Indice

1. Sciatica
2. Artrite Reumatoide
3. Osteoporosi
4. Emicrania
5. Dismenorrea
6. Infertilità
7. Gastrite
8. Cistite
9. Menopausa
10. Tabagismo
11. Ipertensione
12. Insonnia
13. Obesità
14. Stress e pnei
15. Cistite interstiziale
16. Psoriasi
17. Occhio secco
18. Viaggi
19. Acufeni
20. Allergie-Asma
21. Gravidanza e neonato
22. Due riflessioni
23. Stipsi
24. Vertigini
25. Cani e Gatti
26. Tipi Omeopatici
27.Bambino-psiche
28.Sport
29.Disturbi venosi
30.Salute obbligatoria
31.Cuore
32.Neonato-mamma-papà
33.Memoria
34.Anziano-aspetti nutrizionali e pnei
35.Colesterolo
35-bis.Colesterolo-bis
36.Acne
37.Anemie
38.Tosse-Omeopatia
39.Enuresi
40.Reflusso gastro-esofageo
41.LEI e LUI
42.LEI e LUI seconda puntata
43.LEI e LUI terza puntata
44.Raffreddore
45.Un po' di respiro
46.Influenza
47.Adolescenza
48.Chakras
49.Ayurveda
50.Medicina cinese
51.DENTI parte prima
52.DENTI parte seconda
53.DENTI parte terza
54.CAPELLI parte prima
55.CAPELLI parte seconda
56.FITOTERAPIA
57.diabete-parte prima
58.diabete-parte seconda
59.Trattamento viscerale
60.Pelle
61.Cronobiologia
62.ANORESSIA parte prima
63.ANORESSIA parte seconda
64.Alcolismo
65.Colori
66.Fegato parte prima
67.Fegato parte seconda
68.Posture
69.Fermenti intestinali parte prima
70.Fermenti intestinali parte seconda
71.Epitrocleite
72.TIROIDE parte prima
73.TIROIDE parte seconda
74.SALUTE E MALATTIA
75.CONGIUNTIVITI
76.OTITE parte prima
77.OTITE parte seconda
78.ORMONI parte prima
79.FISIOGNOMICA
80.ORMONI parte seconda
81.COSMETICI
82.ORMONI parte terza
83.METAFISICA
84.EPIFISI
85. Perchè rinunciare?
86.INQUIETUDINI DI FERRUM METALLICUM
87.ICTUS
88.ICTUS parte seconda
89.Mantra
90.KINESIOLOGIA
91.Fiori di Bach
92.Sogni
93.Odori
94.Gli occhiali
95.La vista
96.Il tatto
97.Il gusto
98.Udito
99.Energia e Cosmo
100.Cento
101.VERATRUM ALBUM
102.EFT
103.Lupus
104.Cavoli
105.Farmaci
106.COLON IRRITABILE parte prima
107.COLON IRRITABILE parte seconda
108. MEDICINA CINESE ancora
109.Il corso di EFT
110.Corsi permanenti
111.Calcoli renali
112.DRENAGGIO
113.Metabolismo2-Fascia
114.PRANOTERAPIA
115.Morbo di Crohn
116.Dolori muscolari
117.Alitosi
118.Carotenoidi
119.Le voglie matte
120.IRIDOLOGIA parte prima
121.IRIDOLOGIA parte seconda
122.HERPES
123.DANNI DEI FARMACI PER LO STOMACO parte prima
124.DANNI DEI FARMACI PER LO STOMACO parte seconda
125.Storia delle babbucce
126.IDROTERAPIA
127.PARODONTITE
128.MEDITAZIONE SUL CUORE
129.LA MORTE DEGLI ALTRI
130.Il sole e la pelle
131.ENFISEMA POLMONARE parte prima
132.ENFISEMA POLMONARE parte seconda
133.Sistema immunitario cerebrale
134.Spagirica
135.TRAUMA DA PARTO
136.SPIGOLATURE
137.I GRASSI
138. Fico d'India
139.Occhi e mirtillo
140.PSICOSOMATICA
141.PSICOSOMATICA parte seconda
142.PSICOSOMATICA parte terza
143.Contatti estenuanti
144.Omeopatia per la pelle
145.HIV
146.CISTI OVARICHE
147.TUMORI
148.Singhiozzo
149.TEMPO DI BILANCI
150.NAUSEA E VOMITO
151.Test per la coppia
152.FEBBRE
153.PARKINSON
154.Minerali da antica farmacia
155.Omotossicologia e metabolismo
156.MEDICINA TIBETANA parte prima
157.DERMATITI E DERMATOSI
158.TRE BIOTIPI
159.Jung
160.GAMBE SENZA RIPOSO
161.Due prodotti delle api
162.ATTACCHI DI PANICO
163.ESAMI DELLE URINE
164.VERMI
165.AVVELENAMENTI parte prima
166.AVVELENAMENTI parte seconda
167.Alcuni alimenti
168.DIVERTICOLI
169.PENSARE POSITIVO
170.Naja Tripudians
171.Tumori 2
172.Unghie
173.Pensare col corpo
174.Gambe disturbi venosi
175.SCLEROSI MULTIPLA
176.Malattie autoimmuni
177.SCLERODERMIA
178.Rimedi per gli occhi
179.INTEGRATORI PER MAMMA
180.PSICHE E FIORI DI BACH parte prima
181.PSICHE E FIORI DI BACH parte seconda
182.PSICHE E FIORI DI BACH parte terza
183.PSICHE E FIORI DI BACH parte quarta
184.PSICHE E FIORI DI BACH parte quinta
185.PSICHE E FIORI DI BACH parte sesta
186.PSICHE E FIORI DI BACH parte settima
187.PSICHE E FIORI DI BACH parte ottava
188.PSICHE E FIORI DI BACH nona e ultima parte
189.Gli oli essenziali
190.OMEOPATIA PER INSONNIA DEL BAMBINO
191.CONSIDERAZIONI SULLA SALUTE
192.Macchie scure sulla pelle
193.Blefarite
194.IPERTENSIONE alcune piante
195.DIFESE IMMUNITARIE
196.ALZHEIMER
197.PIANTE ANTI-STRESS
198.FEGATO parte terza
199.Lavaggio energetico
200.Colpo di fulmine tra due LACHESIS
201.ALOE parte prima
202.Maculopatia degenerativa
203.Fluidificanti del sangue
204.ALLERGIE parte prim
205.ALLERGIE parte seconda
206.ALLERGIE parte terza
207.DEMENZA SENILE
208.INSUFFICIENZA RENALE
209.Quanto siamo aciduli
210.Non è tutto cromo ciò che brilla
211.DALLO SPIRITO ALLA MATERIA
212.Pancreatite
213.Raffinate ed accurate primitive terapie
214.Dermatite seborroica
215.RIMEDI PER BAMBINI
216.SCUOLA SALERNITANA parte prima
217.SCUOLA SALERNITANA parte seconda
218.SCUOLA SALERNITANA parte terza
219.Controllo e Ascolto
220.OLIO DI GERME DI GRANO
221.ORTICARIA
222.REFLUSSO GASTRO-ESOFAGEO parte seconda
223.INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO
224.STORIE DI ORDINARIO TORMENTO parte prima
225.STORIE DI ORDINARIO TORMENTO parte seconda
226.DIETA BASE e BAMBINO IPERCINETICO
227.ARTRITE E DOLORI ARTICOLARI
228.RIEDUCAZIONE DELLA PERCEZIONE SONORA
229.OBESITA INFANTILE
230.UNA MEDITAZIONE PER CORREGGERE LE REAZIONI RIPETITIVE
231.ANCORA CUORE
232.VACCINI
233.Balbuzie
234.PAROLE DIFFICILI idiopatico
235.SCOLIOSI
236.Percorsi benessere con regalo
237.DIURESI alcune piante utilissime
238.DIETA BASE
239.ALCHIMIA
240.RADIOTERAPIA un sostegno omeopatico per limitare i danni
241.CORSO ACCELERATO DI OMEOPATIA
242.ANALISI FISIOGNOMICA di un attore
243.CHILI DI TROPPO
244.CHILI DI TROPPO parte seconda
245.ARGILLA
246.Memoria e concentrazione
247.LE PAROLE DIFFICILI escara e flittena
248.ABBASSAMENTO RENALE
249.ALIMENTI FERMENTATI
250.MELATONINA
251.SONDAGGIO
252.Ottuso dogmatismo
253.Ancora fegato
254.PRANAYAMA parte prima
255.PRANAYAMA parte seconda
256.CEFALEA
257.Alimentazione spigolature
258.LE PAROLE DIFFICILI Fotosensibilizzazione
259.ANCORA RENE
260.MEDITARE STANDO AFFACCIATI
261.PRESSIONE ALTA parte prima
262.IPERTENSIONE parte seconda
263.OGM prodotti transgenici
264.Abusi della sanità
265.PRODOTTI SOLARI
266.Ricette mediterranee
267.IPERTENSIONE parte terza
268.TUMORI parte terza
269.COSE DI DONNE
270.Falsi bisogni creati dal mercato
271.IPERTENSIONE parte quarta
272.ANTICHE RICETTE una conserva di susine
273.LE PAROLE DIFFICILI Palliativo
274.STIPSI
275.TAURINA
276.IPERTENSIONE parte quinta
277.INQUINAMENTO ACUSTICO
278.DERMATITE ATOPICA
279.SAPORE DI SALE
280.PARACELSO
281.Metalli pesanti e danni alla pelle
282.IPERTENSIONE parte sesta RIMEDI NATURALI
283.MIA CONFERENZA
284.MALATTIE AUTOIMMUNI parte prima
285.MALATTIE AUTOIMMUNI parte seconda
286.SISTEMA NERVOSO DUE NOTE
287.LE PAROLE DIFFICILI Deontologia e Metastasi
288.IPERTENSIONE parte settima
289.ALLUCE VALGO
290.VERTIGINI fitoterapia
291.DISTURBI INVERNALI DEL BAMBINO
292.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte primaO
293.OMOTOSSICOLOGIA
294.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte seconda
295.Buon Natale filosofeggiando
296.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte terza
297.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte quarta
298.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte quinta
299.ASPETTI PSICHICI DI ALCUNI RIMEDI OMEOPATICI parte sesta e ultima
300.DISTURBI INTESTINALI antichissima ricetta
301.Donna e iperandrogenismo
302.FISIOGNOMICA APPLICATA AI RIMEDI OMEOPATICI
303.Possibile prevenire il tumore al fegato con il Chelidonium
304.Litoterapia
305.Fitoterapia per emicrania
306.Parole difficili della medicina OSTEOFITI
307.IL DOLORE DEI NOSTRI ANIMALI
308.RAVANELLO
309.Tre tipi di pepe
310.RUGHE
311.DISTURBI DELLA PROSTATA
312.FERMENTI INTESTINALI
313.PRANOTERAPIA
314.MENINGITE
315.Parole difficili della medicina FISTOLE
316.CLORURO DI MAGNESIO
317.PANNOLINI PER BAMBINI
318.Le emozioni depositate sui denti
319.Meditazione sulla vergogna
320.ANTIOSSIDANTI
321.Malattie autoimmuni
322.INSONNIA punti da trattare
323.Parole difficili in medicina STEATOSI EPATICA
324.Carota
325.Cicatrizzazione
326.Strategie di bisogno e potere
327.ENZIMI
328.Lampone
329.Commento durante la breve vacanza
330.LE PAROLE DIFFICILI DELLA MEDICINA apoptosi e necrosi
331.Nasce la nuova associazione TING
332.ALOPECIA AREATA rimedio Ayurvedico
333.LAVAGGIO EPATICO
334.Incontri autunnali
335.Sindrome di Dupuytren
336.Abuso di farmaci
337.TOSSE parte prima
338.Corso di alimentazione
339.TOSSE parte seconda
340.TOSSE parte terza
341.TOSSE parte quarta
342.MEDITAZIONE SULLE PAURE
343.Interazione individuo e ambiente
344.Respirazione
345.Epifisi e melatonina
346.Cefalea
347.Ibisco
348.CLa magia dei fermenti
349.LEDUM PALUSTRE
350.Unghia di gatto
351.Cicoria
352.Respirazione
353.Albero della vita e scelta di un rimedio
354.Studiare da adulti
355.Meditazione per essere autorevole
356.Tre piante per gli occhi
357.Metabolismo
358.Un consiglio disinteressato
359.Gengivite
360.Diarrea del bambino
361.Fiori di Bach per uscire da una dipendenza
362.Sulfur
363.Linfa e tessuto connettiv
364.Anatomia della fascia
365.GOLA
366.Fiori di Bach per il neonato
367.Note sul cuore
368.Artemisia
369.Codici biologici
370.Rimedi omeopatici per insonnia e paziente scettico
371.Piselli
372.Rimedi per cani
373.Un decotto antico per depurarsi
374.Un caso di diabete di tipo II
375.ALOE
376.Le radici del desiderio
377.Alzheimer approfondimento
378.Colori
379.Colori per la casa
380.USO PERSONALE DEI COLORI
381.DERMATOMERI E METAMERI
382.La nostra pelle
383.Omeostasi, salute e malattia
384.Parole difficili della medicina ACROMEGALIA
385.DERMATITE un questionario utile
386.Citrus aurantium
387.Fibromialgia
388.Piante per gli occhi
389.Coliche addominali del bambino
390.Disturbi mentali
391.Piccola pausa
392.Raffreddore
393.SISTEMA IMMUNITARIO storiella horror-humor
394.ALIMENTAZIONE tre note
395.ASMA rimedi omeopatici
396.ARNICA rimedi omeopatici
397.Rhus Toxicodendron
398.Zucca
399.Corso di fitoterapia online
400.Conferenza su Cuore e dislipidemie

