paziente con notevoli disturbi psichici, uno di quelli che lei definiva “predatori di energia”.
Se ne stava così comodamente sdraiata sul lettino a far vagare la mente senza formulare pensieri.
Così, dal nulla mentale in cui si trovava, venne a galla il ricordo di un giorno lontano in cui, tredicenne, aveva sentito parlare per la prima volta di anoressia. Si trovava in casa della zia So-tutto-io; stavano sfogliando un album di foto di morti. La zia teneva in un appostito album tutte le foto formato ricordo che le venivano date in occasione dei funerali di amici e conoscenti.
Era per Tumis un classico momento magico, dato che tutte quelle vite e rispettivi modi in cui erano finite, di persone a lei sconosciute, le venivano narrate in modo riassunto e colorito dalla zia.
Ad un certo punto attirò la sua curiosità la foto di una ragazza di circa 16 anni, con grandi occhi sognanti e un aspetto che ricordava quello di certe dive del cinema muto.
La zia le raccontò che era morta perché mangiava poco, sempre meno; i genitori della ragazza avevano consultato molti medici, ma non ci fu niente da fare. In pochi anni era ridotta pelle ed ossa e una mattina la trovarono morta nel suo letto.
“ In questa foto -- disse la zia-- stava ancora bene. Il suo è stato stato un lento suicidio... per motivi misteriosi.... chissà, forse il Signore l’ha voluta presto con sé, dato che era molto devota, quasi una mistica”.
Tumis era rimasta molto colpita da quella storia.
Ora, dopo 40 anni circa, riemergeva così, dal nulla.
Nel frattempo suonò il citofono: erano la madre e figlia con cui aveva appuntamento e che non avevano specificato nulla al telefono: ma , dato che il caso non esiste, indovinate per quale disturbo erano approdate da Tumis? L’anoressia!!!

Considerazioni
Nel porre una diagnosi di anoressia bisogna fare molta attenzione a non equivocare dei comuni comportamenti reattivi tipici dell’adolescenza o di una recente crisi esistenziale con un disturbo psichiatrico-metabolico vero e proprio.
Immaginiamo solo per un attimo che tipo di danno si creerebbe nel caso in cui venisse considerato depresso chi, avendo subito la perdita di una persona cara, manifestasse un comportamento di tristezza chiamato di "lutto". Gli effetti di un simile equivoco sarebbero devastanti, e sarebbe la terapia stessa a produrre uno stato patologico: si etichetterebbe come depressogeno ciò che invece è una normale reazione di difesa dell'organismo, certo simile, ma non uguale allo stato depressivo. Infatti chi subisce una grave perdita è particolarmente triste, non riesce a vedere alcuna via d'uscita, si isola, perde ogni interesse, ma non è un depresso: dopo una fase più o meno lunga, all'incirca sei mesi, tali manifestazioni passano e si ritorna gradualmente alla normalità, magari rafforzati dall'esperienza dolorosa.
Parimenti, nel trattamento dell'anoressia non bisogna curare tutto quello che si vede, perché alcuni aspetti hanno una risoluzione spontanea - come il ritorno del ciclo mestruale e il desiderio di stare con gli altri dopo l'aumento di peso - altri aspetti invece vanno trattati da personale medico competente.
A questo scopo mirano le linee guida attualmente stabilite per la diagnosi.

In realtà la situazione presenta molte sfumature e l’arte medica consiste proprio nel capire già all’inizio quali sono i probabili esiti di un disturbo dell’alimentazione con comportamento anoressico. Tuttavia poco sotto elencherò questi criteri e anche gli effetti devastanti della malattia affinché chi ne soffre possa intravedere per conto suo (togliendo l’elemento di sfida e di giudizio di cui si sentirebbe investito se questi dati gli fossero comunicati da un genitore premuroso) se fa parte della categoria.


In generale l’anoressia è una malattia da considerare “grave” perché:

(1) si presenta in modo insidioso e spesso quando si vuole correre ai ripari si sono già instaurati danni notevoli

(2) il/la paziente non solo non collabora alla cura, ma cerca di sabotarla... per certi aspetti è più facile uscire da una tossicodipendenza che da un’anoressia.
Dal mio punto di vista è già un successo se la paziente riesce a mantenere un peso accettabile e compatibile con la salute se pure al di sotto della norma.
Un fenomeno che si verifica frequentemente è quello opposto cioè il raggiungimento di un notevole sovrappeso.

