Indice

1. Sciatica
2. Artrite Reumatoide
3. Osteoporosi
4. Emicrania
5. Dismenorrea
6. Infertilità
7. Gastrite
8. Cistite
9. Menopausa
10. Tabagismo
11. Ipertensione
12. Insonnia
13. Obesità
14. Stress e pnei
15. Cistite interstiziale
16. Psoriasi
17. Occhio secco
18. Viaggi
19. Acufeni
20. Allergie-Asma
21. Gravidanza e neonato
22. Due riflessioni
23. Stipsi
24. Vertigini
25. Cani e Gatti
26. Tipi Omeopatici
27.Bambino-psiche
28.Sport
29.Disturbi venosi
30.Salute obbligatoria
31.Cuore
32.Neonato-mamma-papà
33.Memoria
34.Anziano-aspetti nutrizionali e pnei
35.Colesterolo
35-bis.Colesterolo-bis
36.Acne
37.Anemie
38.Tosse-Omeopatia
39.Enuresi
40.Reflusso gastro-esofageo
41.LEI e LUI
42.LEI e LUI seconda puntata
43.LEI e LUI terza puntata
44.Raffreddore
45.Un po' di respiro
46.Influenza
47.Adolescenza
48.Chakras
49.Ayurveda
50.Medicina cinese
51.DENTI parte prima
52.DENTI parte seconda
53.DENTI parte terza
54.CAPELLI parte prima
55.CAPELLI parte seconda
56.FITOTERAPIA
57.diabete-parte prima
58.diabete-parte seconda
59.Trattamento viscerale
60.Pelle
61.Cronobiologia
62.ANORESSIA parte prima
63.ANORESSIA parte seconda
64.Alcolismo
65.Colori
66.Fegato parte prima
67.Fegato parte seconda
68.Posture
69.Fermenti intestinali parte prima
70.Fermenti intestinali parte seconda
71.Epitrocleite
72.TIROIDE parte prima
73.TIROIDE parte seconda
74.SALUTE E MALATTIA
75.CONGIUNTIVITI
76.OTITE parte prima
77.OTITE parte seconda
78.ORMONI parte prima
79.FISIOGNOMICA
80.ORMONI parte seconda
81.COSMETICI
82.ORMONI parte terza
83.METAFISICA
84.EPIFISI
85. Perchè rinunciare?
86.INQUIETUDINI DI FERRUM METALLICUM
87.ICTUS
88.ICTUS parte seconda
89.Mantra
90.KINESIOLOGIA
91.Fiori di Bach
92.Sogni
93.Odori
94.Gli occhiali
95.La vista
96.Il tatto
97.Il gusto
98.Udito
99.Energia e Cosmo
100.Cento
101.VERATRUM ALBUM
102.EFT
103.Lupus
104.Cavoli
105.Farmaci
106.COLON IRRITABILE parte prima
107.COLON IRRITABILE parte seconda
108. MEDICINA CINESE ancora
109.Il corso di EFT
110.Corsi permanenti
111.Calcoli renali
112.DRENAGGIO
113.Metabolismo2-Fascia
114.PRANOTERAPIA
115.Morbo di Crohn
116.Dolori muscolari
117.Alitosi
118.Carotenoidi
119.Le voglie matte
120.IRIDOLOGIA parte prima
121.IRIDOLOGIA parte seconda
122.HERPES
123.DANNI DEI FARMACI PER LO STOMACO parte prima
124.DANNI DEI FARMACI PER LO STOMACO parte seconda
125.Storia delle babbucce
126.IDROTERAPIA
127.PARODONTITE
128.MEDITAZIONE SUL CUORE
129.LA MORTE DEGLI ALTRI
130.Il sole e la pelle
131.ENFISEMA POLMONARE parte prima
132.ENFISEMA POLMONARE parte seconda
133.Sistema immunitario cerebrale
134.Spagirica
135.TRAUMA DA PARTO
136.SPIGOLATURE
137.I GRASSI
138. Fico d'India
139.Occhi e mirtillo
140.PSICOSOMATICA
141.PSICOSOMATICA parte seconda
142.PSICOSOMATICA parte terza
143.Contatti estenuanti
144.Omeopatia per la pelle
145.HIV
146.CISTI OVARICHE
147.TUMORI
148.Singhiozzo
149.TEMPO DI BILANCI
150.NAUSEA E VOMITO
151.Test per la coppia
152.FEBBRE
153.PARKINSON
154.Minerali da antica farmacia
155.Omotossicologia e metabolismo
156.MEDICINA TIBETANA parte prima
157.DERMATITI E DERMATOSI
158.TRE BIOTIPI
159.Jung
160.GAMBE SENZA RIPOSO
161.Due prodotti delle api
162.ATTACCHI DI PANICO
163.ESAMI DELLE URINE
164.VERMI
165.AVVELENAMENTI parte prima
166.AVVELENAMENTI parte seconda
167.Alcuni alimenti
168.DIVERTICOLI
169.PENSARE POSITIVO
170.Naja Tripudians
171.Tumori 2
172.Unghie
173.Pensare col corpo
174.Gambe disturbi venosi
175.SCLEROSI MULTIPLA
176.Malattie autoimmuni
177.SCLERODERMIA
178.Rimedi per gli occhi
179.INTEGRATORI PER MAMMA
180.PSICHE E FIORI DI BACH parte prima
181.PSICHE E FIORI DI BACH parte seconda
182.PSICHE E FIORI DI BACH parte terza
183.PSICHE E FIORI DI BACH parte quarta
184.PSICHE E FIORI DI BACH parte quinta
185.PSICHE E FIORI DI BACH parte sesta
186.PSICHE E FIORI DI BACH parte settima
187.PSICHE E FIORI DI BACH parte ottava
188.PSICHE E FIORI DI BACH nona e ultima parte
189.Gli oli essenziali
190.OMEOPATIA PER INSONNIA DEL BAMBINO
191.CONSIDERAZIONI SULLA SALUTE
192.Macchie scure sulla pelle
193.Blefarite
194.IPERTENSIONE alcune piante
195.DIFESE IMMUNITARIE
196.ALZHEIMER
197.PIANTE ANTI-STRESS
198.FEGATO parte terza
199.Lavaggio energetico
200.Colpo di fulmine tra due LACHESIS
201.ALOE parte prima
202.Maculopatia degenerativa
203.Fluidificanti del sangue
204.ALLERGIE parte prim
205.ALLERGIE parte seconda
206.ALLERGIE parte terza
207.DEMENZA SENILE
208.INSUFFICIENZA RENALE
209.Quanto siamo aciduli
210.Non è tutto cromo ciò che brilla
211.DALLO SPIRITO ALLA MATERIA
212.Pancreatite
213.Raffinate ed accurate primitive terapie
214.Dermatite seborroica
215.RIMEDI PER BAMBINI
216.SCUOLA SALERNITANA parte prima
217.SCUOLA SALERNITANA parte seconda
218.SCUOLA SALERNITANA parte terza
219.Controllo e Ascolto
220.OLIO DI GERME DI GRANO
221.ORTICARIA
222.REFLUSSO GASTRO-ESOFAGEO parte seconda
223.INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO
224.STORIE DI ORDINARIO TORMENTO parte prima
225.STORIE DI ORDINARIO TORMENTO parte seconda
226.DIETA BASE e BAMBINO IPERCINETICO
227.ARTRITE E DOLORI ARTICOLARI
228.RIEDUCAZIONE DELLA PERCEZIONE SONORA
229.OBESITA INFANTILE
230.UNA MEDITAZIONE PER CORREGGERE LE REAZIONI RIPETITIVE
231.ANCORA CUORE
232.VACCINI
233.Balbuzie
234.PAROLE DIFFICILI idiopatico
235.SCOLIOSI
236.Percorsi benessere con regalo
237.DIURESI alcune piante utilissime
238.DIETA BASE
239.ALCHIMIA
240.RADIOTERAPIA un sostegno omeopatico per limitare i danni
241.CORSO ACCELERATO DI OMEOPATIA
242.ANALISI FISIOGNOMICA di un attore
243.CHILI DI TROPPO
244.CHILI DI TROPPO parte seconda
245.ARGILLA
246.Memoria e concentrazione
247.LE PAROLE DIFFICILI escara e flittena
248.ABBASSAMENTO RENALE
249.ALIMENTI FERMENTATI
250.MELATONINA
251.SONDAGGIO
252.Ottuso dogmatismo
253.Ancora fegato
254.PRANAYAMA parte prima
255.PRANAYAMA parte seconda
256.CEFALEA
257.Alimentazione spigolature
258.LE PAROLE DIFFICILI Fotosensibilizzazione
259.ANCORA RENE
260.MEDITARE STANDO AFFACCIATI
261.PRESSIONE ALTA parte prima
262.IPERTENSIONE parte seconda
263.OGM prodotti transgenici
264.Abusi della sanità
265.PRODOTTI SOLARI
266.Ricette mediterranee
267.IPERTENSIONE parte terza
268.TUMORI parte terza
269.COSE DI DONNE
270.Falsi bisogni creati dal mercato
271.IPERTENSIONE parte quarta
272.ANTICHE RICETTE una conserva di susine
273.LE PAROLE DIFFICILI Palliativo
274.STIPSI
275.TAURINA
276.IPERTENSIONE parte quinta
277.INQUINAMENTO ACUSTICO
278.DERMATITE ATOPICA
279.SAPORE DI SALE
280.PARACELSO
281.Metalli pesanti e danni alla pelle
282.IPERTENSIONE parte sesta RIMEDI NATURALI
283.MIA CONFERENZA
284.MALATTIE AUTOIMMUNI parte prima
285.MALATTIE AUTOIMMUNI parte seconda
286.SISTEMA NERVOSO DUE NOTE
287.LE PAROLE DIFFICILI Deontologia e Metastasi
288.IPERTENSIONE parte settima
289.ALLUCE VALGO
290.VERTIGINI fitoterapia
291.DISTURBI INVERNALI DEL BAMBINO
292.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte primaO
293.OMOTOSSICOLOGIA
294.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte seconda
295.Buon Natale filosofeggiando
296.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte terza
297.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte quarta
298.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte quinta
299.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte sesta e ultima
300.DISTURBI INTESTINALI antichissima ricetta
301.Donna e iperandrogenismo
302.FISIOGNOMICA APPLICATA AI RIMEDI OMEOPATICI
303.Possibile prevenire il tumore al fegato con il Chelidonium
304.Litoterapia
305.Fitoterapia per emicrania
306.Parole difficili della medicina OSTEOFITI
307.IL DOLORE DEI NOSTRI ANIMALI
308.RAVANELLO
309.Tre tipi di pepe
310.RUGHE
311.DISTURBI DELLA PROSTATA
312.FERMENTI INTESTINALI
313.PRANOTERAPIA
314.MENINGITE
315.Parole difficili della medicina FISTOLE
316.CLORURO DI MAGNESIO
317.PANNOLINI PER BAMBINI
318.Le emozioni depositate sui denti
319.Meditazione sulla vergogna
320.ANTIOSSIDANTI
321.Malattie autoimmuni
322.INSONNIA punti da trattare
323.Parole difficili in medicina STEATOSI EPATICA
324.Carota
325.Cicatrizzazione
326.Strategie di bisogno e potere
327.ENZIMI
328.Lampone
329.Commento durante la breve vacanza
330.LE PAROLE DIFFICILI DELLA MEDICINA apoptosi e necrosi
331.Nasce la nuova associazione TING
332.ALOPECIA AREATA rimedio Ayurvedico
333.LAVAGGIO EPATICO
334.Incontri autunnali
335.Sindrome di Dupuytren
336.Abuso di farmaci
337.TOSSE parte prima
338.Corso di alimentazione
339.TOSSE parte seconda
340.TOSSE parte terza
341.TOSSE parte quarta
342.MEDITAZIONE SULLE PAURE
343.Interazione individuo e ambiente
344.Respirazione
345.Epifisi e melatonina
346.Cefalea
347.Ibisco
348.CLa magia dei fermenti
349.LEDUM PALUSTRE
350.Unghia di gatto
351.Cicoria
352.Respirazione
353.Albero della vita e scelta di un rimedio
354.Studiare da adulti
355.Meditazione per essere autorevole
356.Tre piante per gli occhi
357.Metabolismo
358.Un consiglio disinteressato
359.Gengivite
360.Diarrea del bambino
361.Fiori di Bach per uscire da una dipendenza
362.Sulfur
363.Linfa e tessuto connettiv
364.Anatomia della fascia
365.GOLA
366.Fiori di Bach per il neonato
367.Note sul cuore
368.Artemisia
369.Codici biologici
370.Rimedi omeopatici per insonnia e paziente scettico
371.Piselli
372.Rimedi per cani
373.Un decotto antico per depurarsi
374.Un caso di diabete di tipo II
375.ALOE
376.Le radici del desiderio
377.Alzheimer approfondimento
378.Colori
379.Colori per la casa
380.USO PERSONALE DEI COLORI
381.DERMATOMERI E METAMERI
382.La nostra pelle
383.Omeostasi, salute e malattia
384.Parole difficili della medicina ACROMEGALIA
385.DERMATITE un questionario utile
386.Citrus aurantium
387.Fibromialgia
388.Piante per gli occhi
389.Coliche addominali del bambino
390.Disturbi mentali
391.Piccola pausa
392.Raffreddore
393.SISTEMA IMMUNITARIO storiella horror-humor
394.ALIMENTAZIONE tre note
395.ASMA rimedi omeopatici
396.ARNICA rimedi omeopatici
397.Rhus Toxicodendron
398.Zucca
399.Corso di fitoterapia online
400.Conferenza su Cuore e dislipidemie