sabato 29 maggio 2010

OTITE parte prima






OTITE parte prima



Come avviene per molte sindromi, un’otite può essere scatenata da una causa tanto banale quanto facile a regredire, come ad esempio un colpo di freddo o un’impregnazione di umidità nel soggetto linfatico. Oppure (brrrrrr.... terribili ipotesi) un grave disturbo che può postare a perdita dell’udito o un grave disturbo di tipo tumorale che per tangente investe anche l’orecchio: della serie “ho fatto accertamenti per curare un’otite ed ho saputo di avere un tumore in una zona xy del cranio o del collo”
Su quest’ultima ipotesi avrei un mio (tipico- dello-struzzo: ma lo struzzo mi è molto simpatico e corre veloce bee-beep!!!) commento da aggiungere:

Avrei preferito non saperlo!
Capisco che ci si può sentire molto più tranquilli conservando un atteggiamento opposto al mio.
L’atteggiamento opposto al mio è:
“Meno male che casualmente ho appreso di avere questa patologia, così ho potuto curarla in tempo, prima che fosse troppo tardi”. Su questo si basa la prevenzione sul piano generale quando viene eseguita come screening di massa, per fasce di soggetti a rischio. E certamente l’aver saputo in tempo ha salvato la vita a milioni di persone. Quindi mi guardo bene dallo sconsigliare gli accertamenti. Tuttavia reclamo con pari dignità il diritto a non voler sapere o quello a voler essere il primo (prima dei medici, perché sono io il proprietario del mio corpo) a sapere e di conseguenza decidere facendomi suggestionare il meno possibile e ascoltando i messaggi del corpo e della mente.

Ma torniamo al nostro argomento. Possiamo esaminare l’argomento senza turbamento, bensì traendone i dati utili per i disturbi minori dell’adulto e del bambino.


ORECCHIO ESTERNO
Le cause più comuni dei dolori auricolari sono le flogosi dell’orecchio esterno, le otiti acute dell’orecchio medio e le foruncolosi. I dolori auricolari che compaiono durante la masticazione indirizzano verso un’infiammazione dell’orecchio esterno.
In genere:
se premendo sulla zona anteriore dell’elice o sul trago, il dolore aumenta, abbiamo conferma di trovarci di fronte ad un’otite esterna ed in particolare un’otite che riguarda l’area di innervazione del nervo
auricolo-temporale; se, invece, il dolore aumenta premendo la zona posteriore ed inferiore dell’elice o tirando il lobo verso il basso, siamo di fronte sempre ad un’otite esterna che però riguarda l’area di innervazione del nervo grande auricolare.
In particolare, i dolori auricolari evocati dallo stiramento dei lobi sono caratteristici dell’otite da nuotatore. Spesso le otalgie dei nuotatori sopraggiungono 2-3 giorni dopo la nuotata e quindi è difficile per il soggetto mettere in relazione causa ed effetto.
Tra i disturbi dell’orecchio esterno ricordiamo la dermatite, la foruncolosi, l’impetigine, le micosi, l’eczema del condotto uditivo esterno. Il dolore è esacerbato, anche in questi casi, dalla trazione del padiglione auricolare e dalla pressione del trago. Nell’eczema non flogistizzato il sintomo preminente è il prurito.