(3) la medicina è ben lontana , più che in altre patologie, dal comprenderne tutti i meccanismi di innesco e mantenimento.

Quindi la premessa non può essere altro che consigliare una psicoterapia a cura di un esperto e, parallelamente, l’attuazione di tutte le altre terapie di sostegno fisico, che vengono attuate in ambito ospedaliero se si manifestano i sintomi gravi o a casa secondo le prescrizioni di un medico internista, se i sintomi sono gestibili in ambito domestico.

Nei casi in fase iniziale , quando ci si accorge del comportamento anomalo della paziente, la terapia olistica, parallelamente al supporto psicologico, può essere risolutiva.

FITOTERAPIA

ARTEMISIA VULGARIS e’ la pianta di prima scelta per
la donna magra, demineralizzata, con amenorrea legata a carenza gonadotropinica e in particolare ad ipoluteinismo. L’Artemisia (o Amorella) ha proprieta’ estrogeniche, luteotrope, emmenagoghe, coleretiche, amaro-tonico digestive. E’ particolarmente utile nell’oligomenorrea, nell’amenorrea da carenza estrogenica in costituzioni fragili con tendenza alle iperidrosi, parassitosi intestinali soprattutto nei disturbi del ciclo legati ad insufficienza del corpo luteo. La posologia e’ di 30 gtt di TM tre volte al giorno nella decade precedente la comparsa del ciclo mestruale, riducendole a 30gtt una sola volta al giorno negli altri giorni. E’ utile anche nell’anoressia nervosa delle donne affette da menopausa precoce senza evidenti vampate di calore, soprattutto se di costituzione fosforica.


AVENA SATIVA agisce a tutti i livelli del sistema endocrino, in particolare promuove la secrezione di estrogeni; sul SNC ha effetto sedativo, sui muscoli effetto anabolico e quindi è particolarmente
utile nell’astenia psicofisica e nell’anoressia. Di prima scelta nelle donne fosforiche. La presenza di importanti sali minerali (silicio, calcio,
manganese, zinco, magnesio, potassio) rende la pianta un ottimo rimineralizzante. L’astenia neurodistonica, l’insonnia da stress e l’astenia da surmenage fisico ed intellettivo sono le altre indicazioni della pianta. Posologia 40 gtt di TM due volte al giorno per venti giorni di terapia.


BALLOTA FETIDA (detta anche Marrubio nero) ha è indicata per il soggetto che manifesta comportamenti paradossali e contraddittori. Nelle turbe dell’alimentazione sia adolescenziali che della menopausa la pianta, che omeopaticamente è correlata a Ignatia, è utile nelle forme iniziali di anoressia-bulimia soprattutto se presente vomito sia spontaneo che autoindotto (ma per la bulimia faremo un capitolo a parte). Posologia 30 gtt. di TM due volte al giorno per circa due mesi .

ORTICA per le sue proprietà antianemiche e rimineralizzanti. Posologia 30 gtt. di TM due volte al giorno per due mesi di terapia.


EQUISETO (coda cavallina) è un ottimo rimineralizzante ad azione trofica sulla corteccia surrenale. Anche questo di prima scelta nella costituzione fosforica. Stessa posologia in TM dell’Ortica Dioica alla quale va spesso associata.


MELISSA ha proprietà sedative, antidepressive, antispasmodiche specie nei soggetti fosforici magri con tendenza all’ipertiroidismo. Quest’ultima azione è dovuta molto probabilmente all’acido rosmarinico che ha un'attività sulla tiroide grazie all’inibizione del legame dell’ormone TSH con i recettori di membrana.


GEMMOTERAPIA
(1)Per anoressia nervosa con nevrosi fobiche e
nevrosi ossessive compulsive: Prunus Amygdalus

(2) per le forme di anoressia con claustrofobia, agorafobia, attacchi di panico: Acer campestris

(3) per le forme conseguenti a trauma cranico o lesioni a livello diencefalico: Ficus Carica

(4) per le forme accompagnate da ansia e insonnia:Tilia tomentosa
Per tutti questi macerati la posologia e’ di 50 gtt due volte al giorno per due mesi di terapia.