sabato 23 ottobre 2010

Il tatto









IL TATTO
Il tatto è uno di quei sensi di cui ci serviamo oserei dire con minor consapevolezza rispetto agli altri quattro.
In realtà esso investe talmente il nostro intero organismo da influenzare la sensibilità degli altri sensi e l’intera funzionalità del nostro sistema PNEI.

Un esempio che spiega l’importanza del tatto nell’influenzare la vista è il seguente: con il tocco degli oggetti, il bambino apprende l’interpretazione tridimensionale che deve dare all’immagine che osserva.
E’ stato osservato che alcuni soggetti non vedenti, nel momento in cui grazie ad un intervento di trapianto o altro tipo, in quei casi in cui ciò è stato possibile, acquistavano la vista, avevano l’esigenza di toccare ogni cosa per re-imparare ad interpretare il mondo. Il loro trauma, infatti, consisteva nell’ottenere una visione bidimensionale, tipo cartone animato in parole povere, che impoveriva addirittura la percezione che avevano avuto finché erano non vedenti!

Con il senso del tatto noi possiamo non solo percepire cosa stiamo toccando, ma anche la consistenza, la qualità, la temperatura, l’elettrizzazione della superficie che si incontra con la nostra e molte altre raffinate caratteristiche dell’ambiente in cui siamo immersi.
Possiamo regolare in modo molto fine la pressione da applicare quando afferriamo un oggetto senza danneggiarlo oppure, al contrario, senza che ci sfugga di mano.
il senso del tatto, non riguarda solo la pelle, ma ad esempio anche i denti, la lingua, la superficie dell’occhio.

Voglio sottolineare il fatto che a livello embriologico la pelle deriva dall’ectoderma esattamente come il sistema nervoso.





Il tatto è il primo senso che sviluppa il bambino nella pancia della mamma durante la gravidanza verso l’ottava settimana.

Chi pratica qualsiasi tipo di massaggio conosce bene come sia cambiata nel tempo, amplificandosi, la sua percezione tattile.
A seconda di come viene indirizzato il tocco, di quale pressione di quale intenzione (cioè per sondare che cosa), si può conoscere cosa avviene al di sotto del tessuto che stiamo toccando.

Il mio consiglio quindi per rivalutare il vostro senso del tatto è quello di fare un semplice test.
Mettete su un tavolo una striscia di alluminio o di teflon di quello che si usa normalmente per conservare gli alimenti. Poi vi sedete ad un’estremità del tavolo ed afferrate con due sita per lato le due estremità del foglio. Chiudete gli occhi, respirate con calma e chiedete ad un vostro “assistente” di mettere un oggetto sulla tela di alluminio: per esempio un piccolo portacenere o una tazzina da caffè. Poi stando con gli occhi chiusi tirate leggermente e indovinate la localizzazione della tazzina.

Per meglio utilizzare il tatto sia come donatori che come riceventi ovviamente consiglio il massaggio di tipo rilassante tra familiari ed amici. Questa pratica, fatta così, a mo’ di coccola, non pretende di curare nulla, ma solo di rilassarsi ed ascoltarsi... di re-imparare le propria percezione attraverso il tatto.....

ECCO UN ESEMPIO DI MASSAGGIO RILASSANTE DA ESEGUIRE A CASA VOSTRA

(1) Il soggetto si mette sul lettino o su una stuoia in posizione prona (a pancia in giù). Il Massaggiatore esegue dei movimenti ad otto prima sulla gamba sinistra, poi sulla destra, poi sul braccio destro, e poi su quello sinistro; poi sul tronco.

(2)Sul lato plantare dei piedi e palmare delle mani il massaggiatore esegue dei movimenti a spina di pesce e infine un tiraggio delle dita.

(3) Movimenti di sollevamento ed impastamento in senso inverso delle due mani in modo da produrre una torsione nei tessuti sottocutanei.

(4) Stiramento braccia. Il soggetto prono unisce le mani con i gomiti che sporgono fuori dal lettino e il massaggiatore tira piegando verso il basso le braccia.

(5) Stiramento delle gambe: pinzando i piedi dagli alluci sempre con soggetto prono.


(6) A chiusura del lato prono si massaggia con delicati movimenti delle dita il cuoio capelluto dalla nuca alla fronte.

(7) Infine si ripetono gli stessi movimenti su braccia e gambe dal lato supino, mentre per il tronco e il viso solo movimenti carezzevoli nella zona di mezzo, dal basso verso l’alto.





Questo è solo un esercizio. Ovviamente torneremo di tanto in tanto sull’argomento con qualche tecnica specifica.