ORECCHIO INTERNO
Le otiti acute dell’orecchio interno sono più gravi e spesso associate a febbre o malessere.
Possono essere causate da un’infezione dell’orecchio interno o da numerosi fattori patogeni strettamente inerenti l’orecchio interno.
Le cause possono anche essere extra-auricolari, ed in tal caso il disturbo viene anche definito come facente parte del gruppo delle otalgie riflesse:
(1) Carie di un molare ed in generale affezioni dentarie o del cavo orale come ad esempio pulpite dell’arcata inferiore, glossite, carcinoma della lingua. L’otalgia è irradiata attraverso il ramo auricolo-temporale della terza branca del trigemino. Allo stesso modo, può trattarsi di alterazioni dell’articolazione temporomandibolare; queste di solito sono dovute a malocclusione dentaria. L’otalgia, di conseguenza, è dovuta a compressione della corda del timpano o dei rami del nervo auricolo-temporale.

(2) Da lesioni della tonsilla palatina, dell’ipofaringe, della laringe e dell’esofago. L’otalgia è dovuta ad irritazione del glossofaringeo o del laringeo superiore. Le cause sono in genere infiammatorie. Ma attenzione prima ad escludere (avendola attentamente ricercata) soprattutto la presenza di un carcinoma di tali strutture, che può essere molto poco appariscente.
Tessuti maligni che invadono l’orecchio, la gola o il naso, possono provocare danni auricolari persistenti.
Quindi in una delle peggiori ipotesi può essere il primo sintomo di un tumore della base della lingua o del faringo-laringe.
(3) Da artrosi cervicale. L’otalgia è causata da irritazione del I, II e III nervo cervicale.
In tutti questi casi il dolore è trafittivo, a crisi, e viene esacerbato dalla masticazione, dalla deglutizione ecc. L’impiego per via topica di gocce auricolari è giustificato solo nelle otalgie primitive e non in quelle riflesse.

In genere i dolori, che irradiano dall’articolazione temporomandibolare, si manifestano al momento della masticazione o nel movimento delle mascelle.
Per i dolori auricolari minori, gli analgesici orali sono da preferire rispetto agli anestetici locali in gocce otologiche.


ORECCHIO MEDIO
Le secrezioni purulente, mucose e a volte sanguinolente che si accompagnano a una momentanea riduzione del dolore, indicano un’otite acuta dell’orecchio medio ed una perforazione del timpano. Si impone in questo caso una visita specialistica. Gli analgesici antipiretici possono essere consigliati in attesa della visita medica. Non bisogna toccare l’orecchio, nè usare gocce auricolari quando il timpano è perforato. Se il soggetto si lamenta di un orecchio continuamente tappato, con perdita della percezione uditiva, e se si osserva l’inizio di una secrezione, ciò suggerisce che il soggetto soffra di un’otite cronica dell’orecchio medio. Il soggetto in genere non lamenta alcun dolore e non ha febbre; le secrezioni sono costituite da muco e da pus: si impone il ricorso al medico.



OTITE ACUTA dell’orecchio medio
L’otite sierosa è una forma clinica secondaria a stenosi tubarica, a sua volta conseguenza della propagazione alla tromba di Eustachio di un processo flogistico acuto del rinofaringe. Abitualmente manca il dolore, mentre dominano senso di pienezza, acufeni, autofonia e ipoacusia. Se ben curata, cercando in primo luogo la risoluzione dell’affezione nasofaringea primitiva, l’otite sierosa guarisce senza lasciare traccia; in caso contrario, si rende responsabile dell’insorgenza di episodi di otite catarrale acuta.
Omeopatia Sembra praticamente utile l’alternanza di KALIUM MURIATICUM 9CH corizza con ostruzione nasale e catarro tubarico, e di ARSENICUM JODATUM 9CH soprattutto quando sia soggiacente un processo allergico. Tre granuli di ciascun rimedio 2-3 volte al dì. 

Nel caso in cui l’otite sierosa faccia seguito all’esposizione a freddo umido, come ad esempio anche lo stesso bagno in piscina, è indicato l’uso di 3 granuli di DULCAMARA 9CH 2 volte al dì. 

Infine nei casi in cui il catarro tubarico si accompagni o faccia seguito a episodi di raucedine, si può usare, alla stessa posologia, MANGANUM ACETICUM 9CH.




OTITE CATARRALE dell’orecchio medio

OMEOPATIA Una dose quotidiana per 3 giorni di OSCILLOCOCCINUM può potenziare i meccanismi di difesa dell’organismo e impedire un’evoluzione sfavorevole all’affezione, a patto però di essere assunta quando il quadro clinico non è ancora conclamato.

BELLADONNA in diluizione medio-alta, 3 granuli anche frequentemente ripetuti, può avere ragione di alcune forme congestizie che nascono come
complicanza di angina faringotonsillare; ai segni tipici di belladonna si accompagnano dolore pulsante e, dal punto di vista obiettivo, arrossamento vivace della membrana del timpano. Quando l’esordio febbrile è più progressivo e all’otalgia fanno da contorno tosse secca ed epistassi, è più indicato FERRUM PHOSPHORICUM 9 CH 3 x2 volte al dì. Un’otalgia bruciante migliorata col calore locale ed aggravata tra le ore 1 e 3 di notte richiama ARSENICUM ALBUM, soprattutto se ci sono sete viva ed alterazioni dello stato generale con alternanza tra abbattimento ed agitazione; si prescrive 9CH 3x4 volte al dì. Un’infiammazione iperalgica della parte ossea, con irradiazione del calore alla mastoide, deve condurre a prescrivere CAPSICUM ANNUUM 5CH 3 gran ogni 15-30’, aumentando l’intervallo tra le assunzioni man mano che il dolore si attenua. CHAMOMILLA 15-30CH 3 granuli ad ogni nuova esacerbazione del dolore è indicata nelle otalgie in corso di dentizione; il bambino è intollerante al dolore, si placa solo se cullato o portato a passeggio e presenta la guancia omolaterale all’orecchio infiammato calda e arrossata. Per prevenire l’evoluzione verso l’otite purulenta si consiglia di aggiungere sistematicamente una dose di PYROGENIUM 9CH a uno dei rimedi precedentemente descritti.

OTITE MEDIA ACUTA
è dovuta a congestione e raccolta di trasudato ed essudato nella cassa. Il dolore ha carattere pulsante e si accompagna a tappamento auricolare ed ipoacusia. Anche uno squilibrio barotraumatico, specie se acuto (piloti, sommozzatori) può causare otalgia. NB= se compare dolore in un’otite media cronica può esservi una complicazione incombente o in atto come ad esempio petrosite, ascesso sottoperiostio, extra o
sotto-durale, cerebrale, o una tromboflebite dei seni venosi, o una meningite.