OMEOPATIA
SILICEA
AMBRA GRISEA
NATRUM MURIATICUM
SEPIA
KALI PHOSPHORICUM
ABROTANUM
PHOSPHORICUM ACIDUM
IODUM
STAPHYSAGRIA
LYCOPODIUM
ARSENICUM ALBUM
CROCUS SATIVUS


IGNATIA
MOSCUS
THUYA
NATRUM SULFURICUM
ANACARDIUM





Criteri diagnostici
(DSM-IV):
a questo proposito ecco uno stralcio di un articolo del Dott. Marco Baranello (Psicologia comportamentale):


A) Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo "normale" per età e statura (per esempio perdita di peso che porta a mantenerlo al di sotto dell'85% rispetto a quanto previsto, oppure incapacità di raggiungere il peso previsto durante il periodo di crescita in altezza, con la conseguenza che il peso rimane al di sotto dell'85% rispetto al previsto)

B) Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quanto si è sottopeso.

C) Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo su i livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità dell'attuale condizione di sottopeso.

D) Nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi (in assenza di altre condizioni in grado di giustificare l'assenza). (Una donna viene considerata amenorroica se i suoi cicli si manifestano soltanto a seguito di somministrazione di ormoni, per esempio estrogeni).

Lo psicologo che si trova di fronte ad un paziente con possibile diagnosi di anoressia nervosa dovrà specificare se il disturbo si presenta:

con restrizioni: nell'episodio attuale di anoressia il soggetto non ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per esempio vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).

con abbuffate/condotte di eliminazione: nell'episodio attuale di anoressia nervosa il soggetto ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione.

Per esperienza clinica abbiamo notato che i soggetti anoressici restrittivi ovvero le persone, soprattutto donne, che rifiutano il cibo, nonostante la sensazione di fame (è proprio la resistenza alla fame che dà la prima sensazione di euforia, di capacità di controllo ed è spesso proprio questa sensazione quella patogenetica) presentano sintomi, tratti o disturbi di personalità conclamati soprattutto del gruppo "ansioso" e nello specifico disturbo ossessivo-compulsivo di personalità.

Le anoressiche, soprattutto se restrittive, tendono a presentarsi come persone estremamente dotate, intelligenti, capaci. A scuola ottengono generalmente buoni se non ottimi risultati. Quando questo accade l'ipotesi di un disturbo ossessivo-compulsivo di personalità sottostante è da tenere maggiormente in considerazione.
In realtà il paziente con diagnosi di anoressia è probabile che non abbia potuto sperimentare e sviluppare un controllo interpersonale nei confronti delle figure significative di riferimento (in particolare i genitori). Significa che non c'è stata la possibilità, soprattutto nelle prime fasi dello sviluppo psicologico, di sperimentare quello che in psicologia viene definito “senso di volizione” ovvero la sensazione di essere noi, con comportamenti e pensieri, a condizionare gli eventi.
Questo porta il paziente anoressico a rivolgere il proprio controllo su se stesso e sul proprio corpo.
Non mangiare significa per il paziente con diagnosi di anoressia sentire che agisce un controllo volontario superiore ad una spinta "fisiologica" dell'organismo. Questo offre sensazione di potere. In genere nelle prime fasi dello sviluppo patologico c'è un picco di euforia che scaturisce proprio dalla sensazione di gestione e controllo.
Poi si passa inesorabilmente vero una fase più cupa in cui tutta l'attenzione sarà posta sull'essere malati, sul sentirsi malati. Non tanto perché ci si può rendere conto di essere anoressici, ma quanto perché sono gli altri, familiari e partner in testa, che ce lo ricordano costantemente.
La paura per un processo che tende verso la cronicizzazione e l'irreversibilità porta chi ci sta intorno a cercare di fare qualcosa per aiutare a risolvere un problema che, però, per l'anoressica non è così grave come sembra agli altri.
A questo punto c'è una lotta che si crea tra il paziente e gli altri. Il sintomo per il paziente è una conquista e più si andrà contro tale conquista anche se patologica e disfunzionale, maggiore sarà la possibilità che il sintomo si cronicizzi.

Quando il paziente con anoressia è un adolescente l'intervento psicologico parallelo sul paziente e sui genitori è auspicabile. Si chiede però al genitore uno sforzo nell'accettare a volte indicazioni che possono sembrare contrarie al senso comune.

L'intervento psicologico è mediamente breve. Nei casi di pazienti fino ai 30 anni in genere la durata media è di 15-20 sedute più un breve processo di mantenimento.
L'intervento psicologico è valido finché il paziente non abbia raggiunto il limite di peso sotto il quale è necessario il ricovero ospedaliero. La terapia psicologica è un trattamento non farmacologico.