STOP

domenica 17 ottobre 2010

La vista






LA VISTA


Nei primi anni del novecento...
“il dott. W. H. Bates, oculista di New York, insoddisfatto del normale trattamento sintomatico degli occhi e desideroso di trovare un sostituto delle lenti, si mise alla ricerca di un metodo che rieducasse la visione difettosa riportandola a condizioni di normalità. Le esperienze fatte con un gran numero di pazienti lo portarono a concludere che la maggior parte dei difetti visivi aveva carattere funzionale ed era dovuto alle cattive abitudini contratte. Tali abitudini erano invariabilmente in relazione, egli trovò, con una condizione di sforzo e tensione. E com’era da prevedersi, data la natura unitaria dell’organismo umano, tale sforzo aveva conseguenze sia fisiche sia mentali(...) Quando il paziente imparava ad allentare la tensione e acquistava corrette abitudini visive, la vis medicatrix naturae veniva messa in grado di agire, col risultato che, in molti casi il miglioramento della funzionalità fu seguito da guarigione completa e dal riacquisto dell’integrità organica da parte dell’occhio malato”.
Con queste parole del grande scrittore Aldous Huxley, che, entusiasta di questi esercizi provati in prima persona, nel suo libro “L’arte di vedere” presenta il metodo Bates, voglio pure io presentare Bates a coloro che ancora non ne avessero mai sentito parlare.
A tutti coloro che hanno problemi visivi consiglio di procurarsi un manuale di esercizi di Bates oltre che di consultare i diversi siti dedicati a questo argomento. In particolare uno che ho trovato ottimo è il seguente, da cui ho riassunto per voi gli esercizi principali che costituiscono il nocciolo del metodo:

http://metodobates.altervista.org/



Ritengo questi esercizi uno strumento prezioso, anche se non per tutti diventa assolutamente risolutivo. Ma questo di solito accade, per quanto riguarda miopia e presbiopia, non per un limite intrinseco al metodo, quanto piuttosto perché difficilmente manteniamo la costanza nello svolgimento degli esercizi.
Per altri disturbi degenerativi o gravi il metodo non promette certo miracoli.

Prima di parlare degli esercizi di Bates voglio esprimere con termini terra-terra il concetto che sfata il mito che portare gli occhiali sia un’abitudine curativa.


Portare gli occhiali serve a poter vedere in modo nitido e definito un’immagine che altrimenti appare sfocata. Le lenti più comuni sono quelle per miopia e presbiopia. Una lente è stata costruita per focalizzare in modo ottimale un oggetto ad una certa distanza. Ad esempio per la miopia occorre una lente che ci permetta di vedere bene lontano (come ad esempio per guidare) e per la presbiopia una lente che ci permetta di vedere bene da vicino (come ad esempio per leggere). Poi c’è tutta la vasta gamma di lenti “correttive” di vario tipo per i vari difetti visivi.
Ma in questo modo portando costantemente gli occhiali, l’occhio perde la sua capacità di adattamento. Infatti la nostra messa a fuoco varia continuamente a seconda di cosa stiamo guardando. Un occhio normale fa milioni di spostamenti e adattamenti al giorno, mentre durante il tempo in cui porta la lente, se si concentra su una distanza diversa da quella per la quale è calibrata la lente non riesce a focalizzare l’immagine. Chi porta gli occhiali da miope ricorderà certamente che i primi giorni, come era stato avvertito dall’oculista, gli girava la testa e avvertiva un disagio generale. Ad esempio guardando la lavagna ci vedeva benissimo ma se poi il compagno di banco lo chiamava, dovendosi girare improvvisamente dalla sua parte, sentiva un senso di annebbiamento e quasi di nausea. Ovviamente durava una frazione di secondo. Poi abituandosi il disagio è sparito. Questo perché in pochi giorni l’occhio si ri-adatta alla nuova condizione.
Tuttavia si tratta di una condizione alquanto limitativa che deriva dall’adattamento posturale che l’occhio assume per poter fare un numero minore di accomodazioni, cioè quelle che riesce a tollerare affinché il soggetto non senta disagio. Quelle disagevoli semplicemente le ignora.
Infatti l’occhio è solo la terminazione nervosa dell’organo visivo, ma è il cervello che decide cosa vedere e come interpretare ciò che vede.
In sintesi, per Bates portare gli occhiali è come portare le stampelle. Si tratta di un presidio sanitario utile per supportare una funzione lesa, ma dannoso per sostituire una funzione non lesa bensì solo disturbata.
Se un soggetto sano camminasse tutto il giorno con le stampelle come sarà la funzionalità delle sue gambe? Certo i muscoli non saranno rinforzati e la sua postura generale non risulterà migliorata.

LA FISSAZIONE CENTRALE

La fissazione centrale è la funzione che risulta inibita quando cominciano i primi problemi visivi.
Ma, a prescindere da questi, essa può essere ipofunzionante quando siamo stanchi o se abbiamo un disturbo passeggero, come ad esempio una semplice influenza o un’indigestione, o un certo tasso alcolico in una serata di bagordi, oppure un semplice disturbo locale come una congiuntivite.

In pratica, la fissazione centrale è quella funzione in base alla quale l'occhio normale guarda e vede benissimo anche se gli occhi sono girati a destra o a sinistra, in su o in giù. Essa rende possibile vedere meglio dove si guarda in quel momento, a prescindere dalla posizione degli occhi.


Nelle condizioni di stress, quanto maggiore è la tensione, tanto più ne soffre la fissazione centrale, che rovinandosi indurrà altra tensione e così via.




ESERCIZI



PALMING
Il palming è la tecnica principale per rilassare mente e occhi.
Il dottor Bates verificò che le persone dalla vista normale, mantenendo gli occhi chiusi, percepiscono un campo visivo perfettamente nero, senza scintillii, lampi di luce o macchie colorate, senza insomma quel vasto campionario di illusioni che invece appariranno alle persone con vista imperfetta. Tali alterazioni sono riconducibili allo sforzo per vedere che è originato da una tensione mentale, persistente anche dopo la chiusura stessa degli occhi.
L'esecuzione unisce all'esclusione della luce e al riposo dell'occhio, il ricordo del colore nero, o di qualsiasi altra cosa, purché richiamata agevolmente e in maniera perfetta. Il palming si integra alla perfezione con tutte le altre tecniche del metodo: memoria, immaginazione e movimento, quest'ultimo indispensabile al perfetto funzionamento dell'occhio. Dovrebbe essere praticato spesso, anche per periodi brevi, oppure per periodi più lunghi, ma con frequenza inferiore.

(1) Mettere il palmo delle mani a coppa, incrociando le dita sulla fronte, morbidamente.
(2) Chiudere gli occhi e posizionare i pollici in modo da escludere il più possibile la luce esterna.
(3) Appoggiare i gomiti su un tavolo o su un cuscino, cercando contemporaneamente di rilassare i muscoli della testa e del collo.
(4) Una volta raggiunto un buon equilibrio fisico, con una posizione ottimale e badando a che non filtri la luce, visualizzate un nero perfetto ed uniforme, senza sforzarvi in alcun modo.
(5) Per agevolare la spontaneità di questa visualizzazione potete ricordare oggetti neri, scelti tra quelli che ricordate meglio.
(6) Il nero è in assoluto il colore più facile da ricordare, ogni persona è però ostacolata o facilitata da ricordi differenti: qualcuno riesce a ricordare molto meglio un anello, un fiore, un viso, un colore diverso o una scena in movimento. In questi casi, seguire le proprie inclinazioni mnemoniche è preferibile e non pregiudica in alcun modo l'esecuzione e la riuscita del palming.
(7) Quando il palming raggiunge il suo scopo, cioè il rilassamento, il campo visivo del soggetto non presenta più aberrazioni, diventando al contrario di un colore uniformemente nero, come dovrebbe sempre verificarsi per effetto della totale esclusione della luce.

NB: Sforzarsi di ricordare il nero oppure altri oggetti è erroneo e deleterio, oltre che fuorviante. Fare un palming così significa agevolare l'insorgere di un esaurimento nervoso.
Il nero del campo visivo è un indice di rilassamento, non il rilassamento. Nel palming dobbiamo ottenere prima il rilassamento e poi arriverà il resto.

Per il nostro scopo è però utile semplificare al massimo l'elemento da utilizzare per il potenziamento di memoria e vista, per cui di solito si ricorre preferibilmente al colore nero, che non è modificabile da luce o da altri fattori, oltre ad essere reperibile pressoché ovunque.

OSCILLAZIONI


Per dirla con Bates, "è solo quando l'occhio è capace di spostarsi così rapidamente che occhio e mente sono a riposo, che l'efficacia di entrambi è al massimo".
Dobbiamo tenere conto del fatto che per vedere in modo nitido un'immagine, occorre procedere per piccole parti per volta. In questa continua ricostruzione la memoria gioca un ruolo fondamentale ma ancora sottovalutato.
Bates, nel suo capitolo sul dondolio, suggerisce diversi modi per produrre la sensazione del dondolio delle lettere, cosa questa che è utile per percepirle al meglio. Tra l'altro, questo movimento stimola la fissazione centrale, perché dà vero riposo alla mente e al sistema visivo. In pratica si tratta di accorgersi del movimento fine che si attua quando percepiamo le lettere e che tale movimento è sempre contrario alla direzione verso cui guardiamo. Cosi, se spostiamo la nostra attenzione alla parte destra della lettera, noteremo uno spostamento della lettera in senso opposto, cioè verso sinistra e viceversa. Lo stesso succede per le direzioni alto-basso.
Anche se è relativamente semplice verificare che è proprio così, il miope non riesce a concepire questo movimento, perché tende a bloccare sempre il suo sguardo. Accorgersi perciò di questo movimento è molto importante ed è lo scopo principale degli esercizi di spostamento sotto descritti.