STOP

venerdì 21 maggio 2010

CONGIUNTIVITI








CONGIUNTIVITI


Quando Isaia, a causa di un guasto, atterrò con la sua astronave sul piccolo pianeta, era preparato all’incontro con qualsiasi forma di vita aliena. Da anni faceva il viaggiatore nello spazio ed era stato in contatto con molte forme di vita “dialoganti”.
Ma questa volta fu diverso. La forma di vita che incontrò gli era così familiare che non ebbe alcun moto di timore o perplessità. Si trattava di grandi occhi in cima ad uno stelo, che raggiungevano più o meno la sua statura. Gli alieni lo accolsero parlandogli nella sua lingua, l’italiano, direttamente attraverso la mente. Non ebbe dubbi sul fatto che fossero loro a parlargli, e non la sua immaginazione, in quanto all’inizio lo scambiarono per un essere doppio e gli parlarono al plurale. Presto l’equivoco fu chiarito: era per via del fatto che aveva due occhi.
Alieni:” salve ragazzi, qualche problema all’astronave? e quali sono i vostri nomi...? siamo affascinati da come riuscite a stare insieme!”
Isaia: “ Salve... (vorrei precisare che sono uno) comunque si, problemi. Potete darmi una mano?
A: “ Beh ci daremo un occhio!!!”
I:” ah il mio nome è Isaia”
A: “molto lieti di aiutarti Isa, io sono bbz e questa è abb.
Isaia fu ancora una volta molto contento che non gli avessero fatto battute sul suo nome, sul profeta e simili argomenti: infatti sulla terra questo era il suo “tormentone”.
Gli alieni avevano una tecnologia molto avanzata e in pochi minuti lo misero nelle condizioni di poter partire. Ma proprio quando stavano per salutarsi Isaia rimase di stucco nel sentirli di colpo ammutolire e nel vedere il fermarsi dei loro gesti, improvvisamente... come belle statuine.
“Beh, pensò, ora devo andare... si vede che questa è la loro regola di saluto. Strano però, guarda che occhi arrossati: non sarà che per aiutarmi si sono stancati troppo? C’è pure del muco o pus intorno, non saprei dire... ma anch’io voglio sdebitarmi con loro”
Così corse sull’astronave a prendere le scorte di collirio che portava sempre con sè e li innaffiò per benino.
Non poteva avere idea più infelice! Gli alieni caddero al suolo come piante appassite e, se non erano morti, erano comunque molto peggiorati.
Fu allora che sentì tuonare una voce dal cielo che lo redarguiva e malediceva con le seguenti parole:
“ Ma cosa hai fatto idiota!!!! per punizione tornerai a vivere indietro nel tempo, quando la società umana era basata sul lavoro e per di più farai l’impiegato... e quando raggiungerai l’età della pensione, il governo abolirà l’istituzione di questa pratica e tu farai l’impiegato nei secoli dei secoli, sempre davanti al computer e senza collirio”
All’istante Isaia si svegliò di soprassalto; riconobbe il suono della nuova sveglia al posto della voce tonante e riconobbe con somma tristezza l’obbligo di alzarsi e sbrigarsi perché alle 8 doveva essere in ufficio.
In fretta si lavò i denti dicendosi “...la barba oggi no, non c’è tempo” e fu allora che vide allo specchio i suoi occhi terribilmente arrossati.
“ Strano , non mi fa male nè prurito.... però l’incubo era conforme al mio stato.... bisognerà che passi da Tumis durante l’intervallo: in questo stato non posso usare il solito collirio, o almeno era come se il sogno mi volesse avvertire di non fare guai con il collirio”.



CONSIDERAZIONI

Sintomi generali della congiuntivite sono: arrossamento congiuntivale, lacrimazione, sensazione di sabbia nell’occhio, fotofobia, gonfiore delle palpebre.

TIPI DI CONGIUNTIVITE:

(1) batterica: secrezione purulenta gialla o verde; leggero edema delle palpebre.
Il soggetto si sveglia con le palpebre appiccicate.
Nelle forme più gravi si stabiliscono infiltrazioni puntiformi corneali, che quando non vengono tempestivamente trattate possono compromettere seriamente il visus. I sintomi soggettivi sono rappresentati dalla sensazione di corpo estraneo (come di sabbia) e di bruciore che si esacerba aprendo l’occhio, dalla lacrimazione e dalla fotofobia. La vista non è compromessa. La congiuntivite batterica più spesso interessa un solo occhio. E’ contagiosa e si trasmette per inoculazione mano-occhio oppure attraverso accessori di uso comune. Chi ne è affetto deve lavarsi le mani dopo aver toccato gli occhi e non deve condividere con altri asciugamani, fazzoletti, cuscini, colliri ed altri possibili veicoli di trasmissione. E’ controindicata la medicazione occlusiva dell’occhio, in quanto provoca un innalzamento locale della temperatura, che promuove la moltiplicazione batterica.
La congiuntivite batterica guarisce spontaneamente nel tempo massimo di 3 settimane nella stra-grande maggioranza dei casi, ma, nei pochi casi in cui non guarisce, può cedere il posto ad una congiuntivite cronica o, peggio, a danni visivi.

Proprio in questo frangente è cruciale la capacità del medico di valutare i rischi ed assumersi la responsabilità della cura. 

Un articolo apparso non molto tempo fa su Farmacia news (non ho con me la rivista perché si tratta di un articolo che avevo copiato a mano, perciò chiedo venia se non segnalo il numero e la data), parlando dell’esagerato numero di prescrizioni di colliri ai bambini e ai neonati mi conferma queste perplessità:
“ La maggior parte dei bambini affetti da congiuntivite non ha bisogno di un trattamento a base di antibiotici: lo sostiene uno studio pubblicato dalla rivista Lancet. I medici di base hanno notevoli difficoltà nel distinguere congiuntiviti di origine batterica o virale, e la procedura standard sembra essere la prescrizione di colliri antibiotici, una strategia supportata da scarsa evidenza e che finisce per contribuire pesantemente al problema globale della resistenza agli antibiotici. I ricercatori dell’University of Oxford hanno analizzato l’efficacia di una terapia antibiotica in uno studio multicentrico dividendo 300 bambini in due gruppi rispettivamente trattati con antibiotico e con placebo. Il fatto che dopo 7 giorni i bambini guariti siano stati l’86% nel gruppo antibiotici e l’83% nel gruppo placebo fa supporre che l’utilità del trattamento antibiotico sia pressoché nulla”



(2) virale: secrezione trasparente e fluida; edema delle palpebre quasi assente o assente. Spesso è presente anche una tumefazione dei linfonodi pre-auricolari. Sia la congiuntiva bulbare che quella palpebrale presentano un intenso arrossamento.
La congiuntivite virale è causata, in genere, da Adenovirus ed è strettamente associata a sintomi influenzali o da raffreddamento. All’inizio interessa un solo occhio, ma dopo 24-48 h diventa bilaterale. La congiuntivite virale raggiunge l’acme in una settimana e si risolve completamente nel giro di 15-20 giorni. Come per tutte le malattie virali, è autolimitante e non esiste una terapia specifica.

(3) allergica: secrezione bianca e vischiosa; edema delle palpebre considerevole. Prurito intenso.
I sintomi interessano entrambi gli occhi e spesso associano a rinite, ma non possiamo basarci su questo dato per identificarle, quando non è presente. Il sintomo decisivo è il prurito intenso che porta il soggetto a praticare un intenso, energico ed inarrestabile sfregamento degli occhi. Chi usa le lenti a contatto dovrebbe sospenderne temporaneamente l’applicazione.


(4) Da sostanze chimiche contenute nei cosmetici o inquinanti atmosferici o ambientali come ad esempio vento, polvere, fumo.
Può essere dovuta a detersivi che sono “schizzati” a contatto dell’occhio, penetrandovi. In questo caso vanno fatti lavaggi abbondanti con soluzione fisiologica o, in mancanza, anche con acqua del rubinetto. Dopo, se l’agente non ha causato lesioni più gravi della congiuntivite , è senza dubbio utile instillare un collirio decongestionante.


(5) Infiammatoria: occhio arrossato (iperemia) e presenza di essudato che, dopo aver indotto un edema della congiuntiva, filtra attraverso il tessuto endoteliale e forma, insieme alle lacrime e ai prodotti delle varie ghiandole congiuntivali, la cosiddetta secrezione congiuntivale.

(6) Causate dalla presenza di un corpo estraneo: in tal caso bisogna essere certi di averlo rimosso. Una volta localizzato il corpo estraneo, bisogna cercare di espellerlo praticando un lavaggio con soluzione fisiologica.
In caso contrario bisogna andare urgentemente al pronto soccorso o in ambulatorio oculistico per farlo togliere con gli strumenti adatti, perché il pericolo è un danno permanente alla vista.

(7) da trauma: in questo caso usare prodotti adeguati (a seconda del trauma) per favorire il naturale processo di cicatrizzazione e recupero sia dell’occhio che delle strutture circostanti, sempre essendosi accertati di essere fuori pericolo.
Ovviamente i casi 6 e 7 esulano parzialmente dal nostro tema che è sempre mirato all’automedicazione

(8) dovuta ad agenti fisici, per esempio raggi UV. In questo caso, non esporsi al sole per alcuni giorni e usare un collirio decongestionante alla camomilla. E’ consigliato non sforzare la vista e portare occhiali scuri.


(9) pur di natura virale, un capitolo a parte a mio parere sono le cheratocongiuntiviti ERPETICHE causate dal virus dell’herpes simplex si presentano con sintomi simili a quelle da adenovirus. In genere l’infezione primaria è accompagnata dalla comparsa di vescicole sulla superficie palpebrale, di solito assenti nelle recidive. L’infezione si risolve entro 2-3 settimane ma, nei casi più gravi, può causare danno permanente alla cornea con perdita della acuità visiva e glaucoma. Il rischio di recidive è alto ed è correlato con gli stessi fattori che scatenano la recidiva di herpes in generale. In questi casi viene prescritto ACYCLOVIR in pomata oftalmica.