Ricordiamo che la presenza di reflusso gastro-esofageo peggiora la prognosi.”

IMPORTANTE CARATTERISTICA-CHIAVE CHE A MIO PARERE DEFINISCE E DELIMITA IL PROBLEMA:


La persona anoressica ha una distorta immagine corporea. Essa si vede notevolmente “più grassa” di quanto non sia in realtà. Ci troviamo di fronte ad un’errata autopercezione. Si può obiettare che la percezione è sempre soggettiva e quindi è difficile stabilire il limite tra quella corretta e quella errata.
Mi spiego meglio: è come se il soggetto anoressico fosse consapevole di essere un potenziale obeso e per questo motivo cerca ossessivamente di tenere sotto controllo il suo peso, a costo di sfociare nella condizione opposta. Si tratta in questo caso, a mio parere, di un soggetto misto orale-schizofrenico secondo la classificazione bioenergetica. Come se due soggetti coabitassero nello stesso corpo: uno tende ad enfatizzare le sue pulsioni orali e l’altro tende a tenere a bada il primo...solo che non si sa chi dei due sarà più pernicioso. Guardando poi la situazione dal punto di vista dell’entità schizoide, se il soggetto tornasse al peso normale chi gli garantisce che potrà gestire tutta la violenza repressa di cui ha accantonato l’energia? Forse per lui il male minore è un dignitoso autolesionismo con cui può anche punire i suoi “vessatori”. Nell’economia dell’equilibrio di un soggetto il terapeuta può intervenire credendo di far bene e creando disastri. Per questo motivo mi sembra che il percorso di cura debba essere ragionevolmente lento e “patteggiato” con il paziente, senza la pretesa di farlo arrivare al peso-forma: basta un peso compatibile con la salute (a mio parere è accettabile un peso pari a circa 10 Kg in meno rispetto al peso forma.... così come quando si attua una dieta per l’obeso ci si può accontentare di lasciarlo in una condizione di accettabile sovrappeso pari a circa gli stessi 10 Kg... ho indicato i Kg per semplificare la comprensione...in realtà per un peso accettabile bisogna calcolare per ognuno l’indice di massa con un paio di punti più del massimo e un paio di punti meno del minimo se in queste condizioni il soggetto non soffre di alcun disturbo).

STOP

domenica 14 febbraio 2010

CRONOBIOLOGIA





CRONOBIOLOGIA
....IL TEMPO







Questo articolo è insolitamente breve, ma offre un prolungato spunto di riflessione!
Introduciamo un modo di interpretare il tempo sul piano psicologico e sul piano dei ritmi biologici.

Estratto dal bellissimo
libro di Henri Atlan: "Tra il cristallo e il fumo. Saggio
sull'organizzazione del vivente".


Memoria-coscienza e facoltà incosciente di
auto-organizzazione

[...]

Le cose che ci capitano sono raramente quello che avremmo voluto.
Sembra che non siamo noi che le facciamo mentre sappiamo che siamo stati noi a farle. E questo non ci dovrebbe stupire poiché sentiamo di volere solo con una parte di noi stessi --la coscienza volontaria--
mentre operiamo con tutto il nostro insieme.
Ora, questo insieme sembra sfuggirci e affondare sempre più nell'abisso dell'incognito via via che
l'inconscio si svela --quando si svela.
Il fatto è che questo insieme non può essere conosciuto --reso cosciente-- come forza che agisce, orientata verso il futuro, per il semplice motivo che esso si costituisce man mano che agisce, in modo imprevedibile, determinato tra l'altro dalle aggressioni contingenti --ma indispensabili-- dell'ambiente.

In altre parole, il vero volere, quello che è efficace perché si realizza, --lo pseudo "programma", come ci appare a posteriori--, è incosciente.
Le cose si fanno attraverso noi.
Il volere si situa in tutte le nostre cellule, precisamente a livello delle loro interazioni con tutti i fattori aleatori dell'ambiente. Là si costruisce il futuro.

Viceversa, la coscienza riguarda innanzitutto il passato. Non ci può essere in noi un fenomeno di coscienza senza conoscenza, in una forma o nell'altra. Sia che si tratti di una conoscenza percettiva, intellettiva, intuitiva, diretta o indiretta, chiara e distinta o vaga e poco differenziata, formulata o no, un fenomeno di coscienza è una presenza del conosciuto.
Ma non vi può essere che la conoscenza del passato. Inversamente, si può dire che quello che chiamiamo passato è il conosciuto che non è --o non è più-- percepito, e ciò che chiamiamo futuro è semplicemente l'incognito. [...]