OSCILLAZIONE SINISTRA-DESTRA

Come detto in premessa, poiché quanto più si prova a guardare bene tanto meno si riesce, sappiamo per induzione cosa NON fare, continuare cioè a cercare di vedere bene. Ecco perché "guardare al centro, centralizzare" è dannoso, perché perpetua proprio quel che si deve evitare. Se si guarda male, sforzarsi servirà solo ad amplificare l'errore, questo è il primo punto da evitare.


Ipotizzando che si stia guardando la parola "corsa" e si voglia vedere bene la lettera "s", è inutile cercare di indurre lo sguardo sulla "s" prestando attenzione al modo in cui è percepita, in tal caso si compirà uno sforzo; meglio, molto meglio, guardare la "s" con calma e cercare di vedere peggio le "a" accanto: in pratica è come se noi guardassimo la “s” e con la coda dell’occhio guardassimo in modo sfocato la presenza della “a”. In tal modo, dopo un certo periodo di allenamento, la lettera "s" si staglierà così nitidamente da sembrare quasi sollevarsi dal resto del foglio. Subito dopo facciamo lo stesso guardando la “s” ma con la coda dell’occhio la “r”. In questo modo otteniamo un esercizio di oscillazione.

Percepire il dondolio della lettera porta sempre al suo miglioramento, ecco perché è importante notarlo. Fate attenzione che questo dondolio è qualcosa di lento e dolce, rilassante.

Dato che l’ammiccamento è un fenomeno molto importante ai fini del mantenimento di una buona funzione visiva, possiamo vedere come con questo esercizio di oscillazione noi chiudiamo le palpebre per una frazione di secondi più volte ogni volta che ci spostiamo dal guardar male la “a” a guardar male la “r”. Quindi non solo abbiamo reso nitida la nostra “s” senza sforzo e grazie al movimento, ma abbiamo lubrificato l’occhio.
È stato dimostrato che nel soggetto miope il numero di ammiccamenti è minore di quello normale.
L’amiccamento lo facciamo, oltre che a sguardo fisso, soprattutto ogni volta che spostiamo il nostro sguardo da un oggetto ad un altro.


OSCILLAZIONE ALTO-BASSO

Guardate una lettera per 1 o 2 secondi, notate il colore nero e chiudete gli occhi. Tenendo in mente il nero, spostatevi da una parte all'altra di questo nero e cercate di vedere; di conseguenza, il punto guardato in precedenza meno nero di quello che state guardando che, in quell'attimo, sarà percepito come più nero.

Se non riuscite, immaginatevi di spostarvi con lo sguardo da un'area nera ad un'altra, ancora più nera.

Questo spostamento comporterà uno slittamento dell'immagine della lettera, cercate di rendervene conto. Se guardate verso il basso, la lettera sembrerà spostarsi verso l'alto e viceversa. Questa è un'illusione benefica, il dondolìo corto della lettera. Questo movimento è breve, lento e molto rilassante.

Provate a mantenere nella vostra mente il più possibile questa lettera e il suo colore nero, senza esercitare sforzo alcuno. Fate caso che, se fermate il dondolio sopra descritto, la lettera e il colore spariranno dalla vostra mente e dovrete ripetere tutto il procedimento.


IN SINTESI DESTRA SINISTRA; ALTO BASSO E DIREZIONI OBLIQUE. non importa... l’esercizio oscillatorio si può fare in tutte le direzioni.
Riepilogando ecco lo schema da seguire per curare la propria vista. Io consiglio di dedicare a questa pratica mezz’ora al giorno, preferibilmente al mattino.
(1) PALMING 5 minuti
(2)OSCILLAZIONI
si può procedere in questo modo:

1. Guardare una lettera sulla tabella di prova;
2. Spostarsi su una lettera della stessa riga, vedendo peggio la lettera precedente.
3. Ritornare sulla lettera precedente, vedendola meglio e vedendo peggio la lettera precedente.
4. Continuare alternando, scivolando da una parte all'altra della scheda di Snellen.

Le lettere dovrebbero, dopo un certo periodo, migliorare entrambe. Se l'esercizio non riesce immediatamente, fermarsi e riposare gli occhi, chiudendoli eseguendo il palming

Se non si riesce a percepire il movimento relativo della lettera, provare così:

1. Guarda una lettera alla distanza in cui viene vista meglio. Nella miopia ciò sara' all'incirca a 30 centimetri dal viso. Spostati dalla sommità alla base fino a quando vedi la base o la sommità peggio, mentre tutta la lettera sembrerà più nera di prima e si percepirà il dondolio, lento e dolce.
2. Chiudi gli occhi e spostati mentalmente dalla sommità alla base della lettera, cercando di ricreare il dondolio in memoria
3. Osserva un muro vuoto ad occhi aperti e fai lo stesso. Confronta i due modi di spostamento
4. Osserva adesso la lettera in lontananza, sempre spostandoti dalla sommità alla base. Se riesce, la lettera migliorerà e si percepirà 
un'illusione di dondolio.





A volte le lettere grandi sulla tabella impediscono di vedere nere le lettere più piccole. Per ovviare a ciò, procedere così:

1. Guarda una lettera grande sulla tabella di prova
2. Guardane una piccola e molto distante da essa. La lettera grande viene vista peggio.
3. Guarda di nuovo la prima e vedila meglio.
4. Ripeti per una mezza dozzina di volte.

Vi sono altri esercizi da fare con le lettere, ma io qui ho riportato i principali. E' importante capire che questo movimento di cui si parla non è qualcosa che deve realizzarsi sforzando in qualche modo gli occhi, ma solo in conseguenza ad un movimento calmo e rilassato degli occhi e alla tranquillità della mente.

(3) Oltre i vari palming brevi fatti durante le oscillazioni se occorreva, concludere con un palming di 10 minuti.


La memoria si rafforza se non c'è interferenza della mente cosciente.

Ed ora un cenno ai famosi...
OCCHIALI A GRIGLIA
si tratta di occhiali a fori stenopeici: al posto delle lenti hanno schermi neri su cui sono stati applicati dei piccoli fori, secondo uno schema preciso. Sono indicati per miopi, astigmatici, ipermetropi e presbiti.
I fori rotondi di questi schermi, con la loro particolare distribuzione a nido d’ape, fanno sì che l’immagine dell’oggetto osservato cada automaticamente sul punto più sensibile della retina, senza che sia necessario mettere a fuoco. In questo modo anche chi ha problemi di vista può, attraverso questi schermi, vederci meglio che a occhio nudo. È possibile fare una prova togliendo le lenti correttive, osservando un oggetto che non si vede bene, e successivamente riguardarlo indossando i bio-occhiali. I fori di questi occhiali inducono l’occhio a cercare la luce attraverso di essi, favorendo dei micromovimenti oculari continui che costituiscono un’ottima ginnastica passiva ai fini della riabilitazione e del rilassamento della muscolatura che circonda l’occhio, mentre le lenti da vista tendono a irrigidire questi muscoli con conseguenze negative sull’efficienza visiva. Con l’uso di questi occhiali l’oscillazione saccadica è stimolata e riabilitata, come raccomandato da Bates. In pratica portandoli per 15 minuti al giorno si ottiene l’esecuzione di una ginnastica passiva degli esercizi di Bates. Ovviamente non si possono portare quando si guida!

IN GENERALE
se non si è gravemente “cecati”, io consiglio di non portare mai gli occhiali. Per chi già li porta da anni non dico nulla, ma per chi deve iniziare, consiglio di non iniziare affatto e di usarli solo nei pochi momenti della giornata in cui occorre vedere distintamente qualcosa. In pratica più che agli occhiali da naso io sarei favorevole a ripristinare gli occhialini in uso nell’ottocento come si vede nella figura del capitolo precedente.
Ovviamente pur non iniziando a portarli costantemente, bisognerà averli con sé per usarli quando è indispensabile, come ad esempio per guidare. E questo è ciò che ho fatto io che per fortuna mi sono scoperta miope quando già conoscevo il metodo Bates ed ho potuto salvarmi dalle “stampelle per occhi”.
Quindi per coloro che fanno come me e anche per coloro che portano gli occhiali:
se vi accorgete di aver fatto progressi, ri-testate la vista e passate di volta in volta a lenti più leggere!

Per chi è interessato a questi occhiali ecco un indirizzo utile cui rivolgersi:
0039/3393127165
email= caterina.polini@libero.it
www.bio-occhiali.vpsite.it



STOP

domenica 10 ottobre 2010

Gli occhiali






GLI OCCHIALI
il famoso racconto di Edgar Allan Poe...
...da me miseramente tradotto e riassunto per introdurre l’argomento VISTA che voglio esporvi nel prossimo articolo.
Sicuramente molti di voi conoscono già questo racconto. Per quanto mi riguarda lo avevo letto circa 30 anni fa, ma oggi che ho avuto quest’improvvisa ispirazione di postarlo non sono riuscita a trovare il volume; così l’ho pescato in rete, in lingua originale e l’ho tradotto con tutti i limiti della mia scarsa conoscenza dell’inglese: ma in questo modo ho potuto apprezzarlo più della prima volta e mi auguro di stimolare la stessa disposizione a goderlo in tutti i lettori!
I motivi che mi conducono a riportare questo racconto sono i seguenti:

(1) offre uno spunto di riflessione sulla vista, che pur nella sua estrema comicità, è di tipo chiaramente allopatico e che confuterò nella seconda parte;
(2) offre uno spunto di riflessione sull’amore che riprenderemo in un altro articolo dedicato alla coppia... un tema sul quale mi sono già espressa e sul quale trovo ci sia ancora molto da esplorare.
(3) Trovo che certi racconti e certi romanzi siano di per sé TERAPEUTICI e questo certamente può avere questo ruolo.
(Man mano che si presenterà l’occasione avrò modo di segnalarvene degli altri di vari autori)

GLI OCCHIALI
Molti anni fa, era di moda mettere in ridicolo l'idea di "amore a prima vista," ma coloro che pensano, non meno di quelli che sentono profondamente, hanno sempre sostenuto la sua esistenza. Le moderne scoperte, infatti, per quanto riguarda ciò che può essere definito magnetismo etico o magnetoestesia, ritengono probabile che il più naturale, e, di conseguenza, il più vero e intenso degli affetti umani è quello che nasce nel cuore, come da una simpatia elettrica, in una parola, che il più brillante e duraturo dei legami fisici è quello che ci rimanda uno sguardo. La confessione che sto per fare aggiungerà una conferma alla verità di questa teoria.