(10) di origine tossico-metabolica. Il dolore e il fastidio sono assenti: ma si noterà che l’occhio non si presenta come “normale”. In questo caso si tratta di uno dei tanti sintomi di una patologia molto più ampia e perciò viene curata nel quadro della cura della patologia a monte.



CONTENITORI
La garanzia assoluta può essere data solo da un contenitore di vetro; i materiali plastici sono permeabili ai gas e non garantiscono una buona conservabilità del contenuto. I contenitori di vetro devono avere particolari requisiti, come per gli iniettabili.



COME SI APPLICA IL COLLIRIO
Il collirio va instillato senza toccare il bordo del flacone con le mani. Si abbassa la parte inferiore della palpebra, tenendo la testa indietro e si instilla prima una goccia, si apre e chiude la palpebra in quanto così il liquido raggiunge tutte le parti della sezione anteriore dell’occhio, e, se il caso, si instilla una seconda goccia. L’uso che consiglieremo sarà per 3-4 giorni, se il disturbo persiste andare dal medico. Se esistono secrezioni bisogna rimuoverle con un lavaggio prima dell’instillazione del collirio.
Se si utilizzano più colliri contemporaneamente, si dovrebbe attendere almeno 5 minuti (c’è chi consiglia 15) tra le diverse somministrazioni.
Per evitare che il farmaco fuoriesca tramite il dotto lacrimale si possono occludere gentilmente i dotti lacrimali premendo nell’angolo interno dell’occhio per qualche minuto.
Per evitare l’impatto con un liquido freddo, il collirio va tenuto in mano per qualche minuto prima di utilizzarlo per ottenere un lieve riscaldamento.


FITOTERAPIA

HAMAMELIS= leggera azione astringente e decongestionante.
CAMOMILLA = effetto antiflogistico e sedativo; 
TIGLIO= effetto spasmolitico, sedativo e ipotensivo;
FIORDALISO ha effetto decongestionante, antinfiammatorio e astringente. I fiori sono impiegati per la presenza sia in antociani che in flavonoidi, nelle infiammazioni dell’occhio. Viene asociato a MELILOTO e PIANTAGGINE per le congiuntiviti. Rientra nella formulazione di acque palpebrali e tonici per pelli delicate.

OMEOPATIA
In uno studio è stato confrontato EUPHRASIA-heel collirio con tetrizolina, un vasocostrittore contenuto nei comuni colliri da banco.
Euphrasia viene indicata nel trattamento di congiuntivite, blefarite e dacriocistite. Il dosaggio è stato di 1 monodose al dì e la durata circa 15 giorni.
E’ emerso che l’efficacia di Euphrasia non è inferiore a quella di tetrizolina. I risultati positivi di euphrasia aumentavano per la congiuntivite di intensità grave. L’equivalenza è emersa per le congiuntiviti allergiche o irritative. Euphrasia ha prodotto migliori risultati per i sintomi dolore e bruciore. In conclusione, vista l’equivalenza dei due farmaci possiamo valutare la tollerabilità. Poiché nel trattamento con vasocostrittori si possono presentare effetti collaterali quali disturbi della circolazione, dolore oculare (rebound) e non ultimo il rischio di glaucoma, riteniamo che il trattamento con Euphrasia sia una valida alternativa essendo esente da effetti collaterali.

Di solito in omeopatia viene largamente usato il collirio a base di Eufrasia o eufrasia con camomilla.
Tuttavia per i disturbi oculari esistono anche altri colliri, ed inoltre si possono usare con ottimo esito anche rimedi per uso interno, come granuli o fiale da bere o gocce.
Ecco una sintesi dei rimedi principali per la congiuntivite:

apis-homaccord, arnica comp-heel, belladonna homaccord, euphrasia-heel collirio,mercurius-heel-s, mucosa comp, staphisagria-heel.

Alain Horvilleur consiglia:
Per una congiuntivite dopo un colpo di freddo aconitum;
per un semplice arrossamento euphrasia;
per un rossore intenso belladonna;
in caso di congiuntive gonfie (si nota un bordo in rilievo intorno all’iride) apis;
per una congiuntivite con lacrimazione non irritante apis; con lacrimazione irritante euphrasia; con pus irritante mercurius corrosivus.


STOP

sabato 15 maggio 2010

SALUTE E MALATTIA




SALUTE E MALATTIA


Da tempo vi propongo articoli su diverse patologie e metodi di cura: credo sia ora di dire qualcosa in più su come si pone la visione olistica nei confronti del concetto stesso di salute e malattia.
Questo è un argomento tanto semplice all’apparenza, quanto complesso se chiediamo a ogni medico e operatore sanitario cosa ne pensa.
Per questo motivo mi propongo di parlarne ancora, dato che in un solo articolo non posso esaurire tutti i ragionamenti e le variazioni-divagazioni sul tema.
Il modo di vedere questo concetto, ha rapporti anche con il modo di vedere anche riguardo a tutti gli altri argomenti della vita, dalla sociologia alla politica, dalla religione alla scienza, dall’ecologia all’economia ecc ecc
In questo primo articolo voglio porgervi il mio punto di vista con le parole di un “esperto”. Anche nei prossimi che di tanto in tanto dedicherò all’argomento, lo farò con parole altrui, non solo perché lo spiegano meglio di come farei io, ma anche per indicarvi delle letture interessanti!
Riporto qui il testo, leggermente riassunto e semplificato, dell’articolo “ Un metodo all’altezza dell’oggetto”, trovato sulla rivista Farmacia Naturale-ottobre 1998, che avevo letto e conservato. Si tratta di un brano estratto dal libro di Paolo Bellavite dal titolo “Biodinamica”



“premessa sull’autore.
Il libro di cui parliamo è “Biodinamica” .
La biodinamica è una disciplina che si propone di integrare i molteplici livelli di descrizione dell’essere vivente elaborati dalle scienze biomediche, armonizzandoli secondo l’ottica della complessità in vista di una medicina finalmente capace di rispondere al suo oggetto: l’essere vivente come sistema aperto. Il testo è articolato in 3 parti. La prima espone i fondamenti teorici dell’approccio integrato. La seconda utilizza le nozioni esposte nella sezione precedente per sviluppare la costruzione di una clinica nella complessità. La parte conclusiva attraverso un raffronto tra medicina convenzionale e non convenzionale prefigura una sintesi in cui riduzionismo e olismo concorrono a formare un nuovo atteggiamento verso il malato e la malattia.
PAOLO BELLAVITE è medico, ematologo, professore associato di patologia generale presso l’università di Verona. Ha conseguito il master in biotecnologia presso l’università di Granfield (inghilterra). E’ autore di oltre 120 pubblicazioni scientifiche in campo immunoematologico e sui meccanismi dell’infiammazione. Da alcuni anni si occupa di medicina complementare.

TESTO DELL’ARTICOLO
la complessità e dinamicità dei processi patologici può essere considerata non solo per l’instaurarsi di un disordine strutturale nelle relazioni (reti) tra le varie loro componenti (molecole, cellule, organismo intero ecc), ma anche per la loro evoluzione temporale. Nell’andamento di una tipica malattia possiamo distinguere vari fenomeni e varie fasi che si susseguono. Solo comprendendo i nessi di causalità che legano tali fenomeni e la loro catena conseguenziale si ha un quadro attendibile della malattia, e solo sulla base di quest’ultimo si può impostare una terapia.