E' sufficiente che un fenomeno fisico presenti una proprietà d'isteresi --tali fenomeni sono numerosi, il magnetismo è quello più noto e più spesso utilizzato in tecnologia-- affinché si abbia una possibilità di memoria.

Inoltre, basta che un tale fenomeno sia strutturato in modo tale da essere portatore d'informazione, perché sia realizzata una memoria; è sufficiente che questo fenomeno venga integrato sotto una forma qualunque ad una macchina organizzata per avere una memoria in
funzione.

Eccoci quindi diventati "sistemi auto-organizzatori", dotati di una memoria che quando si manifesta --o, in linguaggio informatico, quando è "fissata"--, costituisce la nostra coscienza, la presenza del passato; dotati di una facoltà di auto-organizzazione che è il nostro
vero volere, che senza esserne coscienti, al confine tra ciò che noi siamo e il nostro ambiente, determina il futuro.

Ma ecco che questa memoria, che rende presente il passato, e questa facoltà di auto-organizzazione, che costituisce l'avvenire, non possono ovviamente accontentarsi di coesistere in uno stesso sistema senza
interagire l'una con l'altra. Sono queste interazioni che producono quei fenomeni ibridi e secondari, non fondamentali, che sono “la coscienza volontaria” da una parte, e i fenomeni di “rivelazione dell'inconscio” dall'altra.

dal capitolo L'anima, il Tempo, il Mondo.

MEDICINA CINESE
In medicina cinese ciascun meridiano ha una fascia oraria in cui esprime al massimo la propria attività, ed in questa stessa fascia oraria si manifestano i principali disturbi del meridiano. Questo è un elemento in più per la vostra auto-diagnosi nel caso in cui soffrite di un disturbo cronico che si manifesta sempre e solo in una determinata fascia oraria.
Un esempio classico è la febbricola che dura per diversi mesi della quale la medicina allopatica non trova la causa, limitandosi a dire che si tratta di stress, oppure prescrivendo numerose analisi del sangue.
Certo, facendo analisi di molti parametri, qualcosa si troverà sempre. Tuttavia , spesso, questo qualcosa non permette di risalire alla disfunzione d’organo che causa il rialzo della temperatura.
La tabella oraria dei meridiani riportata in figura è riferita al fuso orario italiano.

AYURVEDA
In tempi antichi in India il tempo veniva misurato in base al respiro. Questo è un dato che ho appreso in modo del tutto casuale, il giorno in cui ho visitato l’osservatorio astronomico di Jaipur.
Ed ecco le unità di misura, sempre su scala sessagesimale:
6 prana= 1 pala= 24 secondi
60 pala= 1 ghati= 24 minuti
60 ghati= 1giorno e una notte= 24 ore.



CRONOBIOLOGIA
La cronobiologia studia i ritmi del corpo utilizzando parametri scientifici quali quelli ormonali, della temperatura corporea, della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca, che costituiscono le variabili più importanti.
La periodicità è una caratteristica della singola cellula (essa ha periodi di riposo alternati a periodi di attività) e viene riprodotta a diversi livelli organizzativi nell’organismo: la natura, infatti, tende a ripetere i meccanismi che funzionano. Le variazioni più note sono quelle circadiane che avvengono cioè nel corso delle 24 ore, e che sono sincronizzate all’avvicendarsi della luce e del buio, del periodo di attività e di riposo. Ci sono poi variazioni circamensili e circannuali come ad esempio il ciclo mestruale e gli ormoni sessuali. Tali ritmi possono variare da un individuo all’altro. Un esempio di variabile circadiana uguale per tutti è l’andamento del cortisolo. L’elevazione dei livelli di cortisolo avviene dalla seconda metà del sonno in poi, e raggiunge i suoi valori più alti dopo il risveglio, per poi desrescere gradualmente durante la giornata. E’ per questo che siamo più attivi al mattino e abbiamo maggiore capacità di concentrazione, mentre il nostro sistema immunitario è meno reattivo. Non è a caso che disturbi come le crisi asmatiche, li avvertiamo maggiormente verso sera. Le variazioni circadiane hanno spesso componenti circamensili e circannuali. Così, nello stesso modo in cui il nostro comportamento giornaliero viene influenzato dall’alternarsi tra il giorno e la notte, il nostro comportamento durante l’anno cambia sensibilmente in armonia con la modificazione del rapporto luce-buio durante le quattro stagioni. In primavera le giornate si allungano, cioè aumenta notevolmente la quantità e la durata della luce, quindi nell’organismo le variabili fisiologiche devono adattarsi al nuovo fotoperiodo. Le variazioni circannuali non sono legate alla temperatura ma al rapporto luce-buio: basti pensare a certe fioriture precocissime che avvengono anche nelle primavere più fredde. La ghiandola pineale (epifisi) produce la melatonina in maggior quantità quando c’è poca luce, quindi in inverno. Al contrario, la luce stimola la produzione di serotonina, il neurotrasmettitore della “felicità” che agisce da stimolante. In primavera si avverte quel caratteristico senso di torpore, perché l’organismo sta già usando energia per l’adattamento al cambio di stagione; tuttavia , la sonnolenza si avverte maggiormente al pomeriggio, mentre la sera si è indotti a restare svegli fino a tardi. L’insulina ha un ritmo circannuale con livelli più alti in estate.