Sono ancora molto giovane, non ho ancora 22 anni. Il mio nome, molto comune e piuttosto plebeo, al momento, risponde a quello di Simpson. Dico "al momento" perché recentemente ho adottato questo cognome, nel corso dell'ultimo anno, al fine di ricevere una grossa eredità che mi ha lasciato un lontano parente, Adolphus Simpson, Cav. Il lascito è stato condizionato dall’obbligo che io assumessi il cognome del testatore. Il mio nome di battesimo è Napoleone Bonaparte.

Ho assunto il nome Simpson con una certa riluttanza, mentre nel mio patronimico vero, Froissart, sentivo un molto perdonabile orgoglio, credendo che avrei potuto tracciare una discendenza dall’immortale autore delle "Cronache". (...)
Per quanto riguarda le qualità personali, non sono in alcun modo carente. Al contrario, credo di essere ben fatto, e in possesso di ciò che nove decimi del mondo chiamerebbe un bel viso. Sono alto cinque piedi e undici. I miei capelli sono neri e ricci. Il mio naso è abbastanza buono. I miei occhi sono grandi e grigi e, anche se in realtà essi sono deboli tanto da crearmi un certo disagio, ancora nessun difetto a questo proposito si potrebbe sospettare dal loro aspetto. Questa debolezza, tuttavia, sempre più mi infastidisce, ed ho fatto ricorso a ogni rimedio, meno che portare gli occhiali. Essendo giovane e di bell'aspetto, io naturalmente li detestavo ed ho decisamente rifiutato di adottarli. Io non conosco nulla, piuttosto, che sfigura in tal modo il volto di una persona giovane, o che imprime in ogni espressione un'aria di modestia, se non proprio di ipocrisia e di età avanzata. Un monocolo, d'altra parte, ha un sapore decisamente di affettazione e snobismo. Finora ho tirato avanti così come ho potuto, senza usarli. Mi limito a dire, inoltre, che il mio è un temperamento sanguigno, vivace, ardente, entusiasta, e che per tutta la mia vita sono stato un ammiratore delle donne.

Un inverno la notte scorsa sono entrato in un palco al Teatro, in compagnia di un amico, il signor Talbot. E' stata una notte d'opera, e le performances presentate un'attrazione molto rara, per cui la sala era troppo affollata. Eravamo in tempo, tuttavia, per ottenere i sedili anteriori, che erano stati riservati a noi, e in cui, con qualche piccola difficoltà, ci siamo fatti strada a gomitate.

Per due ore il mio compagno, che era un fanatico musicale, ha dato la sua totale attenzione alla rappresentazione e, nel frattempo, io mi sono divertito ad osservare il pubblico, che consisteva, in maggior parte, dell’elite della città. Dopo aver soddisfatto la mia curiosità su questo aspetto, stavo girando lo sguardo verso la primadonna, quando esso è stato arrestato e corrisposto da una figura in una dei palchi privati che prima non avevo visto.

Anche se vivessi un migliaio di anni, non potrei mai dimenticare l'intensa emozione che ho provato. Si trattava di una donna, la più squisita che avessi mai visto. Il volto era stato finora rivolto verso il palco, tanto che, per alcuni minuti, non ho potuto avere una visione completa di essa, ma la forma era divina.

La magia di una forma bella in una donna è stato sempre un potere cui avevo trovato impossibile resistere, ma qui si trattava della grazia personificata, dell’incarnazione dell'ideale del bello delle mie visioni più selvagge e più entusiaste. La figura era un po’ sopra la statura media e maestosa. La sua pienezza perfetta era deliziosa. La testa di cui solo era visibile solo il dietro, rivaleggiava a grandi linee con quella della Psiche greca, ed era piuttosto valorizzata che nascosta da un elegante cappello che mi ricordava il “textilem ventum “ di Apuleio. Il braccio destro appoggiato sopra la balaustra del vano, emozionava ogni nervo del mio corpo con la sua simmetria squisita. La sua parte superiore era drappeggiata da una delle maniche ampie aperte oggi di moda: lunga poco sotto il gomito. Sotto il mantello indossava un abito tessuto di un materiale fragile, attillato, e terminante con un polsino di merletto ricco, che cadeva con grazia sopra la parte superiore della mano, rivelando solo le dita delicate, su una delle quali brillava un anello di diamanti, che ho subito notato essere di straordinario valore. La mirabile rotondità del polso era ben delimitata da un braccialetto che lo circondava, e che era anche decorato e stretto da una magnifica aigrette di gioielli.

Guardavo questa apparizione regale da almeno mezz'ora, come se fossi stato improvvisamente convertito in pietra, e, durante questo periodo, ho sentito tutta la forza e la verità di tutto ciò che è stato detto o cantato in materia di "amore a prima vista ". I miei sentimenti sono stati totalmente diversi da tutti quelli che avevo vissuto fino a quel momento, alla presenza anche dei più celebrati campioni della bellezza femminile. Un’inspiegabile, che sono costretto a considerare magnetica, simpatia di anima per anima, sembrava ribattesse, non solo la mia visione, ma i miei poteri di pensiero e di sentimento, sull'oggetto appena ammirato da me. Mi sentivo, sapevo, che ero profondamente, follemente, irrevocabilmente innamorato, e questo ancor prima di vedere il volto della persona amata.
Mentre ero così avvolto nell’ammirazione di questa visione incantevole, un disturbo improvviso tra il pubblico l'ha costretta a girare la testa verso di me in parte, in modo che io vidi l'intero profilo del volto. La sua bellezza addirittura superava le mie previsioni, eppure c'era qualcosa che mi deludeva, senza che fossi in grado di dire esattamente cosa . Ho detto "deluso", ma questo non è esattamente la parola. I miei sentimenti erano in una sola volta tranquillizzati ed esaltati. C'era qualcosa d'altro, un po’ di mistero che non ho potuto sviluppare, qualche espressione sul volto che un po' mi disturbava mentre era notevolmente accresciuto il mio interesse. In realtà, ero solo in quella condizione di spirito che si prepara in un soggetto giovane e sensibile per ogni atto di stravaganza. Se la signora fosse stata sola, avrei sicuramente potuto entrare nel suo palco ed avvicinare a lei tutti i pericoli, ma, per fortuna, ho notato che c’erano due compagni, un signore, e una donna straordinariamente bella, secondo ogni apparenza di qualche anno più giovane di lei.

Ho elucubrato nella mia mente un migliaio di modi con cui avrei potuto ottenere, in seguito, una introduzione alla signora anziana, o, per il momento, in ogni caso, una visione più ravvicinata della sua bellezza. Avrei collocato la mia posizione più vicina alla sua, ma lo stato affollato del teatro rendeva impossibile ciò, e i decreti della Moda, negli ultimi tempi, assolutamente vietavano l'uso del binocolo da teatro, in un caso come questo, anche se fossi stato così fortunato da avere uno con me, ma non ne avevo, ed ero quindi in preda alla disperazione.

Alla fine mi rivolsi al mio compagno.

"Talbot", dissi, "tu hai un binocolo da teatro. Dammelo."

"Un binocolo da teatro?No! Cosa credi che avrei fatto con un binocolo da teatro?" E si voltò impaziente verso il palco.

"Ma, Talbot," continuai, tirandolo per la spalla, "ascoltami: vedi quel palco? Là! Hai mai visto una donna così bella?"

"Lei è molto bella, senza dubbio," rispose.

“Mi chiedo chi può essere?"

"Perché, in nome di tutto ciò che è angelico, non sai chi è? Non conoscerla significa che sei un ignorante. E’ la celebre Madame Lalande, la bellezza del giorno per eccellenza, e l’argomento di tutta la città. Ed è anche immensamente ricca. E’ appena arrivata da Parigi "

"La conosci?"

“Sì, ho l'onore"

"Mi introdurrai a lei?"

"Certamente, con il più grande piacere, quando vuoi?"

"Domani.”

"Molto bene, e ora chiudi il becco, se puoi."

Riguardo a quest'ultimo punto sono stato costretto a seguire il consiglio di Talbot, perché egli è rimasto ostinatamente sordo a ogni domanda o suggerimento, e si occupava esclusivamente per il resto della serata di ciò che si svolgeva sul palcoscenico.