Quadro fisiopatologico generale. Cause varie di diversi tipi ( fattori chimici, fisici, biologici, carenziali ecc ), se riescono a superare le barriere naturali e i primi sistemi di difesa, provocano un danno biochimico, strutturale e/o funzionale. Ad ogni tipo di danno (perturbazione dello schema strutturale o funzionale omeodinamico) segue una fase di reazione dei sistemi deputati alla conservazione ed al ripristino della integrità biologica (sistemi biologici omeodinamici, chiamati comunemente anche sistemi omeodinamici di controllo dell’integrità biologica). Tali sistemi occupano quindi una posizione centrale nella dinamica evoluzionistica di una malattia: un buon funzionamento conduce ad una risposta adattativa efficace (adattamento fisiologico), quindi alla difesa, alla riparazione ed alla guarigione.
Quasi sempre, la guarigione lascia rafforzato il sistema o qualche sua componente. E’ anche possibile, d’altra parte, che i sistemi reattivi possano di per sè provocare ulteriore danno, innescando una sorta di feed-back positivo patologico. Ovviamente, se il danno, diretto o indiretto, è molto grave o irreversibile, si entra in un quadro di non ritorno che può portare alla morte o alla presenza di invalidità permanenti (stati patologici).Vi è un’altra possibile evoluzione del quadro fisiopatologico- tipo: l’adattamento patologico. Esso rappresenta un’evoluzione in un certo senso intermedia tra guarigione e continuo peggioramento autoindotto, configurandosi come un nuovo stato di “pseudonormalità”, adattata alle mutate circostanze.
Ad esempio, se vi è stato un danno polmonare che ha ridotto la superficie di scambio alveolo-capillare, il sistema omeodinamico che controlla il livello di ossigenazione reagirà con produzione di un maggior numero di globuli rossi (poliglobulia). La poliglobulia non è normale in soggetti che non soggiornino in alta montagna, ma non si può neanche considerare uno stato patologico permanente, anche se si tratta di una modificazione a lungo termine. Se per ipotesi si riuscisse a far regredire il quadro polmonare, la poliglobulia scomparirebbe. Altri esempi di adattamento potrebbero essere l’ipertrofia cardiaca e le modificazioni della funzionalità renale in corso di ipertensione, la linfoadenomegalia del bambino esposto a continua stimolazione immunologica, l’iperinsulinemia nell’obeso, l’ipercheratosi cutanea a seguito di continuo sfregamento ecc. Anche i depositi patologici che si riscontrano nell’aterosclerosi, nell’amiloidosi, nelle glicogenosi, o lipidosi, nelle calcificazioni eterotopiche ed in molte altre situazioni patologiche delle malattie croniche, possono essere considerati adattamenti del tessuto in sede locale, le cui cellule cercano di confinare o impacchettare il materiale che non riescono a metabolizzare. Anche nell’adattamento patologico c’è quindi un finalismo difensivo, ma esso è solo parziale, in quanto è limitato ad un settore anatomico o a un certo periodo. L’economia generale dell’organismo è profondamente alterata, ma il sistema tollera questa situazione abnorme come un apparente e provvisorio equilibrio. Tuttavia la patologia è presente e continua il suo corso, quindi prima o poi il disordine omeodinamico si ripercuote su altri sistemi fino ad innescare problemi non più gestibili con aggiustamenti, quali necrosi cellulare, emorragia, embolia ecc. Si entra in un nuovo attrattore, che definiamo malattia cronica. L’adattamento consente di convivere con la malattia, ma rappresenta in un certo senso la rinuncia alla guarigione completa. E’ chiaro che nella strategia terapeutica che tende a portare l’organismo del paziente verso la guarigione devono essere cercati interventi tesi a rimuovere o bypassare i blocchi costituiti dall’adattamento. La malattia cronica non è quindi assolutamente ed inevitabilmente irreversibile, ma la reversibilità è sempre molto difficile in assenza di corretti rimedi che aiutino il sistema a cambiare struttura e comportamento.
Gran parte dei segni e sintomi della malattia e delle altre manifestazioni rilevabili con esami di laboratorio e strumentali, derivano non tanto dal danno diretto dell’agente eziologico, quanto dalle reazioni dell’organismo, sia di tipo attivo (fasi acute) che adattativo (fasi croniche). I sintomi sono espressioni della malattia ma non sono la malattia. Ciò è molto importante perché un corretto intervento regolatore a livello dei sistemi omeodinamici (terapia) deve tener conto del significato espressivo dei sintomi e non considerarli solo come i fenomeni patologici, da eliminare ad ogni costo.

Fasi evolutive. Un altro aspetto è quello che tradizionalmente distingue varie fasi dei processi patologici per il loro andamento temporale e la loro evoluzione..



Malattie indotte da ripetuti eventi stressanti o dannosi

Si ha una prima reazione dell’organismo ad un insulto patogeno di modesta entità (piccolo stress di vario tipo). Tale reazione minore decorre acutamente nel giro di poche ore o pochi giorni, mobilitando il sistema di difesa in modo subclinico, nel senso che si svolge prevalentemente senza provocare una “malattia”. Fenomeni di questo genere avvengono continuamente anche nei soggetti “sani”, per il semplice fatto che ogni individuo è esposto a stress ambientali, e che qualsiasi organismo, anche quello più sano, presenta fluttuazioni oscillanti di alcuni parametri fisiologici. Anche le oscillazioni spontanee, più o meno caotiche, dell’omeodinamica interna rappresentano un piccolo stato di sollecitazione biologico perché costringono in ogni caso a sforzi di adattamento e di compensazione. Non si tratta di una malattia clinica, nel senso che un breve e minore aumento di segni e sintomi o alterazioni laboratoristiche non ha di solito un nome nosologico, non viene “etichettato” come malattia e spesso non porta il malato neppure a chiedere l’aiuto di un medico. Tuttavia sarebbe non corretto pensare che tali variazioni quantitativamente minori non abbiano importanza. Tali fenomeni soggettivi e oggettivi si realizzano spesso, e chiunque ponga un po’ d’attenzione alle proprie sensazioni si accorge che spesso si fanno sentire sintomi quali astenia, dispepsia, palpitazioni, cefalea, dolori articolari, colpi di tosse o starnuti, insonnia, anoressia o bulimia, desiderio o avversione per qualche alimento, irritabilità eccessiva, dolori addominali transitori, variazioni dell’alvo ecc. Il fatto che questo tipo di manifestazioni rappresentino una frequente condizione di non-salute ma non configurino una vera e propria malattia con un preciso nome, si evince dal numero di pazienti che sono considerati malati immaginari ma che, in realtà, esprimono un disagio psicofisico che in qualche modo ha, o avrà in seguito, ricadute negative sul piano biologico. Il soggetto che subisce una modificazione di questo tipo non è definibile come malato, ma è più predisposto ad ammalarsi rispetto al normale; ha una tendenza ad ammalarsi. In questo stadio si potrebbe, ad esempio, inserire chi è sottoposto a superlavoro o ad alimentazione non equilibrata, chi fuma, chi è esposto a basse dosi di radiazioni non ionizzanti, o è dotato di particolari caratteri genetici statisticamente a rischio di certe malattie.Quanto questo disordine sia normale, nel senso di una semplice oscillazione reversibile di uno stato di equilibrio, e quanto sia patologico, nel senso di generare patologia in presenza di altri fattori perturbanti, è questione estremamente sottile, sfumata, tanto che spesso le stesse situazioni, anche pesanti, sono sopportate come normale retaggio della vita da alcuni soggetti, mentre sono considerate malattie serie da altri. E’ chiaro che a questo livello, l’equilibrio tra normale e patologico è estremamente precario, e l’evoluzione successiva può essere spostata da una parte o dall’altra secondo la variazione di piccoli fattori. In sintesi, quindi, partendo da un ideale stato di salute, si ha un primissimo stadio in cui un iniziale disordine, per lo più non apparente ad eccezione di sintomi molto sfumati o variazioni di parametri molto fini, rende l’organismo più suscettibile a perturbazioni indotte da agenti esterni.

Malattia acuta. Un insulto patogeno sufficientemente forte causa una serie di danni e di reazioni tali da configurare un quadro nosologico con la sua tipica o quasi tipica serie di manifestazioni. L’emergere del quadro clinico solitamente spinge il paziente a ricorrere alla medicina. Il quadro dei sintomi e delle variazioni anatomo-patologiche, unito alle analisi strumentali e laboratoristiche adatte, permette spesso di identificare la causa scatenante, per cui la malattia si definisce in modo chiaro con una precisa diagnosi clinica.