Possiamo classificare gli esseri umani in “mattutini”, “serotini” e “intermedi”. Il mattutino è colui che appena sveglio è in condizioni di perfetta efficienza psicofisica; di solito va a letto presto la sera e non ha difficoltà di risveglio al mattino. Il serotino è quello che non ha mai sonno la sera, studia e lavora fino a tardi, ma al mattino è incapace di intendere e di volere, almeno fino ad una certa ora. La maggior parte della popolazione è costituita da individui intermedi, che si adattano senza difficoltà a circostanze e ritmi diversi. E’ stato rilevato che le persone appartenenti ai due gruppi estremi hanno oscillazioni molto ampie di temperatura, pressione, cortisolo e ACTH (ormoni dell’attività e della sincronizzazione). I mattutini raggiungono i valori più alti di queste variabili con anticipo rispetto ai serotini. I soggetti intermedi, invece, hanno oscillazioni di ampiezza inferiore: ciò li rende meglio adattabili al cambio di abitudini.

Terminato il “letargo” invernale, il corpo mette in circolazione tossine e scorie accumulate durante la stagione fredda. Queste rappresentano un sano segnale di rinnovamento ma possono, almeno momentaneamente, farci sentire ancora più stanchi. Sempre dal punto di vista climatico, le prime giornate passate all’aria aperta, magari col vento, possono stancare parecchio un fisico sensibile.
IN OMEOPATIA
ci sono molti rimedi con caratteristiche di peggioramento o miglioramento in determinate fasce orarie:
PEGGIORAMENTO DI SERA= aconitum, carbo ,sulfurvegetabilis,chamomilla,ipeca, phosphorus, ranunculus,sepia, silicea, vscum album,
PEGGIORAMENTO DI NOTTE= aconitum, ammonium carbonicum, asa foetida, camphora, carbo vegetabilis, chamomilla, china, cina,coffea, conium, cuprum tutti i tipi, ipeca,phosphorus,plumbum met e aceticum,ruta, sabadilla,silicea,sticta pulmonaria, viscum album
PEGGIORAMENTO TRA LE 3 E LE 5= Causticum, kalium carbonicum
PEGGIORAMENTO DALLA SERA AL MATTINO= colchicum
PEGGIORAMENTO PRIMA DI MEZZANOTTE= spongia
PEGGIORAMENTO A MEZZANOTTE= arsenicum album,tarantula
PEGGIORAMENTO DI POMERIGGIO= apis, baptisia
PEGGIORAMENTO DI MATTINA= aranin,bovista,coccus cacti, Kalium phosphoricum, lachesis,lobelia,magnesium sulfuricum,natrum carbonicum,Natrium muriaticum,nux vomica, podophyllum, ranunculus, sepia, staphisagria
PEGGIORAMENTO AL BUIO E CON LUCE FORTE= stramonium

MIGLIORAMENTO AL POMERIGGIO= sepia

INAPPETENZA MATTUTINA E FAME DI POMERIGGIO= abies nigra


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Marina Salomone
Mi occupo di terapie olistiche dal 1983. Hobby principale il disegno: sono su Flickr sotto il nome di Marina Salomone
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