Nel frattempo ho tenuto gli occhi fissi sulla Madame Lalande, e alla fine ho avuto la fortuna di ottenere una visione completa . E’ stato squisitamente bello questo, il mio cuore mi aveva detto prima, anche Talbot non era pienamente soddisfatto di me, ma ancora qualcosa di incomprensibile mi disturbava. Alla fine ho concluso che i miei sensi sono stati colpiti da una certa aria di gravità, di tristezza, o, ancora più correttamente, di stanchezza, che ha pesato sulla giovinezza e la freschezza del volto, per poi dotarlo di una tenerezza serafica e maestà, e quindi, ovviamente, al mio temperamento appassionato e romantico, tutto questo ha portato un interesse superiore di dieci volte.

Mentre così festeggiavano i miei occhi, ho percepito, finalmente, con mia grande trepidazione, un inizio quasi impercettibile da parte della signora, che era diventata improvvisamente consapevole della intensità del mio sguardo. Eppure, io ero assolutamente affascinato, e non potevo ritirarlo, neanche per un istante. Voltò nuovamente il viso, e di nuovo ho visto solo il contorno cesellato della porzione posteriore della testa. Dopo alcuni minuti, come se sollecitato dalla curiosità di vedere se ero ancora alla sua ricerca, ha gradualmente girato la faccia e di nuovo incontrato il mio sguardo bruciante. I suoi grandi occhi neri si abbassarono immediatamente, e un rossore profondo ammantò la guancia. Ma quale non fu il mio stupore vedendo che lei non solo non ha nuovamente girato la testa, ma che ha effettivamente preso dalla sua cintura un occhialino, lo ha sollevato e regolato e poi mi ha guardato attraverso di esso, intensamente e volutamente, per lo spazio di qualche minuto.

Un fulmine caduto ai miei piedi non mi avrebbe potuto sbalordire-stupire di più, anche se un'azione così audace in qualsiasi altra donna sarebbe stata in grado di offendere o disgustare. Ma il tutto è stato fatto con tanta calma, tanta disinvoltura, tanto riposo, in breve, che nulla di quella sfrontatezza semplice era percettibile, e i miei soli sentimenti erano quelli di ammirazione e di sorpresa .

Dopo aver soddisfatto la sua curiosità, lei lasciò cadere l’occhialino, e in silenzio portò la sua attenzione ancora una volta alla trama, rivolgendomi ora il profilo come prima. Ho continuato a guardarla senza sosta, anche se ero pienamente cosciente della mia maleducazione nel farlo.

Questo comportamento straordinario, gettandomi in una febbre perfetta di emozione, in un delirio assoluto di amore, servì piuttosto a incoraggiarmi che a sconcertarmi. Guardando verso di lei, quando pensavo che il pubblico era interamente impegnato per l'opera, ho finalmente catturato gli occhi di Madame Lalande, e, sul momento, le feci un inchino inconfondibile.

Arrossì molto profondamente, poi distolse lo sguardo, poi, lentamente e cautamente si guardò intorno, a quanto pare per vedere se la mia azione-eruzione era stata notata, poi si sporse verso il signore che sedeva al suo fianco.

Ora provavo un senso di bruciore per la scorrettezza che avevo commesso, mentre una visione di pistole sul domani galleggiava rapidamente con disagio attraverso il mio cervello. Sono stato molto sollevato e subito, però, quando ho visto che la signora semplicemente, senza parlare, avendo ancora una volta guardato furtivamente intorno a sé, ha girato i suoi occhi luminosi verso di me, e poi, con un debole sorriso, rivelando una linea di colore dei suoi denti perlacei, ha fatto due distinte e inequivocabili inclinazioni affermative della testa.

Se un uomo mai era stato pazzo per un eccesso di felicità, quello ero io in quel momento. Questo era il mio primo amore, così mi sembrava. Era stato un amore supremo, indescrivibile. Era stato "amore a prima vista," e, a prima vista, anche, che era stato apprezzato e restituito.

Il giorno dopo, avendo trascorso la notte insonne pensando a lei, mi recai da Talbot per essere presentato alla signora.
Ma quale non fu il mio disappunto nel sentire dal domestico che Talbot non c’era e sarebbe stato fuori città per una settimana!
Rimasi impietrito di orrore e di rabbia. Ho cercato di rispondere, ma la mia lingua ha rifiutato di muoversi.
Così, soffocando la mia rabbia come potevo, ho passeggiato di malumore per la strada, facendo richieste futili su Madame Lalande a ogni conoscente di sesso maschile che incontravo. In quanto a questo essa era sconosciuta di vista quasi a tutti, ed a quei pochi che la conoscevano, non potevano prendersi la libertà di introdurmi senza preannuncio con una chiamata di mattina. Mentre stavo così disperato, conversando con un trio di amici, è accaduto che il soggetto stesso della nostra conversazione si trovasse a passare.

"Eccola!" uno dei tre gridò.

"Sorprendentemente bella!" esclamò un secondo.

"Un angelo sulla terra!" esclamò un terzo.

Ho guardato, e in una carrozza aperta, che ci si avvicinava, passando lentamente lungo la strada, sedeva la visione incantevole dell'opera, accompagnata dalla signora più giovane che aveva occupato un posto nel suo palco.

"La sua compagna veste anche molto bene", ha detto quello del mio trio che aveva parlato per primo.

"Sorprendentemente," disse il secondo, " ha ancora un aria brillante, ma l'arte farà meraviglie parola mia, ha un aspetto migliore di quello che aveva a Parigi cinque anni fa, una bella donna ancora, non credi Froissart? Simpson, voglio dire. "

"Ancora!" dissi, "e perché non dovrebbe esserlo? Ma in confronto con la sua amica lei è come la luce di una stella di Antares in confronto a quella di una lucciola.

"Ah ah ah! questo perché il caro Simpson ha un tatto sorprendente a fare di queste scoperte originali, voglio dire."
E qui ci siamo separati.

Durante questa breve scena, però, una cosa aveva servito molto per consolarmi, anche se alimentato la passione da cui ero consumato. Avevo osservato che lei mi aveva riconosciuto e, oltre a questo, mi aveva benedetto, col più serafico di tutti i sorrisi che si possa immaginare, senza equivoci di marchio di riconoscimento.

Per poter essere presentato alla signora, ero costretto ad abbandonare ogni speranza fino al momento in cui Talbot sarebbe stato di ritorno. Nel frattempo frequentavo assiduamente tutti i luoghi rinomati e di divertimento pubblico e, in particolare il teatro, dove ebbi la gioia suprema di incontrarla, e lo scambio di sguardi con lei ancora una volta. Ogni giorno, nel frattempo, chiedevo di Talbot al suo albergo, e ogni giorno ero gettato in uno spasmo di rabbia dall’eterna risposta "Non ancora tornato a casa" del suo valletto.

Dopo la serata in questione, quindi, ero in una condizione vicina alla pazzia.
Madame Lalande, mi era stato detto, era una parigina, era recentemente arrivata da Parigi: non poteva decidere di tornare a casa improvvisamente? Se Talbot non ritorna in tempo potrei perdere per sempre l’occasione di conoscerla. Il pensiero era troppo terribile da sopportare. Poiché la mia felicità futura era in discussione, decisi di agire in modo virile. In una parola, fino alla rottura del gioco: ho rintracciato la donna alla sua residenza, ho osservato l'indirizzo, e la mattina dopo ho inviato una lettera piena ed elaborata, in cui ho riversato tutto il mio cuore.

Ho parlato con coraggio, liberamente, in una parola, ho parlato con passione. Non ho nascosto niente, neanche della mia debolezza. Ho accennato alla situazione romantica del nostro primo incontro, anche per gli sguardi che erano passati tra di noi. Sono arrivato fino al punto di dire che mi sentivo sicuro del suo amore, mentre ho offerto questa garanzia, e la mia stessa intensità di devozione, come due scuse per la mia condotta altrimenti imperdonabile. Come terzo, ho parlato della mia paura che potesse uscire dalla città prima che io potessi avere l'opportunità di una introduzione formale. Ho concluso la più sfrenatamente entusiasta epistola mai scritta, con una dichiarazione franca della mia situazione-mondana del mio benessere, e con una offerta del mio cuore e della mia mano.

In una agonia pazzesca ho atteso la risposta, e, dopo quello che sembrava il decorso di un secolo, essa è arrivata.

Sì, in realtà è arrivata. Per romantico che tutto questo possa sembrare, ho davvero ricevuto una lettera da Madame Lalande, la bella, ricca, idolatrata Madame Lalande. I suoi occhi, i suoi occhi magnifici, non avevano smentito il suo cuore nobile. Come una vera francese aveva obbedito al diktat franco dei suoi impulsi e alla generosità della sua natura, disprezzando la pruderies convenzionale del mondo. Non aveva disprezzato le mie proposte. Lei non si era riparata in silenzio. Non aveva restituito la mia lettera non aperta. Mi aveva anche mandato una risposta, scritta da lei che diceva così:

"Monsieur Simpson mi perdonerete per il fatto che non riesco a scrivere nella vostra lingua in modo compiuto, dato che non ho ancora avuto l’opportunità di studiarla (e prosegue con un misto di francese ed inglese impossibile per me da tradurre: scusate. Comunque si capisce che è una lettera molto lusinghiera)
Laland EUGENIE".