Riflettendo sulla patogenesi della malattia in un determinato soggetto, ci si può e deve chiedere: cosa distingue una prima reazione (subclinica) da una più grave, che raggiunge l’evidenza clinica? Si è stabilito che la malattia clinica è causata da uno stress sufficientemente forte; ciò è valido in linea generale, ma troppo schematico. Infatti, se è vero quanto illustrato in precedenza, le manifestazioni della malattia dipendono fondamentalmente dal tipo di risposta dell’ospite. Uno stesso stato di sollecitazione può causare differenti risposte in individui diversi: al limite, nessuna malattia in un soggetto, e malattia gravissima in un altro. Questo è il caso documentato in modo indiscutibile dalle malattie infettive: non tutti si ammalano durante un’epidemia, provocata dallo stesso agente eziologico, e chi s ammala non lo fa allo stesso modo. Lo stesso concetto si può estendere a innumerevoli campi della medicina, fino a considerare, ad esempio, il caso di un’improvvisa emozione che può uccidere un cardiopatico e far solo impallidire un soggetto normale. Quindi, anche nell’evoluzione dinamica di una malattia acuta gioca un ruolo chiave non solo l’intensità della causa ma (soprattutto) il buon funzionamento dell’insieme dei sistemi omeodinamici, così che la malattia si manifesta in modo tanto più grave quanto meno ottimale è tale funzionamento. Si arriva in pratica ad un punto di biforcazione, intendendo con ciò un momento in cui l’insieme dei sistemi deputati alla difesa ed alla riparazione può influenzare, anche con piccole e sottili differenze di comportamento, il successivo decorso della malattia stessa. Se le decisioni strategiche di tali sistemi sono ottimali, la malattia “clinica” viene stroncata sul nascere e non si manifesta neppure, oppure viene facilmente superata.
Dove stanno le decisioni dei punti di biforcazione, sensibili quindi a piccoli ma determinanti fattori di regolazione? Esse risiedono fondamentalmente nella fase delle reazioni dei sistemi biologici omeodinamici. Tali sistemi, soprattutto quello infiammatorio ed immunitario, ma anche i sistemi di detossificazione del fegato ed il sistema emostatico, e molti altri, hanno una doppia faccia, fanno guarire ma provocano anche danno. Quanto, in ogni singolo caso, prevalga il danno o la reintegrazione dello stato di salute, dipende da fini variazioni nel comportamento del sistema omeodinamico stesso. In particolare, il destino della reazione dipende dalla scelta che il sistema deve fare tra il prezzo da pagare, in termini di tossicità e di sofferenza, e le garanzie di riuscita dell’operazione in termini di sopravvivenza dell’organismo. Ad esempio, in presenza di una lesione della superficie del vaso sanguigno, i sistemi emostatici ( coagulazione, aggregazione piastrinica, aumento del connettivo e muscolatura vasale) entrano in azione per bloccare il rischio di emorragia e per iniziare la riparazione. Tuttavia, mediante gli stessi meccanismi effettori può verificarsi un evento patologico: il sistema emostatico blocca interamente la circolazione nel vaso sanguigno (trombosi, aterosclerosi). Cosa fa pendere la bilancia verso l’azione finalisticamente positiva rispetto a quella non necessaria e francamente patologica? E’ la complessità dei molteplici meccanismi in gioco. Una simile scelta infatti dipende sia dai singoli elementi (recettori, concentrazione di mediatori, presenza di sostanze chimiche esogene), sia il tipo di coordinamento esistente, da un controllo centralizzato che valuta le informazioni provenienti dai vari distretti e dai vari elementi in gioco, regolando di conseguenza l’intensità delle varie risposte. Quindi a livello di una tale biforcazione, l’esito della reazione può dipendere da un’informazione che sia significativa sul piano del coordinamento del o dei sistemi di reazione. Poiché un simile coordinamento è garantito dalle reti cibernetiche quali i sistemi nervoso ed emato-ormonale, ma anche, come si vedrà, da fini regolazioni di natura elettromagnetica e probabilmente da un sistema di regolazione che può essere assimilato ai meridiani descritti dall’antica tradizione cinese, ne deriva che un’informazione, piccola ma ben indirizzata, che raggiunga e venga decodificata da tali sistemi, potrebbe essere utile nella scelta ottimale della reazione al danno”
E su questa base agisce l’omeopatia, la terapia craniosacrale e diversi sistemi di terapia olistica, aggiungo io... ma mi sembra la logica conclusione di un discorso che ho riportato senza la conclusione del testo !!!
Forse i termini di questo articolo risulteranno complessi per i non-operatori sanitari... in tal caso ben vengano le vostre domande. E per tutti ben vengano le vostre osservazioni.

STOP

sabato 8 maggio 2010

TIROIDE parte seconda












TIROIDE parte seconda







Colori per la Tiroide
I colori che riequilibrano la tiroide sono :
Blu con effetto calmante generale del sistema nervoso e del metabolismo. Induce il soggetto a prendersi le giuste pause di riposo; migliora il suo livello di comunicazione con gli altri, che di solito è troppo frettoloso. Il soggetto comincia ad apprezzare i momenti di pausa e di inerzia che prima invece lo inquietavano.
Azzurro con effetto riequilibrante sul sistema immunitario; dà un senso di libertà e di nuove prospettive.
Arancione in tutte le sue gradazioni con effetto stimolante opposto a quello del blu. gli effetti che esercita l’arancione sulla psiche sono:
aumento della voglia di fare delle attività
gioia e quindi effetto antidepressivo, autostima fino ad un livello equilibrato, compresa l’accettazione dei propri limiti.
Con la cromoterapia, dove si usano potenti lampade il soggetto può sentirsi molto bene già dopo ogni seduta.

Ma siccome noi a casa non abbiamo queste lampade, faremo la nostra piccola cromoterapia. Va tenuto presente che in questo caso le radiazioni luminose vanno a stimolare solo la nostra psiche e non il corpo.
Tuttavia, dopo alcuni giorni ci si accorge di come si riesce a ricordare in termini visivi (e non concettuali) le immagini e i colori e ci si rende conto che l’impatto psichico fornisce una notevole energia.
(a) scegliere gli oggetti di uso frequente dei nostri colori “terapeutici”
(b) contemplare delle belle immagini dove predominano i colori che ci sono necessari, per 2-3 minuti più volte al giorno
(c) sfruttare i disegni o le immagini prescelte come salva-schermo, in modo da venire inondati da questi colori in forma luminosa, come solo lo schermo del computer riesce a trasmettere. In questo caso sostituiremo la contemplazione di una immagine cartacea con quella che vediamo sullo schermo, per pochi minuti ma più volte al giorno.
(d) quando si può, se siamo “artisti”, useremo questi colori nelle nostre opere.

In rete si trova una quantità enorme di immagini che potete scegliere. Tuttavia io non posso certo trattenermi dal mettere a vostra disposizione qualche mio disegno!



Yoga
per il soggetto ipotiroideo è consigliata una complessa sequenza, per la quale è opportuno farsi seguire da un esperto di yoga.
Da fare a casa consiglio la posizione della candela; all’inizio per 1-2 minuti, poi anche per 5-10, dipende dal grado di comodità che riuscite a trovare, perché questa posizione non deve risultare scomoda nè faticosa.


Alimentazione Il fabbisogno di Iodio (I2) è variabile tra i 100 e i 500 mcg/die. Un apporto inferiore a 50 mcg può contribuire alla graduale comparsa di gozzo. Di fatto un’alimentazione equilibrata è sufficiente a coprirlo interamente. Gli alimenti che ne contengono di più sono quelli di origine marina; al di fuori di essi citiamo soprattutto latte e uova che contengono la stessa quantità di iodio che può trovarsi nello sgombro e nel merluzzo.
Ad una carenza di iodio si può arrivare anche oggi per ridotta introduzione alimentare oppure per eccesso di sostanze antitiroidee come quelle contenute in cavoli, rape, nocciole, senape. In alternativa vi si può arrivare per uso o abuso di farmaci inibitori quali tiocianati, resorcinolo, PAS, solfaniluree, e lo stesso Iodio in quantità eccessive.
Situazioni a rischio sono la gravidanza-allattamento, infanzia e adolescenza. I tiocianati hanno origine da alimenti ricchi di glucosidi cianogeni e zolfo bivalente. Tali composti impediscono l’accumulo di I2 nella tiroide e possono sostituirsi ad esso.

Si consiglia molta frutta e verdura e 1L di latte/die; si sconsiglia l’uso di cavolo, cavolfiore, cavoletti di Bruxelles, rape e spinaci poiché 
 contengono sostanze che favoriscono l’insorgenza di gozzo. Per quanto riguarda la fitoterapia voglio ricordare che la Melissa è controindicata agli ipotiroidei in quanto rallenta la funzione della tiroide.


fitoterapia

In caso di ipotiroidismo subclinico, osservabile per il sovraccarico ponderale, la freddolosità, l’astenia fisica e psichica: HEDERA HELIX TM 40-60 gtt/die per 15-20 giorni al mese. Essa stimola l’attività della tiroide accrescendone la secrezione ormonale. A lungo andare regolarizza le tiroidi insufficienti. Sottolineo che non è possibile curare con la fitoterapia un mixedema congenito o acquisito che risulta da una incapacità totale della tiroide di produrre ormoni. In questi casi ci vuole la terapia sostitutiva.

Omeopatia

Il morbo di Basedow viene classificato nell’ambito delle sindromi ipertiroidee. L’importanza di peculiari tratti psicologici come concausa del disturbo è affermata da diversi autori. La patogenesi è riconducibile ad alterazioni di tipo autoimmune e la principale anormalità immunologica è costituita dalla presenza di anticorpi stimolanti la tiroide.