Questa lettera nobile di spirito, che ho baciato un milione di volte, ha impegnato senza dubbio, per proprio conto, mille altre stravaganze che ormai sfuggono alla mia memoria. Intanto di Talbot ancora nessuna 
traccia. 
Ahimè! avrebbe potuto formarsi anche la più vaga idea di come soffrivo la sua assenza ? Gli scrissi e mi rispose che era stato trattenuto da urgenti motivi di affari, ma di lì a poco sarebbe ritornato. Mi pregò di non essere impaziente, di moderare il mio trasporto e di leggere libri che mi potevano calmare lo spirito, di non bere nulla di forte e di portare le consolazioni della filosofia in mio aiuto. Il buffone! se lui non poteva venire, perché, in nome di ogni cosa razionale, non poteva allegarmi una lettera di presentazione? Gli ho scritto di nuovo, supplicandolo di trasmetterne una immediatamente. Ma la mia lettera fu restituita dal cameriere con la seguente annotazione a matita ( Il furfante aveva raggiunto il suo padrone nel paese):

"Partito ieri, per luoghi sconosciuti, non ha detto dove o quando sarà di ritorno così ho pensato fosse meglio restituire la lettera, avendo riconosciuto la vostra scrittura, sapendo che presto o tardi vi incontrerete.
Cordiali saluti,
Stubbs."

Dopo questo è inutile dire che ho inviato alle divinità infernali, sia padrone che cameriere: ma c'era poca utilità nella rabbia, e nessuna consolazione nel denunciare a tutti questo antipatico comportamento.

Ma avevo ancora una risorsa nella mia audacia costituzionale. Fino ad allora mi aveva servito bene, e decisi di farne uso ora fino alla fine. Inoltre, dopo la corrispondenza che era passata tra di noi, quale atto di mera informalità avrei potuto commettere nei limiti che potessero essere considerati indecorosi da Madame Lalande? Dopo la vicenda della lettera, avevo preso l'abitudine di guardare la sua casa, e scoperto che verso il crepuscolo andava a passeggiare nei dintorni accompagnata solo da un negro in livrea. Pedinandola mentre passeggiava in carrozza tra i boschi rigogliosi, nel buio grigio di una serata di mezza estate, ho trovato la mia occasione per avvicinarmi a lei.

Per ingannare il servo, ho fatto questo con l'aria sicura di una vecchia e familiare conoscenza. Con una presenza di spirito veramente parigina, lei prese le redini in un solo gesto, e, per salutarmi, mi porse la sua piccola e incantevole mano. Il cameriere si sedette nella parte posteriore, e allora, con il cuore pieno fino a traboccare, abbiamo potuto parlare a lungo e senza riserve del nostro amore.

Dato che Madame Lalande parlava inglese fluentemente anche meno di quanto aveva scritto, la nostra conversazione si svolse necessariamente in francese. In questa dolce lingua, in modo adeguato alla passione, ho dato libero sfogo all'entusiasmo impetuoso della mia natura, e, con tutta l'eloquenza che potevo, supplicai lei di dare il suo consenso ad un matrimonio immediato.

A questa impazienza sorrise. Utilizzò la vecchia storia del decoro che scoraggia tanti dalla felicità fino a quando la possibilità di beatitudine è sempre passata. Sposarsi immediatamente sarebbe improprio, sarebbe indecoroso, sarebbe outre. Tutto questo disse con un aria di affascinante ingenuità che mi aveva contemporaneamente estasiato, addolorato e convinto. Arrivò persino al punto di accusare me, ridendo, di avventatezza e di imprudenza. Lei mi disse di ricordare che io veramente non sapevo nemmeno chi fosse, quali fossero le sue prospettive, le sue connessioni, la sua posizione nella società. Mi ha pregato, ma con un sospiro, a riconsiderare la mia proposta, ed ha chiamato il mio amore un'infatuazione, “a Will o 'the-Wisp” , una fantasia o la fantasia del momento, una creazione senza fondamento e piuttosto instabile della fantasia che del cuore.
Ho risposto come meglio potevo, come solo un vero amante può. Ho parlato a lungo, e con perseveranza della mia devozione, della mia passione, della sua bellezza superiore, e della mia ammirazione entusiasta. In conclusione, mi sono soffermato, con una energia convincente, sugli ostacoli che comporta il decorso del vero amore che non ha mai fatto correre tutto liscio e che si aggravano quando i tempi sono inutilmente lunghi.

Quest'ultimo argomento sembrava utile in definitiva per ammorbidire il rigore della sua determinazione.
Ha ceduto, ma c'era ancora un ostacolo, ha detto, che si sentiva sicura che non avevo considerato adeguatamente. Si trattava di un punto delicato da sollecitare per una donna in particolar modo: ha accennato al tema dell’ età.
Ero consapevole, ero pienamente consapevole della discrepanza tra noi? Che quando l'età del marito supera di qualche anno, anche di quindici o venti l'età della moglie, ciò è considerato dal mondo accettabile e anche giusto; ma lei aveva sempre mantenuto la convinzione che gli anni della moglie non dovrebbero mai superare quelli del marito. Una discrepanza di questo tipo ha dato luogo innaturale, troppo spesso, ahimè! ad una vita di infelicità. Ora lei era consapevole che la mia età non era superiore a ventidue, e io, al contrario, forse, non ero consapevole che gli anni della mia Eugenie erano molto estesi, notevolmente al di là di tale cifra.

A proposito di tutto questo c'era una nobiltà d'animo, una dignità di candore, che mi rese felice, che mi incantò, che eternamente rinforzò le mie catene. Stentavo a trattenere il trasporto eccessivo che mi possedeva.

"Mia dolce Eugénie," esclamai, "che cosa è questa storia che si sta ragionando? Gli anni superano in qualche modo i miei. Ma che cosa è poi? I costumi del mondo sono così tante follie convenzionali. Per coloro che amano come noi stessi, in che differisce un anno da un'ora? Io sono ventiduenne, direte voi, concesso: infatti, si può anche chiamarmi, tra poco ventrtreenne. Ora voi, mia carissima Eugenie, potete avere non più che... non più che...”
Qui mi fermai per un istante, nella speranza che Madame Lalande mi interrompesse, fornendo la sua vera età.
Ma un francese è raramente diretto, e ha sempre, a titolo di risposta a una domanda imbarazzante, qualche risposta pratica per il suo discorso. Nel caso in specie, Eugénie, che poco prima era sembrata a lungo essere alla ricerca di qualcosa nel suo seno, lasciò cadere sull'erba una miniatura, che ho subito raccolto e consegnato a lei.

"Tenetela!" disse lei, con uno dei suoi sorrisi più affascinanti. "Tenetela per il mio bene, per amore di colei che in modo troppo lusinghiero rappresenta. Inoltre, sul retro del gingillo si potrebbero scoprire, forse, le informazioni che tu sembri molto desiderare. Ora non c’è luce, ma vi sarà possibile esaminarla a vostro piacimento con la luce del mattino. Nel frattempo, voi mi scorterete fino a casa questa notte. I miei amici verranno per una matinée musicale e ci sarà, ve lo prometto, anche qualche bel canto. Noi francesi non siamo poi così puntigliosi come voi americani, e non avrò difficoltà a condrabbandarvi come una vecchia conoscenza. "

Così ho frequentato la sua casa. La villa era arredata con gusto.
La serata così conclusa è stata senza dubbio la più deliziosa della mia vita. Madame Lalande non aveva sopravvalutato le capacità musicali dei suoi amici, e il canto che ho sentito qui non lo avevo mai sentito così eccelso in ogni circolo privato di Vienna. Gli esecutori strumentali sono stati molti e di talento superiore.

Alla fine venne il momento che lei stessa cantò e lo fece in modo sublime.

Appena alzata dal pianoforte dopo questi miracoli di esecuzione vocale, ha ripreso il suo posto al mio fianco, quando ho espresso a lei, in termini di più profondo entusiasmo, la mia soddisfazione per la sua performance.

La nostra conversazione era ormai lunga, seria, senza interruzioni, e totalmente senza riserve. Mi fece raccontare molti dei precedenti passaggi della mia vita, e ascoltò con attenzione ogni parola della narrazione. Non nascosi niente, sentivo che non avevo il diritto di nascondere nulla. Incoraggiato dal suo candore sul punto delicato della sua età, sono entrato, con franchezza perfetta, non solo in un dettaglio dei miei molti vizi minori, ma anche dovetti rendere piena confessione di quelli morali e persino di quelle infermità fisiche, la cui comunicazione è molto più sicura come testimonianza di amore. Sono arrivato addirittura a parlare di una tosse lieve frenetica con cui, un tempo, ero stato turbato, di un reumatismo cronico, di una fitta di gotta ereditaria e, in conclusione, fino a quel momento sgradevole e scomoda, ma accuratamente nascosto, della debolezza dei miei occhi.

"Su quest'ultimo punto," ha detto la signora Lalande, ridendo, "siete stato sicuramente imprudente nel venire alla confessione, perché, senza la confessione, lo prendo per scontato che nessuno vi avrebbe accusato del delitto. A proposito, -- ha continuato-- avete qualche ricordo, (e qui ho immaginato che un rossore, anche attraverso l'oscurità della casa, diventa chiaramente visibile sulla guancia) mon cher ami di questo assistente piccolo oculare, che ora sta appeso al mio collo? "

Mentre parlava si girava tra le dita l'identico doppio occhio di vetro, che mi aveva così sopraffatto dall’emozione all'opera.

"Li ricordo perfettamente!!!, esclamai, premendo con passione la mano delicata che offriva gli occhiali per il mio controllo. Si trattava di un giocattolo complesso e magnifico, riccamente cesellato e filigranato, e scintillante di gioielli, che, anche alla luce carente, non ho potuto fare a meno di percepire che erano di alto valore.

"Eh bien! Mon ami», riprese con un’inflessione che in certo modo che mi ebbe piuttosto sorpreso-- "Eh bien! Mon ami, avete ardentemente pregato di farmi un favore che avete avuto il piacere di denominare inestimabile. Avete chiesto la mia mano per domani. Dovrei cedere alle tue suppliche e, posso aggiungere, alle memorie del mio seno: proprio non ho il diritto di richiedere a voi un favore molto-molto piccolo in cambio? "

"Ditelo!" Esclamai con una energia che aveva quasi attirato su di noi l'osservazione della gente nel salotto, e sentendomi trattenuto solo dalla loro presenza dal buttarmi impetuosamente ai suoi piedi. "Ditelo, mia amata, mia Eugenie, sono pronto prima che lo diciate!

"Per il bene dell’Eugenie che ami, questa debolezza piccola che avete finalmente confessato, potrebbe sicuramente coinvolgervi, prima o poi, in alcune situazioni molto sgradevoli, a causa del rifiuto tacito o implicito della vostra infermità della vista.
Capirai che io dica, allora, che ti auguro di indossare occhiali! Tu devi accettare il piccolo giocattolo che ora tengo in mano come un aiuto alla visione, in realtà non ha un valore molto grande come gioiello. Notate che, da una modifica insignificante così-così lo si può adattare agli occhi sotto forma di occhiali, o indossarlo nel taschino del panciotto, come un monocolo. E’ nella modalità precedente, tuttavia, che hai già acconsentito a indossarlo per causa mia. "

Questa richiesta, devo confessarlo? Mi confuse notevolmente. Ma la condizione con cui avevo acconsentito rese ogni rifiuto del tutto fuori questione.

"È fatto!" Ho pianto, con tutto l'entusiasmo che ho potuto mettere insieme in questo momento. "E’ fatto; è allegramente concordato che io sacrifico ogni sentimento per te. Questa notte mi metto questo occhio di vetro sul mio cuore. Ma con la prima alba di quella mattina che mi dà il piacere di chiamarti moglie, io lo pongo sul mio naso, e lì si userà in forma meno romantica, e meno alla moda, ma certamente nel modo più utile, che si desidera. "
Detto questo continuammo a parlare dell’organizzazione delle nozze.

Una volta preso congedo, andai in cerca di Talbot, ma, lungo la strada, non potei evitare di entrare in un hotel, al fine di ispezionare la miniatura, ed è ciò che ho fatto con l'aiuto dei potenti occhiali. Il volto era di una bellezza insuperabile! Quei grandi occhi luminosi, quel naso di orgoglio greco, quei riccioli scuri lussureggianti ! "Ah!" dissi, esultante a me stesso, "questo è proprio l'immagine parlante della mia amata!" Guardai il lato opposto, e lessi le parole: «Eugenie Lalande età 27 anni e sette mesi."

Trovai Talbot a casa, e cominciai subito a conoscere lui con la mia fortuna. Manifestò uno stupore eccessivo, certo, ma si congratulò con me molto cordialmente, e offerse ogni assistenza in suo potere. In una parola, abbiamo sviluppato il nostro accordo e, alle due del mattino, solo dieci minuti dopo la cerimonia, mi sono trovato in una stretta carrozza con Madame Lalande, ora signora Simpson, ad un’ottima distanza fuori dalla città, in una direzione da nord nord-est.

Esso era stato determinato per noi da Talbot, che, dato che il viaggio durava tutta la notte, dovevamo fare la nostra prima fermata a C -, un villaggio a circa 20 miglia dalla città, per ottenervi un po’ di riposo e la colazione al mattino presto, prima di proseguire sulla nostra strada. Alle quattro precisamente, quindi, la carrozza si fermò alla porta della locanda principale.
Era ormai quasi se non del tutto luce del giorno, e, mentre guardavo, rapito, l'angelo al mio fianco, l'idea singolare è venuta, tutta in una volta, nella mia testa, che questo è stato veramente il primo istante dopo la mia conoscenza con la leggiadra celebre Madame Lalande, in cui potevo godere di una ispezione ravvicinata di tale bellezza di giorno e davanti a tutti.

"E ora, mon ami», disse, prendendomi la mano, e così interrompendo il treno della mia riflessione,
"E ora, cher mon ami, dal momento che sono indissolubilmente legata a te, e dato che ho ceduto alle tue suppliche appassionate, ed eseguito la mia parte del nostro accordo, presumo che non abbia dimenticato che anche tu hai un piccolo favore da fare, una piccola promessa che è tua intenzione di mantenere.
"Certamente, la mia bella Eugénie, non vi è alcuna disposizione da parte mia di eludere l'esecuzione della promessa banale” .
E qui, dopo aver sistemato le lenti nella forma ordinaria di occhiali, li applicai con cautela nella corretta posizione, mentre la signora Simpson, aggiustandosi il berretto, e incrociando le braccia, stava a sedere sulla sua sedia, in una posizione un po’ dignitosa.

"Bontà graziosa!" Esclamai, quasi nello stesso istante che i cerchi degli occhiali erano insediati sul mio naso “ quale può essere il problema con questi occhiali?" e togliendoli rapidamente, li asciugai con cura con un fazzoletto di seta, e regolai di nuovo.

Ma se, in prima istanza, si era verificato qualcosa che mi aveva provocato sorpresa, in seconda, questa sorpresa si elevò a meraviglia e questo stupore fu profondo, estremo, anzi posso dire che fu decisamente orribile.
Potevo credere ai miei occhi?
Erano rughe quelle che vedevo, e moltissime! Oh Giove e tutti gli dei! Che fine avevano fatto i suoi denti?

Buttai gli occhiali violentemente a terra, e, balzando in piedi, stavo ritto in mezzo al pavimento affrontando la signora Simpson, che stava con le braccia conserte, assolutamente senza parole colmo di terrore e di rabbia.

"Tu disgraziata!" dissi, cogliendo il mio respiro "tu-tu-tu malvagia vecchia strega! Ma nella miniatura c’era scritto ventisette anni...”
“ per la precisione quella miniatura riporta la mia età quando fu fatta e cioè quando sposai in seconde nozze Monsieur Lalande, mentre il marito precedente era Monsieur Moissart”

"Moissart!" ha detto!

"Sì, Moissart", ha detto, mimando la mia pronuncia, che, a dire la verità, non era delle migliori.

Niente, è la paura della vecchiaia rispetto al fatto che ho avuto un antenato di questo nome, una volta.
(...) come ho potuto sposare la mia bisnonna!!!


§§§§§§§§§§§§§§§§


E qui mi fermo con il testo per raccontare in breve l’epilogo.
Così continuando la conversazione si scopre che la nipote di questa amabile vecchietta aveva sposato Monsieur Froissart che è il padre del protagonista.

La signora Eugenia Lalande,in gioventù era stata bellissima, e anche a ottantadue anni aveva mantenuto l'altezza imponente, il contorno scultoreo della testa, gli occhi sottili e il naso greco della sua infanzia.
Era immensamente ricca, e, vedova senza figli, lei si rammentò dell’ esistenza in America di questo nipote, e allo scopo di farlo suo erede, fece una visita negli Stati Uniti, in compagnia di un lontano parente e di una cugina, pure lei vedova Lalande.

Al teatro della lirica, l'attenzione della bisnonna è stata attirata verso il nipote, e, attraverso la rilevazione del suo “occhio di vetro”, è stata colpita da una certa somiglianza di famiglia. Così interessatasi, e sapendo che l'erede che cercava era effettivamente in città, lei si era informata riguardo a lui. Il signore che la accompagnava le disse chi era. Le informazioni così ottenute la indussero a rinnovare il suo controllo, e questo controllo fu quello che lo aveva incoraggiato, e indotto a comportarsi nel modo assurdo già descritto. Per quanto riguarda l'età e il fascino della donna strana, che aveva chiesto con tanto entusiasmo a Talbot chi fosse, egli aveva concluso che alludesse alla bellezza più giovane, e così lo ha informato, con perfetta verità, che era "la vedova celebre, Madame Lalande."

In strada, la mattina dopo, la bisnonna incontrò Talbot che le raccontò del noto difetto della vista del nostro Simpson e di quello maggiore di non voler portare gli occhiali. Allora lei, per punirlo dell’arroganza di aver fatto in pubblico delle avances ad una vecchia sconosciuta, ordì il complotto insieme a lui. Non si è trattato altro che di uno scherzo. In realtà il matrimonio era stato una commedia con tanto di prete falso. Successivamente il giovane sposerà la giovane signora Lalande e rimane nominato erede dalla sua bisnonna.
STOP

Questa volta per le immagini ho voluto sfruttare grandi pittori e precisamente alcuni li ho biecamente usati per fare collages misti a disegni. Si tratta di: Jean Samary di Renoir, Amazzone parigina di Detti, Autoritratto di Fattori, Ritratto di Renoir di Bazille e Le fasi lunari di Delvaux.

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Marina Salomone
Mi occupo di terapie olistiche dal 1983. Hobby principale il disegno: sono su Flickr sotto il nome di Marina Salomone
per chi fosse interessato a trattare questi argomenti in maniera più appofondita c' è sempre il mio sito web ufficiale: www.GurudiTamara.com
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