IODUM alle basse potenze stimola la tiroide, mentre alle alte la inibisce. Iodum è indicato per il soggetto agitato, che si stanca facilmente anche dopo piccoli sforzi; bisogno imperioso di mangiare che lo rende molto irritabile; magro, linfatico con linfoadenopatie disseminate; migliora a contatto con l’aria e l’acqua fredde, camminando e mangiando. Peggiora con il caldo e il clima umido.


LICOPUS AEUROPEUS TM è uno dei rimedi di prima scelta per le tiroiditi e distiroidismi in generale.

ARSENICUM IODATUM debolezza estrema e dimagrimento rapido, con appetito conservato; numerose le secrezioni irritanti e brucianti, spesse, giallastre, con tendenza a produrre escoriazioni. E’ soprattutto un rimedio di forme croniche; per il resto le modalità sono analoghe a quelle di iodum.

CALCAREA IODATA è poco usato; nelle forme di linfoadenopatia con dimagrimento e negli stati tubercolinici.

KALIUM IODATUM era il rimedio della sifilide; oggi è indicato nelle riniti e in alcuni reumatismi, più raramente nell’asma bronchiale. La sua azione è su osso e periostio, mucose, linfonodi. Il tipo kalium iodatum si aggrava di notte (dalle 2 alle 5), quando cambia il tempo, con l’umidità, al mare, con il calore e la pressione; migliora col movimento e all’aria aperta.

MERCURIUS BIIODATUS = si usa per le forme infiammatorie delle tonsille, soprattutto a sx, con linfoadenopatia reattiva; si aggrava col freddo e l’umidità, il pomeriggio e la sera, dopo il sonno, con la deglutizione a vuoto.

Ecco le indicazioni cliniche dello iodio come OLIGOELEMENTO:
(1) Tutte le forme di ipertiroidismo con dimagrimento, polifagia, tremori, tachicardia. E’ utile l’associazione con Mn.
(2) le forme di ipotiroidismo con obesità, mixedema, freddolosità, astenia, bradicardia; utile l’associazione con Mn-Cu.
(3) Le alterazioni della funzione tiroidea in menopausa e andropausa; utile l’associazione con Mn-Co.
(4) Per combattere gli effetti negativi di alcune radiazioni. Lo I2 è l’unica sostanza capace di impedire l’accumulo di ioduri radioattivi nella tiroide alla dose di 130mg di KI al giorno x os, corrispondenti a 100 mg di I2, l’assorbimento di ioduri radioattivi è ridotto a meno dell’1%. Fu questa la misura intrapresa dopo l’esplosione di Chernobyl da molti abitanti degli USA per timore di una ricaduta radioattiva .
(5) Ha azione mucolitica a livello respiratorio. Il KI supersaturo ha una funzione efficace e fa parte di numerosi mucolitici (allopatici).

SPECIALITA’
R59 è indicato per l’obesità da disfunzioni endocrine e per il gozzo. E’ così composto: calcium carbonicum, fucus, graphites, natrum sulfuricum, oleum crotonis, spongia.

R20 è indicato per disfunzioni endocrine, disturbi della crescita, obesità da disfunzione pituitaria, eccessiva magrezza, gozzo, morbo di Graves, morbo di Addison, mixedema ecc. E’ così composto: glandula suprarenalis, hypophysis, ovaria, pancreas, thymi, thyroidinum. Per il gozzo rigido nodulare come sali di Shüssler sono consigliati Magnesium phosphoricum 1 cp 4 volte al dì + calcium fluoricum 1 cp 3 volte al dì per periodi prolungati assieme al trattamento con Calcium fluoratum pomata; altri sali sono kalium iodatum e kalium bromatum.

Un particolare rimedio per il mixedema è GALIUM-heel (GUNA)


Ancora una breve descrizione delle patologie più diffuse


Ipotiroidismo I sintomi più frequenti di ipotiroidismo primitivo sono: astenia, pelle secca e ruvida, sonnolenza, difficoltà ad articolare le parole, gonfiore delle palpebre, sensazione di freddo, pelle fredda, abnorme aumento di volume della lingua (macroglossia), gonfiore del viso, secchezza dei capelli, alterazione del battito cardiaco, perdita della memoria, stitichezza, aumento di peso, caduta dei capelli e/o delle sopracciglia, difficoltà di respiro, gonfiore di mani e caviglie, voce rauca, depressione, alterazione del ciclo mestruale, anoressia. La più severa complicazione della mancata produzione di ormoni tiroidei è il coma mixedematoso che insorge nelle persone anziane ipotiroidee da lungo tempo. La sua comparsa è più frequente nei mesi freddi ed è favorita dalle infezioni e dall’esposizione al freddo. Il coma mixedematoso è preceduto da sonnolenza e abbassamento della temperatura (ipotermia), dopo i che il paziente perde conoscenza entrando in stato di coma .
In caso di ipotiroidismo si verifica un aumento del livello di colesterolo causato dall’alterazione del metabolismo dei grassi indotta dalla minore presenza di ormoni. Questo significa che un eccesso di colesterolo che non diminuisce deve indurre a eseguire un controllo della tiroide.

Gozzo è un visibile aumento di volume della tiroide non causato da infiammazioni o tumori e non accompagnato da iper- o ipo-tiroidismo. Il gozzo familiare è dovuto a un non corretto utilizzo dello I2 da parte della tiroide. Il gozzo endemico è causato da scarsa presenza di I2 nell’acqua e negli alimenti. Quando lo I2 non viene assunto in quantità sufficienti (almeno 150 mcg/die) la tiroide viene continuamente stimolata dal TSH andando incontro così ad un ingrossamento da superlavoro. I problemi causati dal gozzo sono dovuti alla compressione che esso esercita sulla trachea e sull’esofago, da cui consegue una significativa difficoltà respiratoria. In molti casi il gozzo ha come conseguenza l’ipertiroidismo e in altri invece la formazione di noduli.


Tiroidite Qualsiasi infiammazione della tiroide viene definita Tiroidite. Queste si suddividono in acute, subacute e croniche. La tiroidite acuta e quella subacuta di solito si scatenano come conseguenza di un’infezione.

La forma cronica è una malattia autoimmune in cui vengono prodotti anticorpi anti-tiroidei. In genere si manifesta dopo i 30 anni e può dare luogo ad aumento o riduzione del volume della tiroide e ipotiroidismo.

Noduli vengono suddivisi in caldi e freddi. I noduli freddi sono circa l’85% dei casi , non producono ormoni ma tendono ad aumentare di volume. Il 15% di essi si rivela di natura maligna. I noduli caldi non sono quasi mai maligni: la loro caratteristica è di diventare iperattivi e quindi dare luogo a gozzo nodulare tossico che può essere causa di ipertiroidismo.
Attraverso l’ecografia viene stabilito se il nodulo è cistico, cioè a contenuto liquido, oppure solido, cioè costituito da tessuto. Il nodulo cistico generalmente crea meno preoccupazione di un nodulo solido, ma, in ogni caso, qualsiasi nodulo va sottoposto ad ago aspirato che permette di stabilire se si tratta di un tumore benigno oppure di un carcinoma, cioè tumore maligno destinato a espandersi nel tempo.
Ecco un cenno su come si interpreta il risultato del referto dell’ago aspirato: Se c’è una cellularità polimorfa (= presenza di cellule di forma diversa) è indice di malattia benigna, in quanto gli elementi di forma diversa sono indice di uno stato infiammatorio; infatti , ad esempio nel caso citato, le cellule linfatiche si moltiplicano e danno origine a elementi diversi l’uno dall’altro. In un tumore, invece, le cellule sono tutte uguali (essendo cloni della stessa cellula) e ciò verrà indicato come cellularità monomorfa.

Se viene eseguito in un linfonodo , la presenza di istiociti indica la natura benigna della situazione; se c’è un’iperplasia linfonodale si pensa sempre a un fenomeno infiammatorio. Se troviamo scritta la sigla CTM vuol dire cellule tumorali maligne. Allo stato attuale quindi la scintigrafia non è più ritenuta indispensabile se non per determinare le cause di un ipertiroidismo. La scintigrafia consiste nella somministrazione endovenosa di una sostanza radioattiva (iodio o tecnezio).

La maggior parte dei tumori maligni della tiroide è a decorso lento tanto è vero che, facendo le varie cure, l’80% dei soggetti ha una speranza di vita di oltre 20 anni dal momento in cui gli viene diagnosticata la malattia.

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